Cultura

Dal 1958 ad oggi: il mondo di Caretta

Nella bottega nel cuore della Città delle Ceramiche nascono le maioliche simbolo della storia della ceramica grottagliese


GROTTAGLIE – Cinquantasei anni e tanta esperienza e successo alle spalle: è, infatti, dal lontano 1958 che la “bottega” Caretta, in via Caravaggio, è sinonimo di eccellenza nel campo della ceramica. Un’arte, quella dei Maestri ceramisti che al suo interno creano veri e propri “gioielli”, coltivata negli anni con passione e sacrificio. In nome, soprattutto, del suo fondatore: il M° Domenico Caretta, scomparso nel 2006 e il cui lavoro, oggi, continua grazie ai figli. Sempre sotto il segno della tradizione, ma senza mai tralasciare la ricerca di nuove forme e colori.

“Domenico, nostro padre – dichiara Pietro Caretta – sin da piccolo ha vissuto in bottega. A sei anni, raccontava, ha iniziato ad affinacare il M° Vincenzo Del Monaco nella cui bottega è rimasto sino a quando non fu chiamato per la leva militare. Fin da piccolo disegnava sui muri del paese per realizzare il sogno di intraprendere questo mestiere. A Taranto, in viale Virgilio, ha cominciato la sua avventura. Solo dopo 10 anni, spinto da nostra madre e dalla nascita dei primi due figli, decise di tornare a Grottaglie. E’ qui che la sua bottega diventa anche una fucina di idee: al suo interno hanno maturato le loro prime esperienze artistiche molti giovani grottagliesi che, successivamente, si sono affermati come architetti e ceramisti. Nostro padre era un uomo curioso. Consapevole dei propri limiti e sempre teso a superarli. Nelle sue opere traspariva una fortissima tensione psicologica. Con l’uso del colore e delle forme barocche, riusciva a far esplodere tutto il suo mondo interiore”.

“Descrivendo la sensibilità artistica di nostro padre – interviene Francesco – mio fratello mi ha ricordato un episodio della mia infanzia: nel mese di settembre di ogni anno, terminata la stagione estiva, ci portava in giro per l’Italia, trascinandoci in tutti i più importanti musei. Un anno la nostra meta furono Roma ed i musei vaticani. Alla vista della Cappella Sistina, iniziò a lacrimare. Gli chiesi perché piangesse. Io ero un bambino di dodici anni e non capivo cosa stesse accadendo. Lui mi rispose: ‘perché sono piccolo’.
Solo dopo anni compresi il significato delle sue parole e l’umanità di un uomo che riconosceva l’immensità di un artista come Michelangelo”.

“Una svolta importantissima – continua Pietro – si ebbe nel 1984, quando fu invitato ad organizzare una personale a Roma, presso la Galleria del Batik. In quella occasione furono presentate, per la prima volta, le bambole. Quella mostra ebbe un’eco vastissima. All’inaugurazione intervenne anche l’On.le Claudio Signorile, all’epoca Ministro dei Trasporti, grande estimatore delle sue opere. Penso che il successo della nostra bottega sia molto dipeso dalla inquietudine del suo fondatore, sempre alla ricerca di novità e di nuove esperienze”.

Attraverso quale percorso siete giunti al successo e quali strategie adottate per mantenere alto il nome dell’azienda?
“Il percorso è quello da lui indicato. Passione ed onestà – risponde Pietro – E’ stato mio padre ad insegnarmi che qualsiasi mestiere debba essere svolto con passione. L’onestà, invece, consiste nel proporre alla clientela un prodotto originale dal quale trapeli la storia del territorio e della nostra bottega. Tutti gli oggetti da noi prodotti manualmente, sono pezzi unici.

Cosa ispira le vostre originali “opere”?
“Le opere che realizziamo – risponde Pietro – sino ad oggi sono sempre state ispirate al nostro passato. Un passato che si rinnova quotidianamente. Sono riconoscibili gli stilemi architettonici del barocco, del neoclassicismo e, direi, della pop art. Certo non la pop art in senso warholiano, ma nel senso di un arte che trova origine nella propria civiltà contadina”.

Tradizione e futuro: in che modo convivono, nelle vostre ceramiche, questi due diversi aspetti di una stessa realtà?
“Fino ad oggi, a Grottaglie, ritenevamo che la tradizione fosse sufficiente a salvaguardare il nostro immenso patrimonio culturale. Oggi, se vogliamo evitare che le botteghe grottagliesi continuino a chiudere, dobbiamo accettare l’idea di un cambiamento. Non è facile deviare il proprio percorso culturale, ma dobbiamo farlo. Per questo ci apriremo a nuove forme di collaborazione con artisti e designer di diversa estrazione culturale rispetto alla nostra: ci aiuteranno a rielaborare la nostra storia con occhi diversi ed a proporre un prodotto nuovo che in ogni caso, pur legato alle nostre radici ,sarà rivisitato in forme più attuali”.

“La bambola” è una delle creazioni “rinate” dalle mani dei vostri Maestri ceramisti. Come è nata l’idea di incentrare la produzione sulle leggendarie pupe? E come si è allargata, nel tempo, ad altri “soggetti” ?
“Nostro padre, Domenico – risponde Francesco – era un grande appassionato della storia della ceramica grottagliese. Nel 1982, per i tipi di Congedo Editore, venne pubblicato un bellissimo libro di Ninina Cuomo Di Caprio (“Ceramica rustica e tradizionale in Puglia”) inel quale, fra i vari oggetti, veniva ripresa una bottiglia antropomorfa (buttija a pupa). Si trattava di una fotografia in bianco e nero ed il volto umano della bottiglia sembrava avesse un baffo (forse una sbavatura di colore). Da qui l’ispirazione a creare una coppia di bottiglie antropomorfe. Un uomo e una donna. Volle creare, in definitiva, una storia che legasse quelle bambole alla sua Grottaglie. Nacque, così, la leggenda delle bambole. La storia (vera o falsa?) di un abuso, lo jus primae noctis, inflitto alle giovani spose più belle dal principe feudatario del paese. Le bambole rappresentano i simboli della sopraffazione e della libertà. La loro forza espressiva è un monito ai pericoli che derivano dall’abuso del diritto, oltre che un richiamo alla salvaguardia di tutti quei valori che rendono l’uomo libero”.

Recentemente è stata inaugurata una nuova bottega: quali sono i progetti per il futuro?
“La mostra nella Capitale rappresentò una svolta fortunata fondamentale – afferma Pietro – L’invito rivolto all’On.le Signorile anche in occasione di questa nuova fase della nostra storia imprenditoriale rappresenta, certamente, la volontà di dare continuità al progetto iniziato da nostro padre. Un trait d’union tra passato e futuro”.
E il futuro, per la bottega Caretta, significa anche una collaborazione con Andrea Pinti dell’omonima famiglia proprietaria della Pintinox S.p.a., il quale ha deciso di diversificare le proprie attività puntando sulle ceramiche artistiche di Grottaglie.

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