14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 08:14:58

Cultura

Lo scrittore Viola e quella “quinta classe”

Esce per i tipi della editrice Scorpione di Taranto


Mondadori l’aveva pubblicato nel lontano 1953; da quel tempo silenzio per un’eventuale ristampa del secondo romanzo del nostro Cesare Giulio Viola. Si era ristampato “Pater” con introduzione di Giacinto Spagnoletti e poi “Pricò” con prefazione di Paolo De Stefano; esce, finalmente, per i tipi della editrice Scorpione della nostra città, l’altro romanzo di Viola, “Quinta classe” con le presentazioni di Giuseppe Mazzarino e Paolo De Stefano. Il ritorno al romanzo autobiografico (come “Pater” d’altro canto) era nell’aria.

Mazzarino ne parla nella sua presentazione che è anche una specie di confessione personale sul suo rapporto con il Liceo “Archita” negli anni del suo studio liceale, nel quadro di una specifica storia didattica e culturale, insomma pedagogica, della stessa vita dell’”Archita”.


Mazzarino prepara il suo interessante e valido intervento attraverso “Capitoletti” che vanno sotto il segno di “Cesare Giulio Viola nella cultura del suo tempo; un intellettuale a 360 gradi”; una prima parte relativa alla vita, alle opere dello scrittore Viola, dagli esordi poetici con “L’altro volto che ride” (poesie, 1908” alle “Novelle” (Capitoli, 1922) al romanzo “Pricò” (1923) al “Gruppo dei dieci” (1929); agli “Allori cinematografici”: “I bambini ci guardano”, “Sciucià”, e poi al romanzo “Quinta classe” con l’opportuno al Liceo “Archita” visto con occhi del ginnasiale; sino al romanzo “Pater” che è del 1958.

Ma, al di là di codesta necessaria informazione biografica e creativa dello scrittore Viola, Mazzarino, nella parte seconda del suo intervento, si sofferma con visibile ed autentica intima letizia descrittiva, su quel romanzo “Quinta classe” che ebbe una trasposizione teatrale, come esperimento di drammatizzazione di un romanzo, nei locali del Liceo con gli studenti del gruppo “Cesare Giulio Viola… e dintorni”; con la regia dello stesso Mazzarino. E nel 2011 non mancò un’altra edizione; anche questa trionfale.

“Quinta classe” dunque non è solo un romanzo d’epoca scritto da un narratore d’epoca, ma si presta e si è prestato ad una rappresentazione teatrale scenica con la viva esperienza, anche se giovanile, degli alunni dello stesso liceo nel quale si svolse l’azione drammatica e me-lodrammatica.

L’altra presentazione è di Paolo De Stefano che da tempo si è venuto occupando della narrativa del Viola. E così, nella sua scrittura e-segetica, De Stefano ha stabilito collegamenti fra i tre romanzi dello scrittore tarantino definendo tanto “Quinta classe” quanto “Pater”, opere della memoria, della segreta vita dello spirito che, a distanza di tempo, rievoca e quasi contempla il muoversi degli anni che furono comunque legati alla giovanile esperienza; alla stessa vita esistenziale della sua famiglia nella città che lo vide studente e poi da essa lontano per il cammino non facile della stessa “sua” cultura nel mezzo di trasformazioni letterarie dall’origine crepuscolare al futurismo, sino alla narrativa borghese e poi, dopo gli anni cinquanta, alla presa di coscienza neorealista.

Ma torniamo al mondo del romanzo, per concludere. Esso è, come in altri racconti e romanzi dello scrittore, in gran parte il mondo della sua città, della sua provincia, della sua famiglia. Scrittore, Viola, di memorie personali; e tra le memorie la riedificazione degli anni dello studente ginnasiale; ma quel “suo” mondo è sempre narrato con lo spirito del narratore fatto, che sa, nella sua scrittura, operare con quel gusto tra l’oraziano e il crepuscolare, ma sempre vigile nella prosa che ha immagini più volte efficaci, ora tristi, ora sorridenti.

L’aver l’editore Massafra con il “suo” “Scorpione” ripresentato dopo molti decenni, oltre cinquanta anni, il secondo romanzo di Cesare Giulio Viola, offre al lettore, e non solo tarantino, una testimonianza di volontà culturale ed operativa, che va oltre la cataldiana gioia del rinnovamento etico e sociale della città che fu di Viola. E l’aver la Banca Cooperativa di San Marzano di San Giuseppe contribuito, con messianico mecenatismo, alla pubblicazione del romanzo, ci conforta e ci aiuta a continuare nell’opera intrapresa (già con l’Assessorato alla Cultura, diretto allora dalla prof. Angela Mi-gnogna) di valorizzare il genio tarantino nelle figure dei suoi figli migliori; e Cesare Giulio Viola è tra costoro.

E l’aver, chi stende questo intervento, iniziato da solo, come scritto Mazzarino, I’avventura culturale Viola ed oggi è in lieta compagnia, è motivo per lui e per tutti di sereno orizzonte raggiunto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche