Cronaca

Letta: «Ilva, non c’è Italia senza industria»


Deputy leader of Italy's centre-left Democratic Party (PD) Enrico Letta talks during a news conference at Montecitorio palace in Rome April 25, 2013. Letta began tricky negotiations on Thursday to form Italy's new government and end a nearly two-month-old stalemate in the euro zone's third-largest economy. REUTERS/Max Rossi (ITALY - Tags: POLITICS)

Giusto l’intervento del governo Monti con la legge 231, necessario tutelare lavoro e salute. E una convinzione: da Taranto, dalla risposta che si saprà dare alla vicenda Ilva, si capirà se l’Italia avrà o meno un futuro. A dicembre 2012, nella prefazione all’istant book del quotidiano Europa sul siderurgico, Enrico Letta illustrava la sua posizione sull’Ilva. La riproponiamo oggi che è diventato Presidente del Consiglio incaricato.

di ENRICO LETTA

«Il disastro si stava materializzando. Da troppo tempo ci si stava avvicinando. Troppo timidi i passi complessivamente fatti rispetto alla rilevanza degli ostacoli che via via si erano frapposti. Progressivamente e inesorabilmente ci si era arrivati. Non potevamo restare attoniti a verificare i danni. Bisognava cercare di capire come trovare soluzioni per finalmente contemperare – ora sulla vicenda dell’Ilva, ma altre potrebbero seguire – i due diritti costituzionalmente rilevanti, quello alla salute e quello al lavoro.

Bisogna riuscirci a salvarli entrambi, salute e lavoro. Nessuna alternativa è lontanamente concepibile. L’idea che tutti gli impianti chiudano e si ritrovino senza lavoro migliaia di persone o quella, opposta e altrettanto odiosa, che la salute dei lavoratori e cittadini tarantini venga ancora messa in pericolo, sono insopportabili e da rifuggire. Ma non è con l’inerzia o l’attesa fiduciosa che si risolvono i problemi. Bisognava agire, anche in modo non ortodosso se necessario. Era necessario intervenire in qualunque modo. In un momento in cui l’Italia sta perdendo colpi in tutte le classifiche di competitività e nel periodo più duro del risanamento dei conti pubblici un colpo come quello della chiusura generalizzata dell’Ilva sarebbe difficilmente assorbibile dal paese.

E non è ovviamente accettabile il ricatto sulla pelle dei cittadini di Taranto, per decenni sottoposti a una pressione inaccettabile. Giusta, dunque, è stata la decisione più veloce ed efficace del governo, che noi democratici abbiamo sostenuto e il parlamento ha approvato. Un provvedimento che consente di ricomporre il diritto alla salute, oltre che alla tutela ambientale, con quello al lavoro. Tanto più che in un’economia integrata come quella italiana il blocco delle lavorazioni Ilva rischierebbe di avere non solo di per sé ripercussioni immediate sul Pil e sull’export ma anche su tutto l’indotto oltre che, a cascata, anche su comparti non necessariamente legati solo alla meccanica. Tanto più in un momento di crisi come quella attuale.

Con il rischio, fin troppo concreto, che, per evitare paralisi, in questi settori si finisca con il ricorrere a importazioni dall’estero. Importazioni che, neanche a dirlo, potrebbero avere riflessi immediati sui prezzi della materia prima penalizzando ulteriormente la competitività delle imprese italiane. Ha fatto bene Europa a dedicare un ebook a questa drammatica vicenda, dall’esito della quale si capirà se l’Italia è un paese che ha un futuro oppure no.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche