25 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca

Crisi, un anno fa il primo suicidio a Taranto


Poco più di un anno fa il primo suicidio, nel tarantino, per colpa della crisi economica. E per l’intero 2012 in Puglia si sono registrati numerosi suicidi dovuti alla mancanza di lavoro, alla crisi economica e al cosiddetto credit crunch (stretta del credito).

A marzo dello scorso anno Vincenzo Di Tinco, un commerciante 60enne di Ginosa si tolse la vita perché la banca gli aveva respinto un prestito di 1.300 euro per coprire un assegno consegnato a un fornitore. La Procura jonica ha aperto anche un fascicolo per istigazione al suicidio. Avviate le indagini sul ruolo dell’istituto di credito.

I carabinieri avevano rinvenuto una lettera nella quale Vincenzo di Tinco, negoziante sopraffatto dai debiti aveva scritto i motivi che lo avevano spinto al gesto estremo. L’uomo si era recato in aperta campagna per impiccarsi ad un albero. A qualche ora dalla scomparsa, i familiari avevano allertato le forze dell’ordine, che poco dopo avevano rinvenuto l’uomo privo di vita. In Puglia, nell’ultimo anno numerosi suicidi dovuti alla difficoltà di commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, o di cassintegrati, precari e disoccupati nel trovare un lavoro stabile in grado di fornire un reddito alla propria famiglia.

Dopo il commerciante Ginosa una lunga lista di suicidi in tutta Italia. Si registra un altro suicidio a Crispiano, poi nel brindisino due giovani si tolgono la vita perché senza lavoro. Tragedie identiche nel Veneto, in Trentino, in Emilia, in Toscana, in Sicilia. Negli ultimi quattro anni i suicidi dovuti a motivazioni economiche sono, purtroppo aumentati fino al 30%”. Lo dice l’associazione delle microimprese italiane Comitas, che sul fenomeno dei suicidi in Italia ha realizzato un approfondito studio, confermando i dati diffusi dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane.

Una vera e propria emergenza nazionale. Non passa giorno senza che i quotidiani riportino i casi di piccoli imprenditori e titolari di esercizi commerciali i quali, schiacciati dai debiti o in gravi difficoltà economiche, decidono di togliersi la vita. Ma secondo Comitas il dato davvero preoccupante è quello che vede circa 2/3 dei suicidi registrati ogni anno in Italia rimanere “non classificati”, ossia senza motivazione certa. Proprio tra questi si nascondono i veri numeri del fenomeno “suicidi economici”. L’associazione ha chiesto a gran voce assistenza economica e psicologica da parte dello Stato agli imprenditori in difficoltà, attraverso sportelli ad hoc nei Comuni e presso le Camere di Commercio, allo scopo di evitare che il fenomeno dei suicidi economici si trasformi in una strage degli innocenti.

 

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