17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

Ilva, Nichi Vendola apre ai Riva


Il linguaggio ‘aulico’ è sempre lo stesso. Ma tra le piege dell’intervento di stamattina di Nichi Vendola su Huffington-post.it in merito al caso Ilva sembra emergere quella che – al netto della ‘poesia’ a cui ha abituato il governatore pugliese – è una nuova, sorprendente apertura alla famiglia Riva. 

“L’Ilva – che ha molto peccato in questi decenni ereditando dall’Italsider di Stato una stizzita indifferenza alle implicazioni ambientali e sanitarie della propria attività – deve cambiare registro, deve mettere mano al portafoglio e fare in fretta cento cose concrete: non un piano industriale che assomigli ad una vaga ambientalizzazione, ma un cambio epocale dei propri stabilimenti e delle proprie tecnologie. Ma anche un cambio serio di mentalità. Tocca all’azienda, che cumula profitti immensi, mettersi in gioco”.

Insomma, sembra dire Vendola, la palla deve tornare alla proprietà. La tesi del Pdl, essenzialmente, e non sia una bestemmia per il leader di Sel; mentre il Pd sembra più orientato ad un commissariamento, in una forma giuridica però difficile da trovare. Vendola, poi, ribadisce un suo cavallo di battaglia: al nord c’è più inquinamento che a Taranto.

Scrive: “Ora si tratta di capire se quelli di oggi sono solo i dolori di una morte o possono diventare le doglie di un parto. Di una rinascita che non riguarda solo Ilva, che va molto oltre il capoluogo ionico: l’inquinamento non è certo una specialità pugliese, nella pianura padana il Pm10 vola in quantità superiori anche di 8-10 volte rispetto a quelle che si registrano nell’area tarantina”.

Gli ambientalisti tarantini, per parole analoghe, lo hanno già criticato. La prossima settimana, ad ogni buon conto, si annuncia come quella della verità, dopo le tante parole spese in questi giorni. Lunedì in Regione c’è il ‘tavolo’ convocato dallo stesso Vendola e soprattutto in tribunale si fisserà la camera di consiglio per il ricorso al Riesame contro il sequestro da 8.1 miliardi; martedì il premier Letta riferirà alle Camere e si riunirà il consiglio dei ministri chiamato a partorire una decisione (quale?) ventiquattr’ore prima del consiglio d’amministrazione dell’Ilva in cui dovrebbere essere formalizzate e rese operative (ma ci sono indiscrezioni diverse e contrapposte, in questo senso) le dimissioni del presidente Ferrante, dell’amministratore delegato Bondi e del consigliere De Iure. E dopo? Nessuno può dire realisticamente cosa succederà. L’unica certezza è che il tempo dei bluff è finito. Forse.

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