05 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Agosto 2021 alle 22:53:00

Cronaca

Il conto dei giudici ai Riva. Sequestro da 8 miliardi


Sequestri a beni mobili e immobili riconducibili alla famiglia Riva, per una cifra totale di 8,1 miliardi di euro. Sigilli a conti correnti, quote azionarie, case, ville, terreni, mezzi. Una delle operazioni più grandi di questo tipo, nella storia del Paese. Probabilmente la più grande nei confronti di un’unica famiglia.

E’ una pagina di storia, quella che si scrive oggi sull’asse Taranto-Milano. La Guardia di Finanza sta eseguendo, nel capoluogo ionico ed in quello lombardo, il decreto di sequestro per equivalente di beni firmato dal gip Patrizia Todisco su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto. La cifra corrisponde, a quanto si è appreso, a quanto stimato dai custodi giudiziari dell’Ilva (gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento ed il commercialista Mario Tagarelli) per gli interventi necessari al ripristino funzionale degli impianti della sola area a caldo dello stabilimento siderurgico tarantino, ai fini di un ipotetico risanamento ambientale.

A questa cifra enorme andrebbero aggiunti poi i soldi per le bonifiche di acqua e suolo, una volta effettuata la valutazione dei danni reali al territorio. Si tratterebbe di una somma di denaro pressochè incalcolabile. La richiesta accolta dal gip porta la firma del procuratore capo, Franco Sebastio, del procuratore aggiunto Pietro Argentino e dei sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani.

Il ‘gancio’ normativo è la legge 231 del 2001 che sancisce la responsabilità giuridica delle imprese per i reati commessi dai propri dirigenti. Ironia della sorte, un’altra legge 231, quella del 2012 – la cosiddetta Salva Ilva voluta da Clini e Monti – fa restare fuori dal sequestro la fabbrica tarantina, con i beni della società Ilva che potranno essere aggrediti solo nel caso in cui non siano strettamente indispensabili all’esercizio dell’attività produttiva nello stabilimento. Spetta alla Guardia di Finanza individuare i beni dei Riva da sequestrare fino al raggiungimento della quota stabilita dalla magistratura. Un’operazione complessa, con conseguenze tutte da chiarire. Anche, inevitabilmente, sul futuro del Siderurgico.

 

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