13 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 08:02:35

Cronaca

Alta tensione Ilva, scatta l’allarme rosso


Tensione (inevitabilmente) alta. Clima di attesa ‘nervosa’ di ciò che verrà deciso sull’asse Roma-Milano, da governo ed azienda, chiamati a spiegare che fine faranno l’Ilva, insieme ai posti di lavoro che da essa dipendono, e l’ambiente tarantino piagato da decenni di industrializzazione selvaggia.

Il timore principale è legato allo scenario peggiore, la mancata corresponsione dello stipendio e le conseguenze che ciò avrebbe sugli 11.000 dipendenti diretti dell’Ilva e, di riflesso, sull’ordine pubblico.

Una bomba potenziale che si punta a disinnescare: come, però, è difficile dirlo. L’azienda, dopo il sequestro che il gip Patrizia Todisco ha ordinato come risarcimento dei danni ambientali, è a corto di mezzi: conti, depositi, titoli e tutto quanto non strettamente funzionale alla produzione è bloccato.

Anche le carte di credito aziendali sono inutilizzabili, con l’83% delle azioni dell’Ilva che era nelle mani della Riva Fire e, ora, è custodito dall’amministratore giudiziario del sequestro, il commercialista dott. Mario Tagarelli (nella foto), che parteciperà il 5 giugno all’assemblea dei soci a Milano e in quella sede esprimerà la propria opinione in merito al rinnovo del Cda.

Una sorta di golden share. A provare a mediare è anche l’arcivescovo. “Ho sempre alimentato la speranza di tutti i tarantini sostenendo la difesa della salute, dell’ambiente e del lavoro. Ma dai responsabili della politica nazionale ci aspettiamo anche segni tecnici e concreti che impegnino l’azienda ad una effettiva, vera e rigorosa opera di risanamento ambientale e che permettano la continuità del lavoro”. Così ha parlato mons. Filippo Santoro nel messaggio alla comunità in occasione della processione del Corpus Domini.

 

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