Cronaca

«Letta ha ragione: l’industria è decisiva»


Dopo che ieri Taranto Buonasera ha pubblicato l’introduzione del Presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta, ad un ebook del quotidiano Europa sull’Ilva di Taranto, proponiamo l’intervento a firma del prof. Federico Pirro, docente all’Università di Bari, che plaude anche alla decisione della Procura di ‘liberare’ una parte dell’acciaio sotto sequestro.

di FEDERICO PIRRO

La decisione della Procura di accogliere la richiesta dell’Ilva di dissequestrare i 63.700 metri di tubi venduti per 20,6 milioni di dollari alla Oil Projects Company irachena, e destinati ad essere inviati in quel Paese entro la data ultima del 5 maggio – parte di una commessa più ampia di 136mila metri di tubi in acciaio del valore totale di 45 milioni di dollari – è una manifestazione di apprezzabile saggezza che, com’è evidente, per quanto assunta in base all’articolo 1472 del codice civile, in realtà recepisce da un lato lo spirito e la lettera della legge 231 del 24.12.2012 e, dall’altro, il contenuto della sentenza della Consulta sulla sua costituzionalità, ancorché il suo dispositivo non sia stato ancora depositato. Se infatti la 231 era ed è rimasta in vigore – avendola la Corte ritenuta conforme alla nostra Carta costituzionale, comunicando subito tale decisione con un comunicato stampa, cui far seguire quanto prima l’intero articolato del dispositivo – è del tutto evidente che già sussisteva ope legis il fondamento giuridico per procedere al dissequestro del materiale.

La decisione della Procura permette così all’azienda di inviare in Iraq una quantità di prodotto che le consente non solo di incassare l’importo della commessa, ma anche, e direi soprattutto, di non entrare nella black list dell’acquirente. In una fase congiunturale in cui diviene sempre più aspra la concorrenza fra grandi aziende siderurgiche sui mercati internazionali, segnati peraltro dal rallentamento della domanda, perdere quel cliente che rimane nel Medio Oriente uno dei più significativi alla luce delle imponenti risorse petrolifere di cui il Paese è dotato, avrebbe potuto anche innestare una spirale perversa, con danni sempre più devastanti per il bilancio societario, per l’occupazione del sito e per l’immagine dello stesso sistema Italia. L’Ilva sotto la guida di Ferrante e Bondi è impegnata oggi – come lo è stata in passato con la famiglia Riva – in uno sforzo massiccio per accrescere o almeno per conservare o recuperare quote di mercato, nel mentre è obbligata per legge e sotto il controllo di Autorità competenti ad attuare quanto disposto nella 231 con l’Aia nei tempi stabiliti.

E’ una sfida durissima questa che attende amministratori, management, tecnici, operai, attività indotte, strutture di supporto. Bisogna – come si diceva una volta – ‘cambiare il motore della macchina mentre essa è in corsa’, ben sapendo che la concorrenza è pronta ad approfittare di ogni difficoltà della società per sottrarle le quote di mercato che erano state faticosamente conquistate e difese con la qualità dei prodotti, prezzi competitivi e tempestività di consegne. Ha ragione allora il Presidente del Consiglio designato On.Letta quando ha affermato che dal destino del Siderurgico di Taranto – e del metadistretto nazionale che gli è collegato trasformandone i semilavorati – potremo comprendere dove si stia collocando il nostro Paese: se cioè vuole restare fra le maggiori potenze manifatturiere europee e mondiali o se, invece, intende avviarsi sulla strada di un declino drammatico e inarrestabile.

Ma l’Ilva è chiamata a conservare intatto il suo posizionamento competitivo sul mercato – e sperabilmente a migliorarlo – coniugando la difesa dei suoi assets produttivi e commerciali con quella della salute di operai e cittadini e con la tutela dell’ambiente. Questa sfida però – a nostro avviso – non deve riguardare solo la proprietà degli impianti, i loro addetti e i Sindacati, ma tutto il ‘sistema Taranto’ nell’intera articolazione delle sue Istituzioni, nessuna esclusa, e di coloro che le governano. E la difesa in logiche di piena ecosostenibilità del Siderurgico dovrà mobilitare l’intera cittadinanza non solo del capoluogo, ma di tutta la provincia e dell’intera Puglia, comprese quelle loro componenti che si battono giustamente da anni perché la grande fabbrica elevi sempre di più i suoi standard di sicurezza e le sue performance ambientali. Insomma, non c’è alternativa alla piena attuazione delle misure dell’Aia, cui dovranno aggiungersi a breve tutte le altre previste per completarla. L’Ilva di Taranto potrà così diventare entro il 2015 una fabbrica risanata, ma anche rafforzata nella sua competitività di impianto di interesse strategico nazionale, operante in un mercato di giganti.

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