Cultura

Gli anni ‘60: che rimpianto

Il ricordo di una Taranto che sognava successo e boom economico. E di un grande come Nucci Guerra, tra i fondatori dei “4 del Sud”


Seduti in quel caffè, con in tasca e nel cuore un sogno.  Per una sera, la sede di Confcommercio, in viale Magna Grecia, raccoglie un po’ di quello spirito, quell’emozione che solo quegli anni sono riusciti a sprigionare nel tempo. Lo spunto è l’ultimo libro di Claudio Frascella, “Seduti in quel caffè…Sognando Liverpool”. Con l’autore, Leonardo Giangrande, presidente Confcommercio; Vincenzo Baio, assessore comunale; Antonio Biella, giornalista; Piero Massafra, editore. E c’è Franco Cosa, che chitarra e voce, canta “29 Settembre” e “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. Una serata curata da Simona Giorgi per Confcommercio e coordinata per Scorpione Editrice da Alessia Amato. 

Più che un incontro, è stata una festa. Garbata, educata, come quei sentimenti di una volta, come ha dichiarato l’assessore Baio.

Quella raccontata era una città ai bordi, mica tanto, della quale stava sorgendo il primo impianto siderurgico europeo, per dimensione il secondo al mondo. E gli ex ragazzi si misuravano con cartoline verdi (la “chiamata” al servizio di leva) e le pressioni dei genitori, che ambivano a sistemare i propri figlioli con “il posto sicuro”. 

Fra il pubblico, protagonisti di quegli anni, commercianti, professionisti, rappresentanti le istituzioni. Gente in vista, che nei Sessanta ha scelto una strada diversa, senza mai rinunciare a seguire i protagonisti tarantini delle sette note. Giudici, funzionari, direttori di banca, architetti. E pensionati di Arsenale “Italsider”.

C’erano i protagonisti di quei tempi, i 60, con qualche capello in meno o più bianco “che più bianco non si può”.  Si è parlato dei complessi beat dell’epoca, di un sogno accarezzato, di aneddoti da farci un film, anche due, nonostante il libro di Frascella, fra racconti e foto, di pagine ne abbia qualcosa come duecentotrenta. Giangrande si sofferma su un capitolo, quello che riporta le decine di imprese cittadine, piccole e grandi, che oggi non ci sono più. Alla luce di quella evoluzione, il numero uno dell’associazione di categoria parla di un sogno svanito nel nulla, venduto a un benessere effimero, oggi traballante.

Si parla di Pettirossi, Condors, 4 del Sud, Skyhawks, Les Amantes, Glom, Nobili, New Harlem, Spettri, Vendicatori, Diamanti, Dinamici, Gold Men, Principi Azzurri. E via discorrendo, perché il resto è tutto fra le pieghe del libro e della memoria di quei protagonisti. Perché durante la “reunion” di presentazione ufficiale di “Seduti in quel caffè…”, vengono fuori altre storie, altrettanto divertenti quanto quelle raccolte nella quarta opera di Claudio Frascella.

Biella racconta la sua esperienza di “Pettirosso per un giorno”, di una foto in posa per il manifesto, in sostituzione di un batterista, Aldino Venere, che riprenderà il suo posto dietro rullante e grancassa. Fra il pubblico, Mimmo Sportelli, cantante dei 4 del Sud, sostituito da Giuliano Mallito, altra bella voce a quei tempi, Franco Tassano, prima con i Dinamici, poi fotografo per trent’anni di TV Sorrisi e canzoni. Con loro, un tris di Peppe: Peppe Scarciglia, Peppe Fiore e Peppe Trani.

Nel libro, non solo musica. C’è la Taranto beat, come quella dei Sessanta. I cinema e le arene, le imprese di quei tempi e i quartieri, i locali invernali e quelli estivi, i lidi e i juke-box, le serate al Red Sky e quelle in casa, le “feste a componente”. C’è una Taranto che comincia a fare i conti con boom e progresso, ma fa ancora ricorso a cambiali e “libbretta”. Davanti a tutto e, talvolta, sullo sfondo per lasciare spazio ad altre storie ed emozioni della Taranto di una volta, loro, i complessi musicali. Fra London, Stiva e Red Sky, via D’Aquino e il bar Antille, proseguendo con Royal Bar, La Sem e La Raquette. Una, dieci, cento storie. E la ristampa di un libro fatto di sentimenti con galleria fotografica con una dedica speciale a Piero Provinzano, batterista di Nobili e New Harem, scomparso lo scorso gennaio, proprietario di un archivio infinito, parte del quale è stato pubblicato in una breve, ma succosa galleria fotografica.

A fine serata è giunta la notizia della scomparsa di Nucci Guerra, uno dei 4 del Sud. Apprezzato in ambito musicale, aveva avuto modo di confrontarsi a livello nazionale con la musica che conta. Nonostante Adriano Celentano gli avesse proposto l’ingresso nel Clan, Guerra declinò l’invito. Tornò nella sua Taranto in veste di dirigente presso la Shell. L’ultimo saluto al maestro Nucci Guerra, parenti e amici lo hanno tributato sabato scorso in una chiesa di Martina Franca.

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