Cultura

La sconfitta della destra e la Taranto anemica

Angelo Mellone: “Racconto il disagio di una generazione”


L’inizio è una fotografia: quella del pomeriggio del 25 gennaio 1988. È domenica e allo “Iacovone” si gioca Taranto-Lazio ed è lì, sullo sfondo di quella colonna di fumo grigio che accoglie i tifosi biancocelesti, che si intrecciano le storie di Claudio, Dindo, Gorgo e Chiodo. Tre liceali e un’operaio dell’allora Italsider e un’esistenza avvolta nelle fiamme del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale fino all’impietosa disillusione dell’età matura.

“Nessuna croce manca” (Baldini&Castoldi), è il romanzo nel quale Angelo Mellone – tarantino, giornalista, scrittore e dirigente Rai – racconta la storia di un pezzo di generazione, quella che era storicamente e politicamente dall’altra parte della barricata.

“Ho pensato – dice Mellone a Taranto Buonasera – che se la sinistra ha avuto il suo grande affresco nel bellissimo “La meglio Gioventù” di Marco Tullio Giordana, perché non provare a fare la stessa cosa a destra? Così è nato questo mio primo romanzo, per me il libro più importante per storia e qualità fra quelli che ho scritto”.

Un libro autobiografico?
Diciamo che i personaggi sono di finzione ma collocati dentro storie vere. Racconti la storia di quattro ragazzi, dagli ardori giovanili fino allo spegnimento di quelle fiamme ideali che, da destra, avevano alimentato la loro giovinezza. Questo è il romanzo di una sconfitta. A quarant’anni quei ragazzi si ritrovano ad essere irrisolti. Questo romanzo racconta la sconfitta della politica.

È un libro pessimista?
Letterariamente pessimista, storicamente verosimile. È l’esatto opposto di un romanzo agiografico. 

La destra in Italia è stata prima sdoganata, poi omologata, infine è evaporata. Perché?
La destra è finita con Berlusconi. Con il suo ingresso in politica la destra è stata assorbita dal berlusconismo, che con la storia della destra non ha nulla a che fare.

Eppure è stato proprio Berlusconi a sdoganare la destra che proveniva dal Movimento Sociale.
No. La destra è stata sdoganata dagli elettori, che nel ’93 quasi elessero Fini al Campidoglio e Alessandra Mussolini a sindaco di Napoli. Senza Berlusconi avremmo avuto un bipolarismo autentico e un’Italia migliore.

Perché Fini ha fallito?
Per errori politici giganteschi. Ha voluto dare la spallata a Berlusconi invece che attendere la naturale consunzione del berlusconismo. Se avesse saputo attendere, oggi Fini sarebbe presidente del consiglio.

Può essere Salvini il nuovo leader della destra italiana?
Salvini è la risposta disperata, di breve periodo, proprio all’assenza di una leadership. Il centrodestra deve ricostruirsi dalle macerie e trovare un altro capo che però, al momento, non c’è.

Taranto è la città dove prende corpo la trama del tuo romanzo. Da quella Taranto ad oggi è trascorso più di un quarto di secolo. Come è cambiata questa città da allora?
La Taranto di allora già cominciava ad essere in crisi. Oggi Taranto andrebbe presa e risollevata con un forte senso di pietas politica e imprenditoriale. Taranto oggi è una città culturalmente anemica, priva di classe politica e imprenditoriale.

Il destino di questa città continua ad essere legato all’Ilva, che parte dell’opinione pubblica considera ormai superata.
Lo pensa quella parte dell’opinione pubblica che urla. Se l’Ilva chiudesse, Taranto morirebbe economicamente il giorno dopo. Il problema di Taranto non è chiudere l’Ilva ma sviluppare economie aggiuntive. È chiaro che penso ad un’Ilva ambientalizzata. Purtroppo si è creato un clima tale da scoraggiare ogni possibile investimento. In questi ultimi anni è stata portata avanti un’azione di devastazione dell’immagine della città che mette paura a chiunque. Sotto certi aspetti non vedo differenze tra Salvini che agita lo spettro degli immigrati che ci ammazzano e ci tolgono lavoro e chi scende in piazza con le sagome dei morti di tumore. Il meccanismo psicologico che viene innescato è lo stesso: la mobilitazione della paura, che è la cosa più facile da fare.  Purtroppo l’attuale giunta comunale non è in grado di proporre nulla. Del resto basta guardare la sua qualità media: ma davvero questa giunta può essere all’altezza delle sfide che attendono Taranto?

Tra due anni si vota…
Ecco, mi auguro che alle prossime elezioni comunali vi sia il confronto tra due schieramenti ognuno con un proprio modello di sviluppo della città. E che questo confronto porti Taranto al centro del dibattito politico nazionale, perché questa, non dimentichiamolo, è ancora la più grande città industriale del Mezzogiorno.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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