Cultura

Posa in opera: “Noi, modelle per un giorno”

Francesca Passantino e Sabrina Morea: due volti, due storie, due chiacchiere tra... donne


Non solo volti. Non solo immagini fissate dall’obiettivo di Carmine La Fratta per allestire la mostra dal titolo “L’altra metà del cielo… posa in opera” che a partire da questa sera – e fino al 14 marzo – resterà aperta al pubblico nella prestigiosa sede dell’Università degli studi “Aldo Moro” (ex Rossarol, in città vecchia). 

Ma donne. Donne con storie importanti e significative alle spalle, che hanno accettato di posare per il fotografo tarantino non per autocelebrarsi. Ancor meno per quella forma tutta femminile di “apparire”. Ma, piuttosto, per dare un segnale di positività – magari attraverso il colore della foto stessa – in un momento storico così difficile non solo per la nostra città, ma per l’universo femminile tutto.

Non sono state scelte a caso: La Fratta, insieme a Francesca Passantino che è fra le trenta “modelle” che compongono la rosa – le ha selezionate tenendo presente il lavoro che svolgono e la passione con il quale lo portano avanti.

Alcuni sono volti e nomi noti alla comunità tarantina. Altre meno. Ma in comune hanno, senza ombra di dubbio, il fatto che si sono fatte strada con fatica. E con grande volontà, alcune di loro hanno saputo anche superare grossi ostacoli, malattie, combattendo quotidianamente. Esattamente come tante altre donne che vogliono rappresentare ed aiutare ad uscire dall’ombra.

Francesca, insieme a Carmine hai ideato e portato avanti questo progetto. Poi è arrivato il momento di posare: perchè una foto con le scarpe da ginnastica?
“Oltre ad essere una insegnante, sono una sportiva. Ancor più un’ambientalista. Come tutte le altre ‘modelle’ sono stata fotografata con un simbolo che identificasse il mio lavoro. Quello in cui credo: io lotto per il diritto alla vita”.

E come ambientalista?
“Ovviamente la scelta di indossare le scarpe da ginnastica è stata fatta per lanciare un messaggio ben preciso: da podista, quello di poter correre in una città come Taranto, martoriata dal problema ambientale".

Credi che sia sufficiente una foto, o una mostra, a sensibilizzare la gente su una questione di tale rilevanza come la salute pubblica nella nostra città?
“Il mio è un impegno personale che quotidianamente porto avanti e nel quale credo fermamente: la tutela, appunto, del diritto alla salute. Se si crede in ciò che si dice, prima o poi il messaggio arriva. Non bisogna, in ogni caso, demordere”.

Lei, invece, Sabrina Morea, manager ed organizzatrice di eventi, quando parla di sè (e la foto rende perfettamente l’idea di ciò che dice) afferma di “vivere felicemente con la musica e per la musica”.

Sabrina, rispetto a tante altre tu sei abituata ai riflettori…
“Vero. Questa volta, però, ho sentito l’importanza di un’iniziativa che riunisse trenta donne non perchè fossero le più belle o le più importanti di Taranto, ma per metterle a confronto e far conoscere storie anche drammatiche attraverso le voci stesse delle protagoniste. Voci che catturano ed emozionano per la positività che sanno trasmettere”.

Tu sei abituata a stare a contatto con la gente. E la musica, si sa, da sempre è considerata uno dei mezzi più immediati per trasmettere messaggi.
“La musica è come il colore usato da Carmine La Fratta nelle foto: uno stato d’animo. Noi tutte, noi donne, non ci rendiamo conto della forza che possediamo e di quanto possiamo trasmettere agli altri attraverso il nostro lavoro. Il mio, in particolare, per la sua stessa natura, rispetto agli altri, mi permette di comunicare con grande facilità qualsiasi tipo di messaggio al pubblico.

Il 14 marzo la mostra si chiude…
“Si chiude la mostra, ma il progetto resta in piedi: forse andrà in tour per l’Italia. Un’occasione per dimostrare che esistiamo. Nonostante tutto”.
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche