15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca

Un uliveto con i fanghi del porto di Taranto


I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce, nell’ambito delle indagini avviate in occasione del sequestro a Brindisi, in contrada “Chiusura Grande” e località “Mascava”, una cava dismessa ed un terreno agricolo nei quali erano stati stoccate e tombate circa 25.000 tonnellate di rifiuti speciali costituiti da fanghi di dragaggio provenienti dal porto di Taranto e relativi all’ex area “Belleli”, hanno sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza altri due terreni agricoli.

I terreni sono estesi per 20mila metri quadrati, a ridosso della superstrada che collega Brindisi a Taranto. Qui erano stati illecitamente tombati e stoccati rifiuti speciali, costituiti da fanghi di dragaggio, presumibilmente provenienti sempre dal porto di Taranto, nonchè plastiche ed inerti da demolizioni edili.

I fanghi, non  utilizzabili per ripristini ambientali in terreni agricoli, essendo gli stessi impiegabili solo per ricolmare aree ad uso industriale con falda acquifera naturalmente salinizzata, sono stati mescolati col terreno esistente nei siti, sui quali sono stati recentemente piantumati alberi d’ulivo.   

Le indagini del Noe proseguono per verificare quanti altri terreni delle campagne brindisine (e non solo) siano stati contaminati con la stessa tipologia di rifiuti speciali, con inevitabili conseguenze anche per la salute umana, se si considera che le due aree sequestrate sarebbero diventate degli uliveti e, in ogni caso, sono adiacenti a dei frutteti.   

Dopo il sequestro, il proprietario dei terreni, un agricoltore del posto, e’ stato segnalato alla Procura della Repubblica di Brindisi; l’ipotesi di reato contestata e’ quella della gestione illecita di rifiuti speciali ed esercizio di discarica abusiva. 

noe2

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