Cultura

La pioggia non ferma i Riti, come nel 1992

Il vescovo dal balcone del Carmine ricorda il piccolo Mimmo ucciso a Palagiano


Il fuori programma della pioggia, che ha fatto slittare di due ore l’uscita dei Misteri, ieri sera, dalla chiesa del Carmine, sarà segnato negli annali dei Riti della Settimana Santa tarantina.

Inevitabile rivolgere lo sguardo al passato, alla ricerca di un precedente storico. A riferire di come fu sempre la pioggia, nel 1992, a dettare una variazione nel percorso della processione del Venerdì Santo è il prof Antonio Fornaro, storico delle tradizioni.

In quel caso l’intero corteo uscì dal portone del Carmine per poi trovare riparo all’interno della galleria di Palazzo degli Uffici dove le poste di confratelli e le espressive statue dovettero rimanere fino a cinque minuti prima della mezzanotte. Poi la processione riprese per concludersi il Sabato Santo mattina con qualche ora di ritardo, proprio come avvenuto in questa edizione che si è chiusa, stamattina, sotto i raggi del sole.

La storia si ripete. E la tradizione, di anno in anno, si rinnova, tramandata di padre in figlio.

Proprio alla storia, e all’anniversario che la confraternita del Carmine si accinge a celebrare, è andato il pensiero dell’arcivescovo. Così monsignor Filippo Santoro si è rivolto ieri sera alla folla, dal balcone del Carmine: “Saluto il priore e il padre Spirituale dell’arciconfraternita del Carmine, particolarmente in quest’anno in cui ricorrono i 250 anni della donazione delle due statue del Cristo Morto e dell’Addolorata. Durante quest’anno sarà possibile per tutti ricevere, per benevola disposizione di papa Francesco, l’indulgenza plenaria qui al Carmine”. Quindi il passaggio sulla commissione.

“Possiamo affermare alla fine di un primo percorso di riflessione intorno ai riti della Settimana Santa, con le confraternite coinvolte, di aver dato un segno di ascolto e di collegialità, di corresponsabilità. Vorrei ringraziare tutti i confratelli e le consorelle per la docilità e la maturità con cui sono state accolte le mie intenzioni per valorizzare il senso liturgico della domenica delle Palme posticipando le gare a fine giornata, dopo la celebrazione dei Secondi Vespri. Si è posto l’accento sull’attenzione ai confratelli meno abbienti, ai quali devono essere gratuitamente assegnati alcuni simboli, attenzione della quale i priori e i consigli di amministrazione si sono seriamente impegnati. Altra attenzione è la partecipazione delle confraternite ad un’opera di carità diocesana, e cioè al dormitorio per senza fissa dimora. Anche prima le Congreghe facevano la carità, ma ora sono chiamate a contribuire con un segno concreto, alla comunione ecclesiale con tutte le realtà dell’arcidiocesi. Faremo questo centro notturno anche se, lasciatemelo dire, sono convinto che bisogna aiutare una persona prima che diventi un senza tetto. Dopo è già un fallimento per la comunità che deve correre ai ripari”.

E la stretta attualità: “Siamo finalmente, anche quest’anno, intorno ai nostri amati simboli”. “Riflettevo – ha continuato il vescovo – che magari il nostro popolo in questo periodo potrebbe scoraggiarsi perché tanti miglioramenti auspicati e invocati tardano ad arrivare, a povertà si aggiunge povertà, a sfiducia altra sfiducia. Se penso ad esempio che tre anni fa proprio da questo balcone mi appellai perché la situazione dei due marò pugliesi si risolvesse. Speriamo che finalmente presto i nostri Latorre e Girone tornino tra noi. E se passiamo al mondo del lavoro che le cose si complicano ancora di più, come accade ai lavoratori dell’indotto della Marina, ai quali rinnovo tutta la mia solidarietà. Proprio l’altro ieri nel precetto all’Ilva ho affermato che ‘nonostante ne siano successe tante, se ne siano scritte e dette molte di più, le cose non sono cambiate di molto. Non basta salvare il salvabile bisogna innovare, cercare strade nuove’. Invito a che non ci siano ulteriori proroghe e ritardi perché la vita non può attendere”.

“E come non ricordare il piccolo Mimmo di Palagiano, caduto nella strage più sanguinosa accaduta in quel territorio. Che le nostre domande trovino risposta! Se osservo le richieste senza numero da parte dei nostri poveri, le aziende che stentano o che chiudono, la fila di coloro che perdono il posto di lavoro, è inevitabile che la mia preghiera si fa più intensa”. E, ancora “Qualcosa abbiamo visto muoversi per la rigenerazione della Città vecchia. Per dare un segno concreto ieri nella messa, nella cena del Signore del Giovedì Santo, ho fatto la lavanda dei piedi a dodici pescatori della città vecchia. Ho baciato i loro piedi come Gesù ha fatto con gli Apostoli e come Papa Francesco ha fatto con dodici disabili. Badate bene che l’invito costante al perseguimento del bene comune non è un invito di circostanza ma un dovere ed un bisogno per questa Città. Non possiamo continuare ad essere divisi. Né tantomeno possiamo pensare di costruire qualcosa di serio facendo a meno gli uni degli altri, o semplicemente lamentandoci. Il quadro è drammatico e duro. Gli effetti della crisi si stanno facendo sentire ora nella loro virulenza, ma non possiamo lasciarci inghiottire dalle tenebre, perché è possibile, tangibile, riscontrare tante manifestazioni luminose. Penso ai giovani, al volontariato del nostro territorio, alle nostre parrocchie popolose, a tanta gente buona, creativa e generosa. Ora però dobbiamo avere fede di piantare fiduciosi il seme nella terra affidandolo ad essa, fidandoci di Dio”.

“Vogliamo lasciarci riconciliare dal Signore e così essere costruttori di solidarietà e di speranza per noi per la nostra città ferita per tutta la nostra società. Ti preghiamo per tutti; particolarmente per gli ammalati, specialmente le vittime dell’ inquinamento, per i disoccupati, per i lavoratori e i bambini. Ti preghiamo per i giovani, che non siano costretti ad emigrare per studiare e per lavorare. Ti preghiamo per quelli che ci governano: che lo facciano davvero, che siano saggi, efficienti e che costruiscano il bene comune”.

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