28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 08:42:00

Cronaca

Ilva, l’inchiesta ora è arrivata ad un bivio


La guerra sui coils. E un’inchiesta, quella sull’ambiente ‘svenduto’, che sembra davvero prossima ad una (nuova) svolta. Sarà una settimana lunga, sul fronte dell’Ilva. Lunga ed importante.

Con l’azienda che torna a bussare alla porta di Palazzo di Giustizia: con le motivazioni della Consulta alla mano, stavolta, per chiedere il dissequestro della merce pronta per la vendita e ancora stoccata in magazzino. Ma anche dal ‘palazzo’ si accingono a nuove mosse, in merito alla vicenda giudiziaria che fece scattare proprio quei sigilli che a parere dell’Ilva sono neutralizzati dalla legge 231, sulla quale si è espressa la corte costituzionale.

La Consulta non fa un esplicito riferimento ai prodotti sequestrati ma parla di semilavorati prodotti prima del decreto e della legge: “L’intervento del legislatore che con una norma singolare autorizza la commercializzazione di tutti i prodotti, anche realizzati prima dell’entrata in vigore del dl n.207 del 2012 rende esplicito un effetto necessario e implicito della autorizzazione alla prosecuzione dell’attività produttiva, giacchè non avrebbe senso alcuno permettere la produzione senza consentire la commercializzazione delle merci realizzate, attività entrambe essenziali per il normale svolgimento di un’attività imprenditoriale”.

Per la Corte Costituzionale, si afferma nelle motivazioni della sentenza sulla legge 231, “distinguere tra materiale realizzato prima e dopo l’entrata in vigore del decreto legge sarebbe in contrasto con la ratio della norma generale e di quella speciale, entrambe mirate ad assicurare la continuità dell’attività aziendale e andrebbe invece nella direzione di rendere più difficoltosa possibile l’attività stessa, assottigliando le risorse disponibili per effetto della vendita di materiale non illecito in sè perchè privo di potenzialità inquinanti”. Se questo vuol dire ‘liberare’ i coils, lo si saprà a stretto giro.

Ancor prima forse si capirà a che punto è l’indagine sui rapporti tra l’Ilva e quelli che dovevano, o avrebbero dovuto essere, i suoi controllori sul fronte dell’inquinamento. A finire sott’accusa il cosiddetto sistema Archinà, dal nome dell’ex pierre del siderurgico attualmente in carcere. Ad essere arrestato, il 26 novembre scorso, anche l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva. 

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