23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca

“La notte per il Lavoro”


Roma Piazza Santi Apostoli
Intervento Biagio Prisciano Fim Cisl Taranto Brindisi

«Da questa piazza stasera parte una sola voce, univoca, inimitabile che grida Ambiente perché lo pretendiamo, Salute perché é un nostro diritto, Lavoro perché difende la nostra dignità e di tutti coloro che rappresentiamo, che pagano regolarmente le tasse e che anche nella sofferenza più angosciosa dimostrano di essere italiani a tutti gli effetti, portando avanti ogni giorno il nostro Paese Italia».
Con queste parole Biagio Prisciano, sindacalista della Fim Cisl Taranto Brindisi, ha chiuso il suo intervento questa sera in piazza Santi Apostoli a Roma, nel corso della mobilitazione nazionale organizzata da Cgil, Cisl e Uil, “La notte per il lavoro”.
Al centro le rivendicazioni sindacali, a partire dal blocco dei licenziamenti, la proroga degli ammortizzatori sociali fino alla fine dell’anno, la riforma fiscale e la lotta all’evasione, i rinnovi contrattuali nazionali privati e pubblici, investimenti, sanità, sicurezza sul lavoro, conoscenza, cultura, infrastrutture materiali ed immateriali, lavoro stabile, digitalizzazione, Mezzogiorno, previdenza, legge sulla non autosufficienza, inclusione sociale e soluzione delle crisi aziendali aperte, con le testimonianze dei delegati e le conclusioni dei leader nazionali di Cgil, Cisl, Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan, Pierpaolo Bombardieri.
Biagio Prisciano, nel corso del suo intervento ha richiamato l’attenzione del Governo sulle vertenze rimaste aperte in Puglia, con il destino di migliaia di lavoratori “appeso” alla speranza di soluzioni immediate.
«Siamo ormai allo stremo – ha evidenziato Prisciano – non si può vivere di soli ammortizzatori sociali. Il nostro futuro e quello dei nostri figli è devastato, rastrellato da un emergenza sanitaria accompagnata da una crisi industriale cosi imponente, che ha portato di fatto, al lastrico il nostro territorio. La città di Taranto continua a pagare un prezzo altissimo in termini di salute, ambiente e lavoro».
Prisciano ha evidenziato come ogni posto di lavoro perso nel mezzogiorno valga doppio, perché al sud «un lavoratore licenziato è quasi sempre un lavoratore destinato a rimanere disoccupato a vita. E bene che gli vada, alimentato dagli ammortizzatori sociali o preda di occupazioni all’insegna della precarietà, a volte anche non regolato dalle norme sia in termini contrattuali che di sicurezza».
Nel suo intervento Prisciano si è soffermato sulla sicurezza, evidenziando quanto riportato dalle cronache nazionali negli ultimi giorni: «Dopo il lockdown un brutto risveglio in Italia. Sette decessi solo negli ultimi 15 giorni; 26 dalla ripresa dei cantieri. E in questa “Notte per il Lavoro” – ha urlato Prisciano – vogliamo ricordare con un minuto di silenzio tutte le vittime del lavoro. L’Italia è un Paese che fonda la propria democrazia sul lavoro, non sulla morte del lavoratore».
Non sono mancati gli appelli al Presidente del Consiglio Conte e ai suoi Ministri Catalfo, Patuanelli e Gualtieri, sulla vertenza ArcelorMittal ex Ilva. «Chiediamo di metter mano alla loro agenda che, per l’ex Ilva è rimasta ferma al 9 di giugno scorso, mentre i lavoratori continuano a chiedere giustamente di ritornare sul posto di lavoro. Ce lo chiedono ogni giorno, perché sono in sofferenza ormai da molto tempo: con le 800 euro di cassa integrazione cercano di tirare quanto più la cosiddetta cinghia, in molti casi deteriorata già spezzata. E lo si capisce –ha aggiunto – quando ai propri figli inizia a mancare il piatto sulla tavola e si inizia a dar vita, purtroppo, ad una serie di rinunce obbligate. Non è quello che vogliamo. Non è quello che sogniamo.
Abbiamo bisogno di massima attenzione, da parte delle istituzioni, della politica».
In Puglia – come ha evidenziato il sindacalista della Fim Cisl – vi sono una serie di vertenze, basti pensare al polo aeronautico che va da Foggia a Lecce con le diverse aziende appaltatrici collegate e presente in tutte le provincie pugliesi. All’indotto dell’automotive con la Bosh di Bari, al futuro dei lavoratori della ex OM o ancora della ex Sofim oggi Cnh di Foggia, dell’Alcar ex Blutec e della Cnh industrial di Lecce, sino ad arrivare alla vertenza industriale più emblematica del Paese e cioè quella ArcelorMittal, ex Ilva.
«Quest’ultima in piedi da troppo tempo: 8 anni di trattative che hanno visto cinque governi avvicendatisi. Il risultato? Siamo al gioco dell’oca, di nuovo al punto di partenza, nonostante un accordo siglato non più tardi di un 22 mesi fa, il 6 settembre 2018. Tra diretti ArcelorMittal, Ilva in Amministrazione Straordinaria Indotto e Fornitori sono oltre 20mila i lavoratori coinvolti. Accordo del 6 settembre 2018 che rivendichiamo in tutte le sedi. L’unico sottoscritto dal sindacato. Il resto lo conosciamo in parte, per vie traverse. Intese tra Governo e ArcelorMittal – come quella del 4 marzo scorso – raggiunte senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Tutto l’indotto continua ad essere in sofferenza: pagamenti in ritardo, lavori che tardano ad arrivare, manutenzioni assenti. Così come è assente una linea di ripartenza vera, non fittizia o annunciata. Quella che il sindacato continua a chiedere a tutti i livelli. Per il sindacato non ci sono e mai ci saranno lavoratori di serie A e B. Con l’intesa del 4 marzo scorso, state tentando di creare fibrillazioni tra i lavoratori, creando discriminazioni. I lavoratori in Amministrazione Straordinaria, per noi, rappresentano parte integrante della trattativa e dell’accordo del 6 settembre 2018 che il Governo ha rottamato con l’intesa del 4 marzo – ha concluso – mai discussa col sindacato e senza un confronto con i lavoratori che rappresentiamo».

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