Cronaca

E’ un bene che Stefàno non si sia dimesso


«Non c’erano i presupposti politici e giuridici per rassegnare le dimissioni. E così fino a quando non interviene una condanna». Il capogruppo degli Sds Alfredo Spalluto dà la sua personale interpretazione del passo indietro compiuto dal sindaco Stefàno che, nel corso di una conferenza stampa, ha comunicato la sua scelta di restare alla guida della Giunta comunale.

Una scelta che ha trovato l’apprezzamento del capogruppo della forza politica da sempre fedele al primo cittadino. In una nostra intervista, l’ex assessore ai Lavori Pubblici, mette in chiaro quali, a suo modo di vedere, dovranno essere gli step per rilanciare le ambizioni del capoluogo ionico.

Consigliere, il sindaco questa volta è sembrato sicuro: non si dimetterà…
«A mio modo di vedere è un bene per la città che non ci siano state le dimissioni del sindaco. Ho sempre pensato che non ci fossero i presupposti politici e giuridici per rassegnare le dimissioni. E così fino a quando non interviene una condanna».


In pratica, secondo lei, Stefàno non si dovrebbe dimettere neanche in caso di rinvio a giudizio. Ma perché la permanenza del sindaco costituisce un bene per la città?

«Taranto ha bisogno di un rilancio produttivo, bisogna uscire dalla vicenda Ilva. Una vicenda che deve darci lo slancio necessario per arrivare ad una pacificazione della città. Si è consumata una fase che ha evidenziato le spaccature tra Istituzioni, politica, sindacati e associazioni. Ora è il momento dell’unione. E’ questo l’unico modo per avanzare le giuste richieste per il territorio sui tavoli che contano».

Ieri è andato al Parco Archeologico?
«No, ho seguito il concerto da casa, su internet. Si è trattato di un bell’evento, un ottimo momento di riflessione. Ma le denunce e le richieste devono essere integrate con quelle che provengono dalle altre risorse della città».

Lei ha detto che bisogna uscire dalla vicenda Ilva. Come?
«Bisogna vigilare affinché le prescrizioni dell’Aia vengano rispettate. Nel contempo bisogna portare a termine anche le altre Autorizzazioni Integrate Ambientali. Infine, bisogna fare in modo che gli investimenti per le bonifiche e l’ammodernamento della fabbrica restino a Taranto per dare lavoro».

Sarebbe una grossa boccata d’ossigeno per le imprese tarantine che risentono doppiamente della pesante congiuntura economica.
«Certo, ma anche per l’occupazione. Penso in particolare al gran numero di cassintegrati e disoccupati della provincia di Taranto che sono alla disperata ricerca di un lavoro. Per questo bisogna restare uniti: associazioni datoriali, sindacati e movimenti».

Ma a Taranto, la “grande industria” non è soltanto Ilva.
«Ovviamente bisogna pretendere l’adeguamento degli impianti delle altre grandi imprese che insistono sul nostro territorio: Eni e Cementir in primis».

Ci sembra di capire che lei chiede una sorta di “doppio binario”. Ambiente e…
«Sviluppo. Bisogna portare a termine i progetti di Area Vasta, gli stessi della Smart City. Ma ripeto, senza unità d’intenti non si va da nessuna parte. Bisogna avanzare queste richieste, in maniera compatta, sui tavoli che contano».

In molti ripongono le speranze nel porto. Fanno bene?
«Senza dubbio, anche se lo sviluppo del porto è rallentato da una serie infinita di prescrizioni e autorizzazioni. In questo caso bisognerebbe riunire tutte le Istituzioni competenti in materia per tirar fuori un decreto legge capace di snellire l’iter delle autorizzazioni per il nostro scalo portuale».

E’ possibile, in una città come la nostra, fare industria e turismo?
«Sia ben chiaro: il turismo non ti dà l’occupazione dell’industria. Questo, ovviamente, non vuol dire non poter fare turismo, anzi. Sono del parere che bisogna iniziare a programmare tutti gli eventi che si tengono sul nostro territorio. Iniziative che partono spontaneamente ma che, per essere riproposti, non possono essere lasciati all’improvvisazione. In linea generale è necessario rilanciare l’idea di “macroregione del Sud”. Di alternative per farsi valere, a livello nazionale, ne vedo ben poche».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche