08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Maggio 2021 alle 18:28:42

Cronaca

Scienze Ambientali a Paolo VI una scommessa per il futuro di Taranto


di Giovanna Bonivento Pupino.

Scienze Ambientali a Paolo VI una scommessa per il futuro di Taranto. In partenza dal 4 ottobre. Chi mi legge sa che mi occupo di Patrimonio Culturale ma anche di Ambiente. Per questo dedico volentieri un mio pezzo al Corso Triennale di Scienze Ambientali (L-32 di Uniba). Il “Patrimonio” di una città infatti non è solo il coccio antico ma anche il suo paesaggio e quindi è una priorità monitorarlo. Basti pensare alla peculiarità di Taranto unica al mondo coi suoi due mari, il Grande ed il Piccolo, di una bellezza che strega chi guarda ma anche ahimè violata e deturpata dalla smania del profitto. Perché questo preambolo? Per introdurre una recente mia intervista al prof. Massimo Moretti Decano e Coordinatore del Corso Triennale di Laurea in Scienze Ambientali al Paolo VI, una struttura-gioiello in una Taranto Sito SIT cioè di Interesse Nazionale per le emergenze ambientali. Si tratta di orientare gli studenti ad amare e conoscere la propria città e le opportunità che offre. Non tutti i giovani prossimi universitari le valutano quando scelgono di emigrare al nord, ignorando le realtà universitarie offerte da Taranto che sta risalendo la sua china. Perché iscriversi a Scienze Ambientali a Paolo VI? -chiedo senza giri di parole allo stesso prof. Massimo Moretti, pensando alle enormi risorse di Taranto per biodiversità, al fatto che un percorso di studi universitari ha senso per il futuro lavorativo e che Taranto, inquinata dagli impatti umani incuranti della bellezza del suo habitat, è diventata un grande laboratorio ambientale che ha bisogno come il pane di tecnici per l’ambiente. Per risanarsi, per salvarsi.
“Ragioni per iscriversi a Scienze Ambientali? -risponde-Da studente scommetterei sul futuro ed il futuro è ambiente; in questo momento tutto il modello di produzione globale è passato dalla green alla blue economy; non c’è attività futura che potrà essere avviata senza rispettare i principi di compatibilità ambientale e sostenibilità. Da studente scommetterei sulla sede tarantina dotata di laboratori didattici e di ricerca di eccellenza che non sono presenti a Bari e che sono stati costruiti attorno alle emergenze ambientali territoriali per la salvaguardia degli areali di grande pregio che l’area tarantina offre”. In altre parole a Taranto si svolgono esercitazioni, tirocini, attività che a Bari se le sognano, dati i laboratori avanzati che fanno di Taranto un fulcro di eccellenza universitaria per tutto il meridione. Sono tutte carte in regola per una vera e propria autonomia di Ateneo.
Taranto dunque vanta una sede universitaria con una sua identità, niente affatto fotocopia di altri corsi, con raggio di attrattiva per la ricerca che va ben oltre la provincia o la regione ma può abbracciare il Mediterraneo. Dobbiamo esserne orgogliosi.
Ma sentiamo ancora cosa dice il prof. Massimo Moretti sui progetti: “Noi abbiamo lavorato nella caratterizzazione ambientale del Mar Piccolo-rincalza-tanto che i nostri studenti fanno tirocinio nel Polo Scientifico e Tecnologico Magna Grecia, effettuano le loro tesi campionando acque e sedimenti a bordo delle navi militari della Marina italiana e diventano con la loro laurea Tecnici di Monitoraggio Ambientale. Imparano a misurare tutte le matrici ambientali in modo quantitativo. Non c’è attività produttiva che non le richieda”. Confermo: basta smanettare in Google e trovi aziende che ricercano queste figure in grado di misurare l’insieme degli stati della materia, solido, liquido, gassoso, con metodologie ed attrezzature moderne. Il prof. Massimo Moretti è un vero trascinatore di un piccolo esercito di giovani docenti e di studenti. E i vostri docenti che rapporto hanno con Taranto?. “I nostri docenti hanno scelto Taranto-risponde- non la vedono come sede di passaggio ma hanno fatto una scommessa”. Quale scommessa? “La nostra-dice Moretti- è una Università tarantina a tutti gli effetti ma non è affatto provinciale nel senso che puntiamo a fare di questo corso a Taranto il riferimento delle tematiche ambientali per il Sud Italia; abbiamo infatti in piedi progetti di geologia, biologia marina nei quali usiamo attrezzature che non hanno uguali in Italia Meridionale”. La sede è spaziosa, dentro e fuori con box studio, wifi gratuito, aule didattiche, aula magna, laboratori di chimica, biologia, sedimentologia, cartografia di avanguardia. L’arco ionico tarantino è di per sé un bene culturale paesaggistico ambientale sottoposto ad un pesante impatto umano e necessita di questi tecnici ad hoc per il suo monitoraggio ai fini non solo di tutela, sicurezza ma anche di riconversione. Senza tecnici specifici l’ambiente resta in balia del caso, della natura, dell’uomo insipiens. Tre sono i doni che abbiamo nel creato: Cielo, Acqua, Terra e gli antichi lo sapevano bene ed erano miti e gli scouts ci hanno fatto un inno. Noi moderni no: roviniamo, distruggiamo. Adesso è il momento di svoltare. Taranto ha bisogno di questa laurea e professione: Tecnico di Monitoraggio Ambientale per misurare parametri inquinanti, controllarli, rilevare e valutare la qualità dell’ambiente (da risanare s’intende) con tecniche nuove di biomonitoraggio per vedere come animali e vegetali interagiscono con gli inquinanti. Non è un percorso facile, vi sono coinvolte varie discipline scientifiche (Matematica, Fisica, Chimica, Geologia, Biologia, Ecologia) tenute insieme da un essenziale collante didattico: l’interdisciplina. E allora? Direbbe la nota Mara Maionchi. Allora cari giovani, pensate bene al vostro futuro ma anche alla salute in tempo di Covid ed alle …tasche dei vostri genitori! Sarete i protagonisti di un Ateneo tutto tarantino. Scommesso!

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