25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

Cronaca

La spia rossa è accesa, bisogna evitare il crack


La sacrosanta attenzione – alimentata da una altrettanto eccezionale campagna mediatica – che da oltre due anni a questa parte investigatori e magistratura hanno riservato al caso Scazzi prima e all’Ilva dopo, con veleni sparsi qua e la, ha fatto passare in secondo piano le altre emergenze della città e della sua provincia.

Due scene emblematiche, questa mattina, confermano purtroppo un prevedibile deterioramento del quadro sociale. A Palazzo di Città mamme e bimbi al seguito inveivano contro il sindaco. Proteste che si registrano ormai da tempo: c’è chi vuole il sussidio, chi chiede la casa e così via.

Momenti di tensione, una bimba “acciuffata” da un vigile urbano e portata dentro l’androne perché maneggiava una bottiglietta dal contenuto incerto. Urla e frasi irripetibili, minacce pesanti. L’esasperazione cresce, non si sa dove porterà.

E mentre in piazza Castello si consumava l’ennesimo “assalto” a un Municipio sin qui incapace di dare risposte forti ai bisogni della gente, in pieno centro cittadino si erano già consumati attimi di terrore. Una sparatoria tra la folla, in via Mazzini angolo via Pupino (nella foto di Renato Ingenito). Vittima dell’agguato, un personaggio “eccellente”, Antonio Santagato, che riporta agli anni feroci della guerra di mala.

Una esecuzione mafiosa, al di là del movente dell’efferato delitto che ha riportato la città nel caos. Il tutto all’indomani di altri gravi fatti di cronaca registrati a Taranto e provincia: sparatorie, intimidazioni, furti e proliferare del commercio della droga e dell’usura.

 

Il rischio da scongiurare è che questa polveriera non venga alimentata dal più grosso degli incendi che Taranto possa da qui a poco registrare: quello di una fabbrica, l’Ilva, che vive ore di drammatica attesa.

C’è da chiedersi: dopo oltre 30 anni di silenzi sul fronte Ilva (di Stato), era giusto azionare i cannoni per fare terra bruciata attorno alla gestione dei Riva? La risposta è sicuramente “sì”: la magistratura deve operare per chiedere il rispetto delle regole, soprattutto quando in ballo c’è la salute dei cittadini. Ma c’è da chiedersi anche se l’azione messa in campo abbia previsto le dovute triangolazioni con le Istituzioni preposte ad aspetti pure non secondari: il lavoro, l’ordine pubblico, la sicurezza. Insomma, siamo sicuri che non si vada incontro a un boomerang, quello di ritrovarsi con i morti per inquinamento, i disoccupati e il Far West? Anche per questo Taranto, se ha ancora un Municipio, deve chiedere il sostegno del Governo. Il rischio di restare abbandonati da uno Stato che non ha un euro in cassa, è davvero concreto, ecco perché le sacrosante battaglie tarantine devono marciare anche nel segno della proposta e non anche in quello della demagogia e del chiacchiericcio fine a se stesso.

La politica del territorio si è mostrata completamente incapace di svolgere un ruolo, per non parlare delle Istituzioni locali, a cominciare da quella comunale. Sono completamente assenti, come i cittadini quotidianamente constatano, rispetto alle gravissime problematiche che si trascinano da tempo. I tarantini meritano rispetto e chiedono che venga tutelata la loro dignità e la loro sicurezza. Siamo, forse, ancora in tempo per evitare il crack e il FarWest.

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