Cultura

Arriva dalla Lituania il violino che incanta

Con il suo spettacolo multimediale l’affascinante performer sarà tra i protagonisti della 2^ edizione della “Notte della cultura”


TARANTO – Violinista, performer e, soprattutto, ideatrice di un innovativo e spettacolare concerto: tutto questo è Saule Kilaite, l’artista di origini lituane sabato, 13 giugno, protagonista tra i protagonisti nella “Notte della cultura”.
Con il suo “Andando, vivendo”, Saule  regalerà al pubblico tarantino musica, parole, danze e videoproiezioni che accompagneranno gli spettatori in una sorta di travolgente viaggio musicale intorno al mondo.
Poesia, fascino, originalità e ovviamente una grande capacità di trasmettere, attraverso le corde del suo violino, emozioni: come nasce la passione per la musica e per il violino in particolare?
“Penso di essere nata violinista. Quando avevo quattro 4 ho sentito per la prima volta le  “Quattro stagioni” di Vivaldi: da quel giorno sono rimasta folgorata sia dal violino che dal mondo della musica. Ho iniziato i miei veri studi all’età di 5 anni e questo ‘amore a prima vista’ dura tuttora”
Dalla Lituania, suo Paese di origine, all’Italia, terra di grandi compositori e musicisti: cosa l’ha spinta a “scegliere” il pubblico italiano e portare nel Belpaese eventi e progetti a volte anche originali?
“Fin da piccola ascoltavo sia l’opera italiana, sia  brani dei cantanti di musica leggera come Modugno, Celentano, Matia Bazar, Ramazzotti: ogni volta rimanevo affascinata dalla musicalità della lingua e dalla bellezza delle melodie.
A 15 anni ho fatto il mio primo viaggio in Italia: l’impatto è stato così forte da desiderare di trascorrere un periodo della mia vita nel Paese del sole. Si dice che certe volte basti desiderare fortemente… ed eccomi qui. L’Italia, effettivamente, è diventata la mia “seconda patria”: qui ho affondato le mie radici sia di vita, sia di musica. Fin dall’inizio ho trovato molta affinità con il pubblico italiano che ama la tradizione, ma è anche aperto anche alla innovazione e alla ricerca di nuove idee creative.
In scena improvvisa. Balla. Si muove in un modo che sembra apparentemente inconsueto per una musicista dalla formazione classica: è questo il suo modo di interpretare la parola “spettacolo”?
“Esprimersi a 360° è sempre stata la base della mia filosofia creativa. Fin dall’inizio, quando ho creato il progetto “Violin performance”, ho voluto spaziare in più campi che dessero la possibilità di esprimermi in modo vario e completo. La mia idea di spettacolo ha molte sfaccettature: il ritmo costante di regia, i tagli particolari di luce, soluzioni creative ed originali di scenografie.
Sul palco cerco di fare quello che mi piacerebbe vedere se andassi ad assistere ad uno spettacolo dal nome ‘Andando, vivendo’.
Il mio intento è di dare al pubblico diverse esperienze creative ed emozionali durante un’unica performance. Se posso azzardare una metafora, è un po’ come quando al ristorante ti servono un piatto con diversi assaggi: se poi ti piace qualcosa in particolare, puoi sempre ordinarne un piatto intero.
Lo stesso con la musica: se dall’ascolto della mia sintesi di Vivaldi o di Bach scopri una passione, più tardi vai a comprare un disco con l’opera completa  approfondendo, così, la ricerca.
Sto solo tentando di seguire le esigenze che sono al passo col tempo che stiamo vivendo.
Guardandola mentre suona, non si può fare a meno di notare che il violino sembra una sorta di prolungamento delle sue mani. Come si raggiunge un tale livello di perfezione?
“Diversamente da quello che si può immaginare, non è solo un costante e lungo esercizio tecnico sullo strumento. C’è alla base una continua ricerca. Quotidianamente scelgo il repertorio, creo arrangiamenti originali per ogni brano. Il mio lavoro consiste anche nella scioltezza e nella sicurezza tecnica di maneggiare e “dialogare” con il proprio strumento. Nella scelta dell’immagine, delle persone giuste con le quali collaborare, nel modo personale di affrontare e nella ricerca di nuove idee e spunti creativi.
Parlare di perfezione mi sembra eccessivo. Effettivamente il violino è uno strumento difficile: bisogna fare attenzione alla più millimetrica variazione partendo dalla tecnica delle dita della mano sinistra, arrivando alla fluidità della mano destra per, poi, collegarsi a tutto il resto.
Più che di perfezione potrei dire che si tratta di una costante focalizzazione di energia e di attenzione su quello che si sta facendo. E’ un po’ come se si stesse ‘operando’ un paziente: la minima distrazione porta ad un danno irreparabile”.
In lei vivono due mondi, per molti incompatibili: uno classico, l’altro che esplora sonorità di musiche popolari, etniche e moderne: una scelta obbligata o solo un modo di avvicinare sempre più persone alla musica?
“La mia non è una scelta obbligata. L’obbligo è contrario alla musicalità, alla espressività e all’arte in generale. Ho scelto, rischiando, di fare quello che voglio della mia vita e delle mie capacità. Ho deciso di essere imprenditrice di me stessa piuttosto che lavorare con rigide regole dettate da altri. Ogni giorno sono responsabile del successo o del fallimento delle mie scelte.
Non mi ritengo, poi, una persona che suona solo per fare avvicinare il pubblico alla musica: semplicemente cerco di trasmettere le emozioni e quello che sento dentro, condividendole e scambiando le sensazioni del ‘mio mondo’ con chi mi ascolta ed è predisposto a questo ‘scambio’ emotivo. E poi mi è sempre piaciuto il pensiero di Pablo Picasso che ho parafrasato: “ La musica è più forte di me: mi fa fare tutto ciò che vuole”.
Ci parli dell’Orchestra invisibile che fa da supporto ai suoi concerti: come è nata l’idea?
Tutto è iniziato nel 2001 quando ho incontrato il mio produttore Charly Cartisano.  Da tempo avevo un forte desiderio di creare un progetto artistico che mi permettesse di esprimere la mia vena creativa più liberamente. All’inizio abbiamo creato il ‘Picasso strings project’, un quartetto d’archi femminile dinamico e coinvolgente. Affrontavamo ogni genere di musica: dalla classica alla leggera. ‘L’Orchestra invisibile’ è nata dall’esigenza di avere un accompagnamento musicale sui brani che suono da solista. Le basi preregistrate che invento, suono ed arrangio in studio, mi danno la possibilità di esplorare la ‘natura’ del violino su diversi generi musicali. E di poter comunicare con il pubblico a modo mio, suonando anche per chi non conosce a fondo la musica classica o la considera noiosa. Uno dei miei sogni sarebbe realizzare lo spettacolo con una grande Orchestra sinfonica ‘incorniciata’ dalle scenografia particolari che ho in mente. Chissà. Magari un giorno…”

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