16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 00:33:00

Cronaca

I sindacati: “Ma Vignola dov’era?”


TARANTO – Non ci stanno, i sindacati. Le parole del procuratore generale Vignola lasciano il segno ed aprono uno scontro senza precedenti tra la magistratura, nella persona del pg di Lecce che ieri ha preso parte ad un convegno sul caso Ilva, ed i rappresentanti dei lavoratori, nella fattispecie i metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm. “Sull’Ilva si è registrato negli anni un fragoroso silenzio da parte dei sindacati e una disattenzione dei governi che si sono succeduti a livello locale e nazionale (…) il sindacato ha mantenuto il silenzio nonostante la gravità di una situazione visibile a tutti”. Parole come pietre, quelle del magistrato. “Un attacco pesante di cui non si sentiva la necessità” è quanto dichiarato da Antonio Talò, leader della Uilm ionica, il sindacato più rappresentativo nel Siderurgico al centro della bufera giudiziaria ormai da mesi.

“Abbiamo sempre denunciato quello che potevamo e dovevamo, certo i controlli sul benzo(a)pirene non spettavano a noi, che non siamo mai stati nè silenti nè conniventi. Se volessi fare polemica, chiederei a Vignola dove è stato, sino al 2012” è la chiosa del capo tarantino dei metalmeccanici della Uil. “Non devo difendermi da nulla” dichiara invece Donato Stefanelli, segretario provinciale della Fiom, “perchè noi parliamo con i fatti e con la costituzione come parte civile nei processi contro la proprietà”. “A testimoniare il nostro impegno ci sono carte, documenti, denunce, interventi proposte in merito alle questioni dell’ambientaliz-zazione e della sicurezza” è invece la replica di Mimmo Panarelli della Fim Cisl. “Questa fabbrica è migliorata, e questo è accaduto anche grazie al lavoro dei sindacati. Che sono stati sempre vigili”. Le parole del pg, pronunciate nel corso di un convegno organizzato presso il Palazzo di Giustizia di Lecce, “Il caso Ilva di Taranto, tra tutela della salute e diritto al lavoro”, riecheggeranno sino a Roma dove domani pomeriggio si terrà un vertice convocato dal neo-ministro Andrea Orlando con i rappresentanti degli enti locali, in merito anche alla questione delle bonifiche. Del resto, la ‘requisitoria’ del dottor Vignola ha riguardato anche la politica: “La magistratura non è rimasta a guardare ma fin dal 1982 ha emesso provvedimenti di sequestro e condanna mai divenuti efficaci per limiti di legge, prescrizione o approvazione di accordi di programma. I governi locali di qualsiasi colore non hanno mai voluto affrontare il problema della bonifica dei siti inquinanti, mentre i sindacati si sono chiusi in un clamoroso silenzio. Un episodio che mi ha impressionato è avvenuto a marzo scorso, quando cinquemila operai hanno organizzato un sit in di protesta sotto al Tribunale di Taranto. In un paese civile questo non dovrebbe avvenire. La magistratura, però, ha dimostrato serietà rimanendo in dignitoso silenzio”. Quello calendarizzato per il pomeriggio di domani, 10 maggio, nella sede del ministero dell’Ambiente, è il primo incontro del nuovo ministro dell’Ambiente con gli amministratori locali della Regione Puglia, del Comune e della Provincia di Taranto, per parlare del caso Ilva. L’incontro avrà inizio alle 15.30 e vedrà la partecipazione anche del commissario per la bonifica dell’area di Taranto, dottor Alfio Pini, e del garante della legge sull’Autorizzazione integrata ambientale all’Ilva, l’ex procuratore generale della Cassazione dottor Vitaliano Esposito. Intanto, c’è attesa per il deposito della sentenza della Consulta, che ha dato l’ok alla legge 231. Ma per lo ‘sblocco’ dei prodotti finiti si attende di leggere la motivazione. “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per un periodo di trentasei mesi, la società Ilva S.p.A. di Taranto è immessa nel possesso dei beni dell’impresa ed è in ogni caso autorizzata, nei limiti consentiti dal provvedimento di cui al comma 2 (36 mesi, ndr), alla prosecuzione dell’attività produttiva nello stabilimento e alla commercializzazione dei prodotti, ivi compresi quelli realizzati antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ferma restando l’applicazione di tutte le disposizioni contenute nel medesimo decreto” si legge nel provvedimento. Ma per la Procura “non dice affatto che il sequestro viene eliminato, ma solo che l’azienda è immessa nel possesso dei beni ed è autorizzata alla produzione e commercializzazione dei prodotti, compresi quelli realizzati prima della sua entrata in vigore. Nel caso che ci occupa, quindi, da un lato il vincolo del sequestro dei beni dell’azienda è confermato dalla stessa legge n. 231/12 invocata per ottenerne la piena disponibilità, dall’altro, in ordine alla commercializzazione dei beni prodotti anche prima della legge 231/12, occorre rilevare che, poiché la suddetta normativa non prevede e non impone il dissequestro di tali beni, ma solo la possibilità di commercializzare quelli prodotti anche prima della sua entrata in vigore, è possibile ritenere che le sue disposizioni riguardino i beni che sono stati prodotti prima dell’entrata in vigore di essa, ma non quelli che pur prodotti prima erano già sottoposti a sequestro ad opera dell’autorità giudiziaria (prima dell’entrata in vigore della legge n. 231/12)”, “Occorre seguire la procedura prevista dalla legge per giungere eventualmente al dissequestro dei prodotti, solo la trasmissione ad opera della Corte Costituzionale della sentenza con la sua motivazione consentirà ai giudici rimettenti di riavviare i procedimenti sospesi e deciderli”.

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