Cultura

Mons. Santoro: «Il bene è l’ambiente, il lavoro e la riqualificazione della Città Vecchia»

Il tradizionale messaggio per l'Immacolata dell'Arcivescovo Metropolita


Ecco il messaggio integrale dell'Arcivescovo Metropolita di Taranto, mons. Filippo Santoro, in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione 2014.

«La solennità dell’Immacolata è per me ancora l’occasione propizia per consegnare alla città e alla diocesi un messaggio di speranza.

Il tempo di Avvento che andiamo celebrando è l’esperienza liturgica dell’attesa. Guardando ad un evento storico inconfutabile e cioè quello della venuta del Salvatore in mezzo agli uomini, siamo invitati ad assimilare le parole dei profeti, le loro attese, le loro speranze, le loro preghiere accorate, perché i cieli si aprano e ci donino il Principe della pace. Facciamo nostra predicazione di Giovanni il Battista che ci invita a preparare la strada e soprattutto, oggi in maniera speciale, appropriamoci della luce che splende nel cuore di Maria, la Madre della Chiesa.

L’immacolata è un mistero di gratuità infinita, la salvezza precede storie e meriti di ciascuno, la salvezza è dono, la misericordia di Dio sovrabbonda senza limiti. Oggi la chiesa canta: tota pulchra es Maria, tutta bella sei Maria. Perché? Perché l’ombra del peccato non l’ha sfiorata. Il cristiano canta una bellezza che è verità e libertà. Verità come conoscenza felice dell’essere figlio di Dio, amato da Lui, atteso da Lui, mentre sperimentiamo la bellezza quando si è liberi dal peccato. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che il peccato è un grande danno, cancellare i nostri affetti tendenti al peccato, disaffezionarci ad esso per vivere nella bellezza di Cristo. Maria proclama che il male non vince. Può anche dilagare in molte forme come l'omicidio, il femminicidio, l'omertà e la corruzione; ma può essere vinto. Il nostro amato papa Francesco ci direbbe che dobbiamo allontanare lo spirito di mondanità dalla nostra vita cristiana, imparando a guardare le cose di lassù.

L'annuncio cristiano ci dona la gioia vera che nessuno può rapirci. Nel vangelo di oggi l’angelo Gabriele invita Maria a muovere i passi nella danza della gioia: sia gioia a te o piena di grazia, il Signore è con te. Maria non resiste agli inviti di Dio, li accoglie. Pochi versetti più innanzi, ella apre le sue porte allo Spirito fecondo di Dio pronunciando il suo giovane “eccomi”. Poi un viaggio silenzioso e solerte per riascoltarla interprete di tutti i poveri e gli umili di tutti i tempi e di ogni angolo della terra con l’inno del Magnificat: Dio guarda agli umili, Dio guarda ai poveri, Dio guarda a noi. In Lei il male non ha mai vinto e ciò è fonte di speranza per tutti noi. 

Oltre a questi semplici pensieri che vogliono nutrire lo spirito dei credenti, sono convinto di leggere nella festa di oggi un’altra bella occasione di tarantinità, ancora una volta è la fede che ci raduna come popolo: guai se questa città perdesse la sua tradizione di fede! L’icona stupenda che portiamo in processione ci annuncia una sconfitta per il serpente, oggi questo male ha tanti volti, tanti nomi, sembra vittorioso, ci fa paura ma è alla discendenza di Maria che spetta il compito e la missione di schiacciare la testa al demonio.

La forza simbolica del mistero dell’Immacolata Concezione ha una valenza nel nostro presente che non si presta a troppe interpretazioni. Dobbiamo sconfiggere il male, operando il bene, non un bene generico e di buone intenzioni, ma un bene che si chiama liberazione dalle minacce per la nostra salute, un bene che si chiama salvaguardia del creato, che ha il nome di una buona politica, questo bene per noi si chiama Città vecchia con la sua riqualificazione morale e urbanistica, un bene che si chiama occupazione. Vorrei tanto che il Natale portasse delle risposte concrete in questi ambiti, che anche lo Stato insieme ai propositi si possa fare artefice di fatti di speranza perché tutta questa terra desidera risorgere!

L’ultima consegna è tipica dell’Avvento, e cioè quella di perseverare nella preghiera e di vigilare, perché le promesse del Signore sono sicure e Lui è fedele, ma non dobbiamo dimenticarlo, ma attenderlo nella preghiera e nella solidarietà. Come nella nostra città si preparano bellissimi presepi, persino negli ipogei, prepariamo le nostre famiglie nella accoglienza e nella solidarietà in modo che tra noi ci sia posto per Gesú e per i poveri. 

Guardando al Santo Natale nella luce dell’Immacolata vorrei raggiungervi con la mia benedizione e il mio abbraccio».

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