15 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Gennaio 2021 alle 15:22:45

Cronaca

Taranto, addio a cento artigiani


«A rischio l’artigianato manifatturiero!». Questo il grido d’allarme, l’ennesimo, lanciato dalla Confartigianato tarantina.

I dati, estrapolati dalla prima indagine congiunturale sull’artigianato manifatturiero, condotta dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia, non lasciano scampo: «In quattro anni, dal 2009 al 2013, si sono “perse”, solo in Puglia, ben 2.360 attività manifatturiere, pari all’11,7 per cento in meno.

Ce ne erano 20.146. Oggi sono 17.786. Rappresentano il 23,6 per cento circa della totalità delle imprese artigiane (75.376)». Taranto nel periodo preso in esame dall’indagine ha dovuto dire addio a 99 imprese pari al 6%: sono 1.544 ma erano 1.643.

Il saldo dimostra come la crisi economica stia mettendo a repentaglio il mondo dell’artigianato. «Il manifatturiero pugliese vacilla sotto i colpi della crisi – spiega il segretario provinciale di Confartigianato Taranto Fabio Paolillo. Le aziende chiudono, la produzione è quasi ferma, la domanda interna è scarsa, le esportazioni “frenano” e l’erogazione del credito è sempre più rarefatta. Ma Taranto è la “meno peggio” in Puglia».

In effetti il capoluogo è quello messo meglio rispetto alle altre province pugliesi. Ma i dati, purtroppo, parlando chiaro: In Puglia, le ditte e le società che si occupano di confezioni di articoli di abbigliamento sono crollate del 27,9 per cento. Erano 2.668, oggi sono 1.923, con un saldo negativo di 745 unità. Taranto registra un saldo negativo del 12,8% con meno 18 imprese. Le fabbriche di mobili sono diminuite del 24 per cento (da 915 a 695). Il saldo è negativo di 220 unità. In questo comparto sono comprese numerose attività che rappresentano quasi tutte le tipologie di mobili (soggiorno, letto, cucina, ufficio, materassi, eccetera), con una prevalenza per le poltrone e i divani. Taranto registra un saldo negativo del 15,1% con meno 8 imprese. L’industria pugliese del legno e dei prodotti in legno e sughero conta 401 attività in meno, pari al 17,3 per cento in meno (da 2.313 a 1.912). Il settore comprende imprese che svolgono attività molto diverse tra loro: si tratta, in prevalenza, di produzioni di infissi o altri manufatti di falegnameria destinati all’edilizia a cui si affiancano altre lavorazioni che vanno dal taglio e la piallatura del legno, alla produzione di semilavorati sino alla fabbricazione di imballaggi.

Taranto riscontra un saldo negativo del 14% con 25 imprese cessate. Segue l’industria tessile che in Puglia ha “perso” 110 imprese, con un tasso negativo del 16,9 per cento (da 652 a 542). Taranto registra un saldo negativo del 19,4% con meno 7 imprese. Le fabbriche di altri prodotti della lavorazione di minerali in Puglia sono diminuite del 9,7 per cento: da 1.276 a 1.152. Ce ne sono 124 in meno. Taranto riscontra un saldo negativo del 9% con 13 imprese cessate.

Nella Regione si contano 329 fabbriche di prodotti in metallo (esclusi i macchinari) in meno rispetto a quattro anni fa (da 3.504 a 3.175). In termini percentuali, il 9,4 in meno. Racchiude, prevalentemente, le unità che operano nella produzione di elementi da costruzione affiancate da lavorazioni di trattamento e rivestimento del metallo; poco significativa la metallurgia. In questo settore Taranto lamenta un calo del 8,5% con 24 cessazioni.

Nello stesso quadriennio (2009-2013), il comparto regionale stampa e riproduzione di supporti registrati scende di 65 unità, pari al 7,6 per cento (da 857 a 792). Taranto assume un calo del 2,7% perdendo n. 2 imprese.

Le altre industrie manifatturiere sul territorio regionale si sono contratte, in media, del 6,7 per cento (da 2.003 a 1.869). Questo settore è residuale rispetto ai precedenti e, di conseguenza, è molto variegato: le produzioni più significative sono quelle della lavorazione di minerali non metalliferi (vetro, ceramica, pietre) e della carto-tecnica (stampa e lavorazione della carta e del cartone). Da segnalare anche quelle della produzione di attrezzature mediche e dentistiche, delle lavorazioni di gioielleria e oreficeria, dell’installazione, manutenzione e riparazione di macchinari industriali. A Taranto assistiamo ad un calo del 4% con meno 8 imprese.

Stabile, tutto sommato, il settore alimentare che in Puglia perde appena l’uno per cento ed è, in termini assoluti, il più rappresentativo (3.179 attività) mentre a Taranto registra un saldo positivo del 3,6% con 13 imprese in più, unica provincia pugliese a crescere. L’unica nota positiva pugliese riguarda la riparazione, manutenzione ed installazione di macchine che registra una performance del 35,1 per cento, con un saldo attivo di 217 unità (da 618 a 835), con Taranto con un più 28,6% e 14 imprese.

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