Cultura

Mons. Santoro: «Un ambiente sano per i nostri figli sia la nostra priorità. Anche a Taranto»

Il messaggio dell'Arcivescovo metropolita in occasione della Giornata per la salvaguardia del Creato


Si è celebrata ieri in tutta Italia la IX edizione della Giornata nazionale per la custodia del Creato. Anche l'arcivescovo metropolita di Taranto, Mons. Filippo Santoro, ha voluto far sentire la sua voce per invocare il rispetto dell'ambiente che compete a ciascun cristiano.

Inevitabile il riferimento al "caso-Taranto", dove la tutela dell'ambiente è diventata lo spartiacque tra la vita e la morte di una comunità.

Ecco il testo integrale della lettera pastorale.

«"Dove è Gesù si amano i fratelli, ci si impegna a salvaguardare la loro vita e la loro salute anche rispettando l’ambiente e la natura"». Come sono belle le parole che papa Francesco ha pronunciato nella sua visita a Caserta lo scorso 26 luglio! Esse ci mostrano l'immagine di un mondo così come è uscito dalle mani del Signore.

Ai fratelli che vivono in Campania, che di recente sono venuti a Taranto per portare la loro testimonianza e che ho incontrato con gioia, siamo legati dalla comune piaga dell'inquinamento e, in questo giorno, sono loro particolarmente vicino nella preghiera. La loro vicenda è un campanello d'allarme che ci spinge a vigilare sulla nostra terra, dove pure sono presenti numerose discariche di rifiuti speciali.

Le popolazioni dei comuni della nostra provincia interessate dalla presenza di questi insediamenti da tempo denunciano disagi e temono rischi per la salute.

Riprendo in questo mio messaggio il contributo della Commissione Diocesana per la Custodia del Creato richiamando il fatto che l'inquinamento delle grandi industrie non deve distrarci da altre potenziali situazioni di criticità, perché, come dice papa Francesco, difendere il creato significa "avere il coraggio di dire di no a ogni forma di illegalità".

Intanto, sono trascorsi oltre due anni dal sequestro, da parte della magistratura, di sei impianti dell'Ilva di Taranto e un anno esatto dal messaggio episcopale indirizzato alla comunità jonica nella Giornata per la custodia del creato promossa dalla CEI. Fissare oggi queste due date consente di guardare, rispettivamente, il punto di inizio e le tappe intermedie di un percorso, avviato a vari livelli istituzionali che, nelle intenzioni di tutti, dovrà portare al superamento della innaturale contrapposizione tra vita e lavoro.

Il clima infuocato dell'estate del 2012 ha ceduto il passo, nel 2013, ad una situazione di attesa, oscillante tra disillusione e speranza. Infatti, nel mio messaggio dello scorso anno evidenziai "la constatazione che la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e i decreti non sono serviti a migliorare la situazione ambientale". Ed ancora  sottolineavo: "Lo testimoniano i ritardi nell’applicazione delle prescrizioni ed i fatti di questi ultimi tempi, che, ormai, riguardano anche altre realtà industriali".

Facevo, dunque, pure riferimento alla diffusione in atmosfera di sostanze odorigene da parte della raffineria.

Molteplici in quel documento anche i miei riferimenti agli aspetti positivi maturati nella comunità jonica, come l'esigenza di verità, giustizia e riconciliazione, fattori imprescindibili per fondare un nuovo umanesimo.

Siamo nel 2014, è passato un altro anno, ma, nonostante gli sforzi, non si sono registrati ancora significativi passi in avanti per quanto concerne sia l'adeguamento degli impianti sia le irrinunciabili bonifiche delle aree esterne allo stabilimento industriale. La scoperta della contaminazione della falda a Statte è un fatto grave da non sottovalutare.

Nel frattempo, l'inquietudine e la preoccupazione della popolazione tarantina sono aumentate per diverse ragioni: i ritardi e le varie proroghe nell'applicazione delle misure ambientali, che la sentenza della Corte Costituzionale n. 85 del 2013 indica come unica condizione per il mantenimento del sequestro degli impianti con facoltà d'uso; l'incertezza sulla disponibilità e la provenienza delle risorse necessarie a portare avanti l'opera di risanamento. A queste insicurezze si aggiunge poi il timore che il carico di inquinanti sull'uomo e sull'ambiente possa persino aumentare con il prospettato insediamento dell'impianto "Tempa Rossa" ed a causa dei dibattuti effetti derivanti dall'applicazione delle norme contenute nel decreto n. 91/2014 come, per esempio, quella in materia di scarichi a mare. Infine, i dati scaturiti dal progetto “Sentieri” dell'Istituto Superiore di Sanità, tra cui quello che registra a Taranto il 21% in più della mortalità infantile rispetto alla media regionale. Emerge un quadro di scarse certezze che induce a domandarsi quale sia il modello di sviluppo per Taranto, e, dunque, per il Paese, nei prossimi anni.

La risposta arriva naturalmente dalle pagine di Giovanni: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv. 14, 6). Mettiamoci, dunque, alla sequela di Cristo, rivelatore del Padre e dell'uomo all'uomo, e troveremo la strada per raggiungere presto i traguardi prefissati! Mettere al centro di ogni decisione Cristo significa, però, scegliere la vita di ogni uomo e di tutto l'uomo e dire "No a un denaro che governa invece di servire" (Evangelii Gaudium 57).

Papa Francesco individua quattro principi d'azione che, se applicati nella verità e nella carità anche a Taranto, darebbero vigore al cammino: “Il tempo è superiore allo spazio; L'unità prevale sul conflitto; La realtà è più importante dell'idea; Il tutto è superiore alla parte”. Il primo principio invita a lavorare a lunga scadenza, senza l'ossessione dei risultati immediati, cosa che la comunità tarantina sta facendo, restando in attesa di quelle prime risposte che tardano ad arrivare. Occorre rafforzare, dunque, con gesti concreti un atteggiamento di realistica fiducia per cui, un passo alla volta, tutti insieme, si possano fare progressi ed ottenere risultati.

A Taranto l'attuazione del secondo principio vive fasi alterne, determinate dal progresso o dall'arretramento lungo il percorso verso l'applicazione delle misure a tutela della salute e dell'ambiente. Il terzo principio dice che tra l'idea e la realtà "si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l'idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell'immagine, del sofisma" (Evangelii gaudium 231). L'impegno di fronte alle urgenze della realtà impone, pertanto, il ricorso al quel principio di precauzione, spesso trascurato eppure da tempo ben noto nel consesso delle Nazioni Unite e nell'Ordinamento dell'Unione Europea, la cui politica in materia ambientale è appunto fondata sui principi di "precauzione", della "azione preventiva" e del "chi inquina paga".

Il quarto principio invita a mantenere viva la tensione tra globalizzazione e localizzazione, per evitare da una parte di restare esclusi dai processi mondiali di sviluppo e dall'altra di rimanere schiacciati in meccanismi che sovrastano e travolgono il singolo uomo e le comunità locali.

Il "caso Taranto" è, senza dubbio, un banco di prova e non solo dal punto di vista etico: dalla qualità delle decisioni e dall'efficacia delle azioni che verranno poste in essere dipenderà la politica industriale e l'economia del Paese. La sua classe dirigente trovi allora la forza per affrontare questo problema con quello spirito creativo e con quel coraggio che ha portato gli antichi navigatori alla scoperta di nuove terre. Continuo a rivolgere il mio appello alle autorità politiche nazionali, al mondo del lavoro e dell’economia perché siamo proprio ad un punto cruciale nella difesa della vita e dello sviluppo del bene comune.

Invoco la benedizione di Dio, sulla nostra terra e sul nostro mare. Chiedo al Signore che illumini le menti e le coscienze perché forti delle esperienze passate, non commettiamo ancora gli stessi errori che hanno deturpato questo angolo di Puglia, ma che un ambiente sano per i nostri figli sia la nostra priorità».

 

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