16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 16:30:00

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L’Anfiteatro nascosto e altri gioielli di Taranto

foto di L’ex mercato coperto racchiude i resti dell’antico anfiteatro
L’ex mercato coperto racchiude i resti dell’antico anfiteatro

Continuiamo sul focus Valorizzazione archeologica a Taranto scenari e prospettive. Nel recente incontro zoom sul tema Dialoghi di Archeologia, organizzato da Associazione La Città che vogliamo (Presidente Gianni Liviano) con gruppo di whatsApp Città e Cultura ed introdotto dalla scrivente è stato protagonista l’Anfiteatro di Taranto, nascosto sotto il parcheggio dell’ex Mercato Coperto ed al centro di una serie di proposte da parte di docenti universitari.

Cerchiamo di sintetizzarle. Il prof. Francesco D’Andria, già docente all’Università di Lecce di Archeologia e Storia dell’Arte greca e Romana, ne ha ripreso l’attenzione perché purtroppo è ancora sepolto. Dello stesso parere gli archeologi Emanuele Greco, Grazia Semeraro, Dieter Mertens. “L’Anfiteatro di Taranto-ha detto D’Andria- è un centro ineludibile che però non è molto visibile anche in una prospettiva di fruizione turistica; si conserva in un interro di circa sei metri nella zona del Mercato Coperto; è una leva per far sì che nella città nuova ci sia un’area archeologica visitabile; il periodo che Taranto sta vivendo è favorevole per avere una visione di futuro e pensare a come investire sulla cultura. Partire dall’Anfiteatro per creare un polo di Parco Archeologico aperto, ma intervenendo con uno scavo urbano e l’idea precisa che non si debba concludere con la ricopertura delle strutture, ma finalizzato a creare un nuovo spazio di fruizione della storia di Taranto. È uno dei più grandi Anfiteatri di Puglia. I Brindisini sono disperati perché non riescono ad identificarlo eppure c’era! Noi ce l’abbiamo, identificato.

Quel punto nodale della città di Taranto ha certo un livello della città greca e probabilmente sotto l’Anfiteatro romano ci dovrebbe essere anche il teatro greco. Ci sono tutte le condizioni per mettere in luce questo straordinario monumento, un valore. Bisogna anche sognare! Per creare un centro. Gli scavi dovrebbero togliere il parcheggio del Mercato Coperto, arrivare al piano dell’Arena; però con l’idea di lasciare in vista. È il momento di investire risorse sulla cultura a Taranto. Un grande centro di documentazione, spazio espositivo, infopoint turistico, accoglienza visitatori.Trovare finanziamenti: c’è il Ricovery Fund, una nuova Soprintendenza con Barbara Davidde, persona positiva, l’assessore Massimo Bray. Forse è il momento di investire in questa direzione e mi farebbe molto piacere che in questo polo espositivo venissero le copie dei capolavori della scultura romana che ora stanno a Copenhagen, ritratti di Druso e Germanico, probabilmente da scavi di Mons. Capecelatro, proprio in questa zona, dietro il Vecchio Ospedale dei Fatebenefratelli.

Ci sono tutte le condizioni. Taranto può puntare sui finanziamenti per la cultura. È una metropoli ineludibile dell’antico Mediterraneo, come si è fatto a Barcellona ed altri luoghi in Europa. Ci sono punti veramente innovativi, ma ci sono problemi che continuano a non essere risolti. Come giustamente sottolineato – ha detto il prof. Francesco D’Andria – l’allestimento del Museo MarTA è arretrato rispetto alla nuova visione di comunicare l’archeologia. Dovrebbe essere rivisto. Però le attività che il MarTA va proponendo grazie a Eva Degl’Innocenti sono di grande livello culturale. Quello che manca al MarTA è la proiezione territoriale, però bisogna dire che la nuova direzione ha mostrato questa sensibi lità ad esempio nel fare la mostra sul tesoretto di Specchia, nel Salento meridionale. Il fatto ancora più positivo che fa di Taranto un posto di avanguardia per l’archeologia è il progetto di digitalizzare il patrimonio del MarTA 40.000 pezzi che in prospettiva di un’archeologia ad accesso aperto può diventare un’esperienza innovativa a livello nazionale ed anche internazionale.

Uscire dall’idea che per avere una foto si debba fare una trafila burocratica enorme, superandola, si fa una piccola grande rivoluzione. Taranto sarebbe la prima a fare questa cosa. Dobbiamo essere entusiasti di questa iniziativa. Aspetti negativi? Parecchi! Lo ripeto in tutti i convegni di Taranto che manca una cartografia computerizzata secondo i sistemi più innovativi GIS, tecnologici, in cui cittadini, urbanisti, programmatori, architetti, la comunità tarantina possa sapere e collocare nello spazio l’enorme patrimonio accumulato negli archivi della Soprintendenza, grazie al lavoro di funzionari come Laura Masiello; un grande tesoro inespresso. Perché tutto questo materiale straordinario non è stato messo su una cartografia computerizzata innovativa? Faccio un appello a Barbara Davidde di segnare la sua presenza a Taranto con questa grande opera. Avremmo 40.000 pezzi del Museo marTA che girano per il mondo, una banca dati GIS territoriale sulla città di Taranto in cui vanno a riversarsi tutte le informazioni degli scavi. Sarebbe una cosa splendida, meravigliosa, condizioni ineludibili in cui avrebbe senso anche la valorizzazione dell’Anfiteatro di Taranto.

Se si dovesse iniziare questo progetto l’Anfiteatro dovrebbe essere valorizzato secondo l’archeologia pubblica. L’archeologia (intende lo scavo archeologico n.d.r.) non può essere fatta da un archeologo solitario che ha una banda di quindici scagnozzi che scavano; l’archeologia è un’operazione culturale che deve essere fatta all’interno di un percorso complesso in cui sia garantita la partecipazione della comunità civica e scientifica. Dovrebbe essere un’operazione che garantisca multidisciplinarità. Non si può fare archeologia che abbia un senso, soltanto con un povero disgraziato che faccia vigilanza archeologica. Bisogna mettere in atto strategie e varie competenze con l’archeologo regista di tante competenze (geologia, urbanistica, bioarcheologia, tecnologia). Attualmente abbiamo un fatto positivo su cui dobbiamo costruire adesso: il GIS, il Sistema Informativo territoriale che misteriosamente ancora non si riesce a fare nonostante in Puglia esistano due laboratori all’Università del Salento di archeologia topografica computerizzata. C’è il CNR Istituto preposto a questo. Ho diretto la missione archeologica in Turchia ad Hierapolis dove ho fatto fare subito il GIS. Perché non riusciamo a fare il GIS a Taranto? È un mistero! Perché non si riesce a superare questo inghippo? Un intoppo che ha danneggiato Taranto e la danneggerà ancora di più.

Eppure ci sono tutti gli elementi per fare di Taranto un centro archeologico nazionale ed internazionale. L’obiettivoha concluso-è fare di Taranto un modello tra la digitalizzazione che già sta facendo il MarTA, la topografia computerizzata, il polo archeologico dell’Anfiteatro”. Queste considerazioni dell’illustre prof. Francesco D’Andria ci stimolano a continuare il nostro percorso incentrato sulla valorizzazione archeologica a Taranto ed in particolare dell’Anfiteatro romano di Taranto. Per questo, col sostegno dell’Associazione di Promozione Sociale Kerameion Onlus, abbiamo deciso di approfondire e prendere il toro anzi l’Anfiteatro per le corna ponendoci una domanda semplice ma significativa: dove si trovano oggi come oggi, nel presente, i ruderi rimasti del Colosseo di Taranto, dato che l’Anfiteatro è stato tramandato con questo nome? Per riscoprire e valorizzare l’Anfiteatro romano di Taranto, evocato dagli storici locali come Colosseo, occorre puntare l’attenzione sui suoi “avanzi” per dirla col Merodio, o ruderi rimasti. Dove si trovano oggi? Si potrebbero fruire? Per entrare nel merito propongo la testimonianza inedita, raccolta nei giorni scorsi dalla scrivente, di Pietro Angotti, per ben 42 anni assistente agli scavi nella Soprintendenza Archeologica della Puglia.

Ecco cosa ci ha detto: “Resti dell’Anfiteatro romano di Taranto? Negli scantinati dei palazzi. In via Acclavio angolo via Principe Amedeo, nel sotterraneo del palazzo costruito negli anni ’70 dove c’era un negozio che vendeva pentole da cucina permane una parete in opus reticulatum alta circa due metri. Un altro riferimento è lo speco dell’acquedotto che portava acqua all’Anfiteatro su via Anfiteatro a ridosso dell’Ospedale Vecchio; è stato murato per problemi di igiene. Anche nei lavori per l’Ospedale Vecchio sono uscite strutture a ridosso del salto di quota, ma non sono state lasciate a vista. Taranto antica era piuttosto collinosa con avvallamenti a schiena d’asino; adesso è tutto spianato ma prima non era così. L’Anfiteatro romano da tirare fuori? È rimasto pochissimo; ci sono i corridoi ma è rimasto poco. Nel parcheggio del Mercato Coperto, all’angolo, fu fatto un saggio con la sindaco Rossana Di Bello per renderlo fruibile, come entri da via Principe Amedeo, a sinistra, dove hanno messo un recinto per non far cadere le persone; si vede qualcosa: muri, fondazioni, parte reticolata della parete (intende costruita con la tecnica edilizia romana in opus reticulatum n.d.r.). Sarebbe tutto da approfondire. Ma vale la spesa per l’impresa? Era un cerchio. Sarà rimasto qualche corridoio. Ci troviamo al piano di calpestio in un metro e mezzo di vuoto. Su via Acclavio sempre nel parcheggio c’è una botola stretta da dove se si scende si vedono gradini. Sarebbe da allargare. Hanno pensato ad un Colosseo ma per renderlo visibile si potrebbero completare gli scavi. La valorizzazione del patrimonio archeologico dipende dalla politica locale che deve gestire bene i suoi…beni”.  

Giovanna Bonivento Pupino
Rappresentante ANA Puglia
Associazione Nazionale Archeologi

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