28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Cronaca

Asse tra procure. L’inchiesta al Riesame


TARANTO – Effetto assedio sul Gruppo Riva. E per l’Ilva il timore è quello di trovarsi tra l’incudine tarantina ed il martello milanese. Oggi, il Tribunale del Riesame di Taranto esaminerà il ricorso presentato dai legali dell’ex assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva (gli avvocati Michele Rossetti e Laura Palomba) contro l’ordinanza di custodia cautelare del 15 maggio. Analogo ricorso è stato presentato dai difensori dell’ex pierre Ilva Girolamo Archinà (gli avvocati Gianluca Pierotti e Giandomenico Caiazza), ma i legali vi hanno rinunciato una volta incassata la scarcerazione, per motivi di salute, del loro assistito. L’inchiesta è quella ribattezzata Ambiente Svenduto: è in questo ambito che Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha concesso gli arresti domiciliari al presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, arrestato il 15 maggio scorso.

Resta in carcere invece Michele Conserva. Florido si era dimesso da presidente della Provincia subito dopo l’arresto. Conserva, che risponde degli stessi reati contestati a Florido (tentata concussione per costrizione e concussione per induzione ai danni di due funzionari della Provincia), si era invece dimesso nel settembre dello scorso anno, due mesi prima di essere arrestato ai domiciliari per altri presunti episodi di concussione con l’aggravante di aver fatto parte di un’associazione per delinquere. L’indagine che ha portato agli arresti del 15 maggio scorso riguarda l’autorizzazione per l’utilizzo della discarica di rifiuti speciali pericolosi Mater Gratiae, all’interno dello stabilimento siderurgico e gestita dall’Ilva. Ma il versante giudiziario ora si è allargato, ed al fronte meridionale si è aggiunto quello settentrionale. Milanese, per la precisione. Il presidente del gruppo Riva Fire, Emilio Riva, è indagato con l’accusa truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni dalla Procura di Milano, che ha ottenuto anche il sequestro preventivo di circa 1 miliardo e 200 milioni di euro depositati in un conto sull’Isola di Jersey. Oltre a Emilio Riva – già arrestato nel 2012, come è noto, per l’inchiesta sull’Ilva di Taranto per disastro ambientale – è indagato anche il fratello Adriano. Inevitabile che, pur trattandosi di inchieste diverse, le due procure interessate ora raccordino i loro sforzi. “Questi ingenti capitali devono ora ritornare a disposizione della città di Taranto per sanare i gravi danni causati in tutti questi anni, molti dei quali, purtroppo, saranno certamente irreparabili – si legge in merito al sequestro in una nota di PeaceLink e Fondo Antidiossina – ci chiediamo con preoccupazione quanto ancora dobbiamo aspettare affinchè il sindaco Ippazio Stefano presenti una formale citazione di risarcimento per i danni causati dall’Ilva, così come accertato dalla sentenza della Cassazione dell’ottobre 2005 sui parchi minerali”. “Questo denaro sia immediatamente investito nel risanamento dello stabilimento Ilva di Taranto” dichiarano Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, presidente del Circolo di Taranto dell’Associazione, “per il quale attendiamo da mesi senza esito un piano industriale adeguato alle necessità di interventi imposti dall’Aia. L’Ilva continua a non adempiere alle prescrizioni, a chiedere proroghe su proroghe. Adesso una parte dei soldi ci sono e devono essere utilizzati a Taranto”. “Dove sta andando oggi l’azienda? Francamente, non lo so” dichiara Mimmo Panarelli (Fim Cisl), che parla di “atto ignobile se le accuse dovessero trovare conferma. Se queste somme sono state sottratte dai Riva all’Ilva il quadro è ancora più grave, ripensando all’allarme lanciato nei mesi scorsi per gli stipendi dei lavoratori”. “Sui Riva ormai è stato detto tutto – è il commento di Antonio Talò (Uilm). Bisogna pensare concretamente al dopo Riva, sganciare i destini della fabbrica da quelli di una famiglia che ormai si può chiaramente definire inaffidabile. Il rischio è che a pagare davvero siano i lavoratori”.

G.D.M.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche