Cultura

Suoni dal lontano Seicento

Dalla collaborazione fra l’artigiano liutaio Antonio Dattis ed il geniale liutista Davide Rebuffa rivive uno dei più straordinari strumenti del XXII secolo: il Dyphone


SAVA – Antonio Dattis e Davide Rebuffa: il primo geniale liutaio pugliese; il secondo, liutista italiano di fama internazionale. Insieme  per portare avanti un progetto davvero interessante: far rinascere – e conoscere – nel Salento uno straordinario strumento barocco, il Dyphone. Ovvero, un liuto a doppio manico a 50 corde, dimenticato da quasi cinque secoli.

L’occasione per ammirare lo straordinario strumento è data dal “Theatrum instrumentorum”, mostra allestita nella sala S. Egidio del Convento di San Francesco (in via Roma, 125), la cui inaugurazione è fissata per il 3 luglio e che si protrarrà fino al 12 dello stesso mese.

Durante l’evento (dedicato alle ricostruzioni di strumenti musicali a corde pizzicate dal Medioevo al Settecento), per esattezza sabato, 4 luglio, ai visitatori sarà offerta l’opportunità di ascoltare il suono del   rinato strumento, sempre nella chiesa del Convento, alle 21 (l’ingresso è libero), da una ensemble formata da Davide Rebuffa, Mauro Squillante e Luca Tarantino.

Il Dyphone – come si accennava – o doppio liuto a 50 corde, è uno degli strumenti più singolari e più rari della storia della musica europea, realizzato in un’unica copia nel Seicento e mai più costruito.

L’idea a Rebuffa di portare avanti questo progetto, è nata un anno fa. A Dattis, succesivamente, ha sottoposto l’unica immagine esistente del Dyphone: dopo circa un anno di lavoro, l’artigiano ed il musicista sono giunti alla realizzazione di una riproduzione moderna dello strumento. E lo hanno reso protagonista in concerto. Un po’ di storia: il Dyphone fu inventato e costruito nel XVII secolo dal compositore Thomas Mace (un rappresentante della vecchia scuola liutistica inglese e autore Musick’s Monument nel 1676), in seguito ad una singolare circostanza. Colpito da sordità, il liutista e compositore inglese volle progettare e costruire personalmente (era il 1672) uno speciale e gigantesco doppio strumento, battezzandolo, appunto, Dyphone o Double Lute. Il Dyphone era dotato di due manici posizionati in direzioni opposte sul corpo dello strumento, con un ben 50 corde (12 ordini doppi per il liuto e 13 ordini ordini per la tiorba). Nelle intenzioni di Mace, la sua sonorità doveva essere tale da sopperire, almeno in parte, al suo deficit acustico.

Mace lasciò lo strumento descritto in una poesia contenuta nel suo libro e in un’illustrazione che l’atigiano liutaio ha utilizzato per riuscire nella sua straordinaria impresa di fabbricarne una copia perfettamente funzionale, dalla forma affascinante ed unica e, soprattutto, dal suono particolarmente suggestivo.

E’ così che, nel Salento di oggi, ha preso nuovamente vita un suono dimenticato da oltre 400 anni.

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