27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 16:59:00

Cronaca

“Salute, ambiente e lavoro per Taranto”


Celebrata ieri la processione del Corpus Domini alla presenza dell’Arcivescovo, mons. Filippo Santoro. Ecco il messaggio alla Diocesi letto dallo stesso presule al termine della processione.

«Carissimi fratelli e sorelle, amici tutti del Signore Vi invito, nella fede, , a godere della presenza di Dio, che è con noi tutti i giorni della vita, fino alla fine del mondo. La presenza di Dio è nascosta, discreta, disponibile, silenziosa. Lui si dona a noi e ci insegna a fare della vita un’offerta, un dono. Ma è il suo dono in questo pane eucaristico che ci affascina e ci  cambia il cuore. Si dona per cambiarci per farci più degni perché ci ama. E noi prostrati lo adoriamo.

È un pane questo che è nato dall’ offerta di Gesù, dalla croce, dall’amore sino alla fine ed è già lievito di una vita nuova. Questo è il pane dei risorti. L’Eucarestia cambia la sostanza di ciascuno di noi. Un pane fragile che rende il vigore ai deboli e addolcisce i forti.

I canti popolari dicono, con ineguagliabile finezza, che siamo davanti al tesoro degli uomini perché Dio è cibo è vita per loro, proprio lui, il desiderio degli Angeli.

Tu sole vivo per noi, sei Signore, vita e calore infondi nel cuore!

1. Sì fratelli è così; però davanti all’Eucarestia vi devo confessare un mio sentimento. Quando sono venuto dal Brasile un anno e mezzo fa pensavo che qui non avrei trovato tanti problemi; in realtà ne ho trovati molti di più e di più gravi. Ed eccomi in mezzo a voi a condividere gioie e dolori, ansie e speranze. Ogni giorno i numeri della disoccupazione impazziscono. Mi dicono che i disoccupati hanno abbondantemente superato i 3 milioni e che oltre il 40% sono giovani. Così come i dati allarmanti dell’inquinamento che pendono sulle nostre teste come taglie al costo del lavoro. Siamo più poveri e da quasi un anno Taranto è nell’ occhio del ciclone. Aspettiamo il decreto del governo per il 5 giugno che ci hanno detto che dovrà tener conto del risanamento ambientale e della continuità produttiva.

Ho sempre alimentato la speranza di tutti i tarantini sostenendo la difesa della salute, dell’ambiente e del lavoro. Ma dai responsabili della politica nazionale ci aspettiamo anche segni tecnici e concreti che impegnino l’ azienda ad una effettiva, vera e rigorosa opera di risanamento ambientale e che permettano la continuità del lavoro. Dico ai responsabili dello Stato : “Dateci un appiglio per la nostra speranza!”. Che la gente non si senta illusa e continuamente alla mercé della logica del profitto e delle lacerazioni degli eventi. Continuiamo a credere nella necessità della concertazione e della unità per il bene comune, ma anche in alto loco si faccia tutto il possibile per sanare una situazione che diventa sempre più insostenibile. Dal vescovo vengono sempre più persone angustiate, poveri che chiedono aiuto, operai e alti funzionari in preda all’incertezza e alla mancanza di prospettive, professionisti che mi lasciano il loro curriculum. E mi dicono “Eccellenza, il solo fatto di visitarla, di condividere con lei il mio dramma mi dà sollievo”; ed io mi sento fremere dinanzi ad ogni domanda e ad ogni dolore e porto con loro e con voi tutti questa sofferenza.

Certo ci sostiene la nostra fede ed il pane dell’ eucaristia che ci spinge, in questi tempi duri, ad aumentare  il pane della solidarietà, nelle nostre mense per i poveri, nel lavoro della Diocesi e della Caritas per i più poveri. La fede è davvero la nostra forza e per quanto ci è possibile continueremo a sostenere tutte le nostre opere caritative, anzi le aumenteremo.

Gesù ci apre il cuore alla solidarietà. Lui che si dona a noi nell’eucarestia. Gli chiediamo come ci ha ricordato Papa Francesco di farci dono gli uni gli altri e di vivere una vera comunione ed una reale solidarietà.  Ci conforta la parola del Signore che leggiamo nella Lettera ai Romani. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore». (Rm 8, 31-39).

E Gesù fa il miracolo a partire dai cinque pani e due pesci; perciò mettiamo in comune quanto abbiamo  e lui moltiplicherà il pane e la speranza. E noi oggi siamo quei poveri che mendicano il pane, i poveri che hanno la possibilità, pellegrini sulla terra, di mangiare il pane degli angeli. Noi siamo quei poveri sui quali Cristo ha uno sguardo d’amore e di predilezione.

Nutrendoci di questo pane abbiamo un grande dono e una grande responsabilità. Adorando il Santissimo Corpo e Sangue di Gesù ricordiamoci che siamo chiamati letteralmente a mangiare la comunione, ad assimilare comunione, ad incarnare comunione! Oggi ricorre l’anniversario della canonizzazione di un grande santo della carità nato in questa nostra città: Sant’Egidio Maria di San Giuseppe. Nel 1996, nel giorno di oggi fu proclamata Santo dall’ indimenticabile Papa Beato Giovanni Paolo II. Guardiamo a questa gloria spirituale di Taranto per non lasciarci vincere dallo scoraggiamento e per imparare la santità, l’amore a Gesù e la solidarietà tra di noi , particolarmente con i più poveri.

2. Il miracolo dell’ostia bianca si compie pienamente quando anche noi diveniamo un cuor solo ed un’anima sola. Perché l’Eucarestia fa, pone la comunità ecclesiale.

Papa Francesco ce lo ha ricordato giovedì scorso: Gesù di fronte al problema della folla da sfamare non invita la fola a sciogliersi perché ciascuno intraprenda la propria strada. Il Signore desidera provvedere a noi. Desidera provvedere per Taranto. Ma c’è bisogno che si inneschi un meccanismo di condivisione a vantaggio di tutti. Vi è un bene, un valore che terrorizza gli egoisti, ma che salva tutti, che è la solidarietà.

Se mangiamo lo stesso pane e oggi, che è il Corpus Domini ne abbiamo la manifestazione visibile, sediamo alla stessa mensa. Alla stessa mensa siedono i fratelli, gli amici. Risulta semplice quindi capire che vivere la fede significa spezzare il pane, significa condividere, significa impegnarsi ad amare. Ancora di più, significa prendersi carico dei propri fratelli.

Per questo guardando alla Città, e contemporaneamente alla fede che così partecipata si vive in essa, chiedo al Signore, per l’ intercessione di Sant’Egidio di permettere fino in fondo a Cristo di parlare alla vita. La maggior parte di noi in questa terra si dichiara cattolico. Bene, portiamo la carità di Cristo, in ogni ambito della vita civile, sociale e politica. Troviamo il coraggio non solo di riempirci la bocca con il bene comune e con la difesa della vita, ma pratichiamo questi valori con giudizio e realismo.

Quando eravamo bambini ci insegnavano che prendere indegnamente il Corpo di Cristo significa commettere un sacrilegio. Cioè affrontare in maniera grave Dio. Ebbene io vi dico che prendere la comunione senza fare comunione, è una delle offese più gravi che facciamo a Nostro Signore. Prendere la comunione senza fare comunione, continuo a parafrasare San Tommaso, è come gettare l’Eucarestia. Dall’altare dell’unico pane invito tutti voi a formare un solo corpo, a guarire da ogni divisione, da ogni discordia, da ogni visione di parte. Cose che impediscono a questa città di rialzarsi.

Ed in questa giornata di amore e dei condivisione vorrei ancora ricordare i nostri due Marò ancora trattenuti in India nonostante gli sforzi diplomatici fatti. Preghiamo per voi e non vi abbandoniamo.

Ma l’Eucarestia che ci fa un corpo solo è essa stessa un corpo offerto e spezzato. Saremmo superficiali e illusi, se pensassimo che si possa raggiungere la comunione senza il sacrificio. Non c’è comunione senza offerta, donazione di sé. La comunione, invece, risponde direttamente al comandamento dell’amore: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato». Capite? Il Signore ci dice: «come io vi amato». E c’è un solo modo con cui Cristo ha amato la sua Chiesa e cioè donando la vita e d accettando anche il sacrificio. La comunità cristiana sia attenta e pronta alle necessità dei fratelli, pronti a donare la vita, pronti configuraci col Maestro, il pane di Vita di nuova.

3.         Venerdì scorso ultimo giorno di maggio ho voluto chiudere il mese dedicato a Maria andando a visitare qui a Taranto nel carcere a visitare i detenuti e a pregare con loro. Abbiamo detto il rosario ed sono stato con loro. Mi hanno accolto con molta gratitudine e mi hanno ringraziati commossi. Ormai mi vedono spesso.

Ancora vorrei raccontarvi che in questi tempi sto celebrando le cresime e l’altro giorno sono andato a San Giorgio Ionico nella parrocchia di Santa Maria del Popolo e lì, con i cresimandi s’era preparata anche una ragazzina che però essendo gravemente ammalata non ha potuto ricevere il sacramento. Il parroco mi ha presentato il caso ed allora alla fine della messa sono andato in casa sua per darle la benedizione ed il mio abbraccio. Cinzia e la sua famiglia sono stati contentissimi. Ho pensato che nella festa del corpo e Sangue di Gesù non posso non visitare e abbracciare in questa fanciulla tutti gli ammalati, che sono la carne di Gesù. E di qui, in questa festa  solenne voglio abbracciare tutti gli ammalati della nostra Diocesi che sono una parte preziosa ed importante della nostra comunità diocesana. Anche alle loro preghiere affidiamo la città di Taranto e la nostra Diocesi perché il Signore , Pane del Cielo dia coraggio e speranza a tutti. Vi abbraccio e vi benedico cordialmente nel nome del Signore».

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