29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 09:13:06

Cronaca

Rifiuti e persino amianto per la bonifica


Era stata affidata ad un’associazione ambientalista, affinchè la riportasse a nuova vita. Ma per bonificare – si fa per dire – erano utilizzati rifiuti e perfino l’eternit, devastante per l’ambiente e le persone.

Una storiacca, quella venuta a galla grazie al Corpo Forestale dello Stato che ha sequestrato un’area di proprietà del Comune di Taranto per violazione delle norme in tutela dei beni naturali ed al paesaggio. Una vicenda emblematica di come ‘non’ dovrebbero andare le cose.

Nel corso di un’attività di ispezione finalizzata a controllare il rispetto della normativa urbanistico-edilizia, infatti, il personale del Comando Stazione C.F.S. di Taranto ha accertato che sull’area in questione, in località “San Vito – Praia a Mare”, era stata effettuata un’attività abusiva di spianamento, livellamento e compattamento che aveva interessato una superficie di circa 6.000 mq.

Nel corso di queste operazioni, finalizzate a ‘appianare’ il terreno, effettuate mediante l’impiego di materiale stabilizzato e rifiuti di vario genere utilizzati come riempimento, erano stati depositati ed in parte sotterrati anche diversi pannelli di eternit. Un intervento condotto in assenza di qualsiasi autorizzazione urbanistico-ambientale, spiega la Forestale, e che aveva determinato un’evidente alterazione dello stato dei luoghi, con rilascio di rifiuti, distruzione ed alterazione delle bellezze naturali in un’area di proprietà comunale sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale.

“Questi lavori – si legge in una nota diramata dal Corpo Forestale – erano stati effettuati da un’associazione ambientalista, alla quale l’area era stata concessa dal Comune per interventi di valorizzazione del territorio comunale nell’ambito dell’iniziativa ‘Piazza mia bella piazza’. Come espressamente concordato nella convenzione stipulata con il Comune di Taranto, l’associazione si impegnava a valorizzare la zona garantendo la tutela degli spazi verdi ed eseguendo lavori di recupero, con realizzazione di un percorso itinerante e di panchine”.

Da un punto di vista ambientale, l’area in questione è di notevole interesse perchè a poca distanza dal mare ed a ridosso di una pineta, oltre che nelle immediate adiacenze di una zona a ristagno di acqua meta abituale di varie specie di uccelli acquatici. Il sequestro ha messo fine al protrarsi di lavori non autorizzati che, oltre a deturpare un’area significativa dal punto di vista naturale, erano condotti con l’impiego di materiali estremamente nocivi per l’ambiente e per gli esseri viventi in una località situata a poca distanza dalla città. Nel corso della sua attività finalizzata alla salvaguardia del territorio ed alla tutela della salute pubblica, il Corpo Forestale dello Stato porta a volte alla luce situazioni di irregolarità dal cui contrasto derivano una più efficace conservazione dell’ambiente e migliori garanzie in favore della qualità della vita umana.

A rendere ancora più amara la vicenda, il fatto che quella zona avrebbe dovuto essere la prova che, partendo ‘dal basso’, la partecipazione può migliorare la città e l’ambiente.

E’ accaduto l’esatto contrario. L’invito, lanciato a associazioni e cooperative dal Comune nel 2011, ad adottare una piazza o un’area verde per recuperarla o renderla più vivibile, nel caso di Praia a Mare s’è trasformato in uno scempio ecologico. Per mano di chi si professa amico dell’ambiente.

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