09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 18:23:49

Cronaca

Confcommercio, dopo 19 anni l’addio di Papalia


TARANTO – Diciannove anni. Tanto è durata la “militanza” di Emanuele Papalia all’interno della Confcommercio.

Per il commiato, l’ex presidente, ha scelto di spiegare le ragioni nel corso di una conferenza stampa andata in scena questa mattina al bar Poseydon di piazza Castello.

«Sono passati tre anni dal giugno 2010, tempo in cui vi è stato il rinnovo delle cariche in seno agli organi di Confcommercio Taranto, che ha votato un nuovo Consiglio, un nuovo presidente e ha designato all’unanimità me quale presidente onorario – ha esordito Papalia -. Carica quest’ultima che ho prima apprezzato e poi custodito gelosamente, con attenzione del buon padre di famiglia, con l’auspicio di poter mettere la mia esperienza di oltre sedici anni al servizio di chi auspicava un ricambio generazionale, una nuova classe dirigente e che potesse soltanto migliorare ciò che negli anni precedenti era stato fatto. Già, perché in realtà quando oltre sedici anni prima (1994) accettai l’incarico di presidente di Confcommercio della provincia di Taranto, l’associazione era ormai allo sfascio, e non mi riferisco solo evidentemente alla immagine della stessa, ma a questioni ben più sostanziali e riguardanti la salute economica dell’associazione, compromessa da anni di mala gestione”.

“Ma questa è storia vecchia e tutti voi mi conoscete, sapete quanto nella mia vita abbia sempre amato le sfide, buttandomi a capofitto in operazioni che oserei chiamare di “salvataggio” e qui sinceramente troverò tutti concordi, vedi Camera di Commercio che “abitava” in un condominio e che con me è diventato il primo ente camerale del Mezzogiorno d’Italia, o il Consorzio Asi ridotto a chiudere per i debiti, risanato completamente. E’ questo il mio destino, risanare e passare avanti, e non mi dispiace affatto, ma ciò che mi dispiace è veder crollare ciò che ho a fatica ricostruito».

Quindi l’addio a Confcommercio: «In questi tre anni non ho proferito parola, nonostante i neo-eletti di Confcommercio non abbiano ritenuto, nè per dovere istituzionale, nè per dovere morale, anche nei cruciali momenti di tensione economica come quello attuale, invitarmi sia per un consulto per avere l’opportunità di fruire della mia ventennale esperienza anche con piccoli e semplici suggerimenti. Sulla base di questi banali quanto ovvie considerazioni – ha spiegato Emanuele Papalia – lascio il mio incarico di presidente onorario di Confcommercio, e la mia decisione trova forza nella stessa natura etimologica della parola “onorario”. Lo Zingarelli, solo per citarne uno, recita appunto “trattare con onore con atti e comportamenti che dimostrino ammirazione, stima… pur senza gli obblighi e i diritti relativi alle stesse professioni…”.

Ma il distacco etimologico, da solo, evidentemente non basterebbe a nessuno. Ecco, piuttosto perchè lamento un distacco concreto e reale, con me e con il territorio, registrando come in questi tre anni l’associazione non sia affatto cresciuta e non abbia portato giovamento alle imprese, riscontrando in ogni caso – ha detto l’ex presidente – malumori tra gli associati, oltre che la perdita di dirigenti autorevoli che si sono dissociati».

Papalia ha anche ricordato «gli autorevoli “programmi elettorali” del giugno 2010 in cui si favoleggiava di un coinvolgimento totale degli associati, di una partecipazione diffusa, di pubblicazione di compensi per incarichi, di promuovere progetti per il territorio e le imprese senza favorire terzi o se stessi, di un forte impegno per la crescita del terziario e l’abolizione dei doppi incarichi. Non vedo niente di tutto questo, anzi al contrario prendo atto delle lotte senza tregua, ad esempio in Camera di Commercio sfociate in rivalità e contenziosi che addirittura hanno coinvolto la Procura. Oggi prendo le distanze da tutto questo denunciando al contempo la scarsa capacità d’incidere a migliorare la vita e l’economia del territorio e in particolar modo del settore del terziario ma neanche di tenere unita Confcommercio che si è piuttosto sfasciata nella sua compagine aggregativa e di non aver saputo adeguatamente coinvolgere la Confederazione Nazionale sui problemi di Taranto».

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