12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 07:11:00

Cronaca

Contributi per le serre. Scatta il sequestro


AVETRANA – La Guardia di Finanza ha sequestrato beni immobili e disponibilità finanziarie, per un valore di 241mila euro, ad un imprenditore agricolo che avrebbe percepito indebitamente contributi per la sua azienda.

I militari del Comando provinciale delle Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” riguardante tre terreni, un fabbricato e disponibilità finanziarie.

Il provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria è la conseguenza di indagini eseguite dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Taranto, nel corso delle quali, nello scorso mese di febbraio, fu accertato che l’impresa che opera nel settore dell’agricoltura, aveva indebitamente ottenuto un contributo a titolo di anticipazione di 241mila euro (in relazione ad un importo totale di circa 485 mila euro) dall’organismo pagatore Agea, a fronte di un investimento approvato di oltre 1,2 milioni di euro, finalizzato ad un piano di investimento nel comparto del vivaismo, per la realizzazione di serre nonchè per l’acquisto di macchine ed attrezzature innovative ad elevata tecnologia.

Al termine dell’attività operativa, gli investigatori della caserma di via Scoglio del Tonno, che avevano anche accertato l’utilizzo di una fattura per operazione inesistente per un importo di circa 450mila euro, segnalarono all’autorità giudiziaria il rappresentante legale della società finita nel mirino.

Nella giornata di ieri i militari del Nucleo di polizia tributaria su disposizione del gip del Tribunale di Taranto, hanno eseguito il provvedimento di sequestro preventivo dei beni e delle disponibilità finanziarie per 241mila euro intestate all’amministratore e alla società. Sempre ieri i finanzieri del Comando provinciale avevano sequestrato beni per 140 mila euro ad otto persone che avevano ordito una truffa ai danni della Asl sui rimborsi spese ai trapiantati.

Sotto chiave due appartamenti, nove auto e due moto.

Le persone indagate secondo l’accusa avrebbero esibito false certificazioni mediche che attestavano ricovero e prestazioni specialistiche in ospedali di Modena e Bari ottenendo così soldi a titolo di rimborsi per spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute per visite mediche e ricoveri pre-trapianto, ma che in realtà non sarebbero stati mai effettuati.

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