Cronaca

Capone: “Le banche rispettino gli accordi con la Regione”


«Se le banche non firmeranno le convenzioni con i Confidi, non esiteremo un attimo a convocarle per chiedere chiarimenti». 289 imprese hanno chiuso i battenti nei primi tre mesi del 2013. Circa 1.200 posti di lavoro in fumo. Sono solo alcuni dei dati snocciolati ieri dal presidente dell’Ascom Leonardo Giangrande.

«La situazione è drammatica. Le banche non ci sostengono» ha detto il numero uno di Confcommercio, prima di lanciare un appello all’assessore regionale allo Sviluppo Economico Loredana Capone «la chiamerò per capire se saranno erogati o meno quei 50 milioni di euro».

Il riferimento è ai fondi destinati dalla Regione ai Confidi affinché garantiscano, per conto delle imprese, dinanzi alle banche. 


Assessore, ci può spiegare qual è lo stato dell’arte riguardo i fondi destinati ai Confidi? L’allarme lanciato ieri dal presidente di Confcommercio Taranto sembrava indirizzato anche alla Regione.

«In tre anni abbiamo assegnato ai Confidi 100 milioni di euro. Sono loro a dover firmare delle convenzioni con le banche. Se questi fondi restano inutilizzati non è certo per colpa nostra».

Ad essere “sotto processo” sono soprattutto gli istituti di credito. La Regione ha gli strumenti per intervenire?
«Le banche hanno sottoscritto un accordo quadro. Poi, come detto, ci sono delle convenzioni tra banche e Confidi».

E se le banche non sottoscrivessero queste convenzioni con i Confidi? Diventerebbe impossibile per le imprese accedere al credito.
«In quel caso, ovvero, qualora i Confidi ci rappresentassero difficoltà di questo tipo, non esiteremmo un attimo ad intervenire».

In che modo?
«Convocando un tavolo di confronto tra le parti».

Lei crede che con gli strumenti finora messi in campo dalle Istituzioni si possa evitare che il sistema collassi?
«C’è una diminuzione dei consumi e ci sono delle difficoltà di accesso al credito. A mio modo di vedere il nuovo Governo dovrà varare provvedimenti utili ad agevolare il lavoro attraverso una riduzione del fisco. I datori di lavoro devono pagare meno tasse sugli stipendi ed i lavoratori devono avere una busta paga più “pesante”. In secondo luogo ci vuole più disponibilità, da parte delle banche, a concedere crediti. Infine, le Pubbliche Amministrazioni devono essere in grado di pagare. Per far questo bisogna rendere meno stringenti le norme sul patto si stabilità».

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