Cultura

Il secolo secondo Dacia Maraini

Dai campi di concentramento alle contraddizioni della Sicilia, fino ai fermenti culturali romani: il racconto di un’epoca


Il “secolo breve” condensato nello spazio di un incontro letterario, pieno di grazia come la sua protagonista: Dacia Maraini.

L'altra sera la scrittrice, candidata al Nobel per la letteratura, ha regalato alla platea gremita dell’Auditorium Tarentum un lungo e delicato racconto: la sua vita intrecciata alla storia del nostro Paese, agli importanti cambiamenti politici e sociali che lo hanno trasformato. Attraverso la sua voce non scalfita dal tempo, siamo passati dai campi di concentramento, in Giappone, dove la sua famiglia fu internata – in Italia era nata la Repubblica di Salò – alla Sicilia “chiusa” e socialmente inospitale degli anni del dopoguerra, alla “libertà” conquistata attraverso l’incontro con Roma e i suoi fermenti culturali. Un racconto accompagnato dalle parole di Ida Russo, docente del liceo Aristosseno e sottolineato dalla lettura di alcuni brani tratti da “La bambina e il sognatore”, “Bagheria”, “La grande festa” e “La lunga vita di Marianna Ucrìa”.

Accanto alla musica delle parole, quella delle note dei maestri dell’Associazione Mondo Musica, che hanno eseguito la romanza “E lucevan le stelle”, vestendola di jazz. L’incontro è stato organizzato dalla Libreria Mondadori, nell’ambito del progetto “Tarentum legge”, in collaborazione con la scuola Mondo Musica. Più di 90 minuti, durante i quali l’autrice ha testimoniato la sua passione per la vita e per la giustizia, già espressa attraverso personaggi meravigliosamente disobbedienti come Marianna Ucrìa, la sua adesione al movimento delle donne, negli anni Sessanta, il suo impegno in favore dei più fragili. Maraini ha scritto, tra l’altro, decine di testi teatrali: “Ho fatto teatro di strada con i senzatetto, nei manicomi, prima di Basaglia, perché sentivo e sento la necessità di restituire i diritti ai più deboli”.

Ricchezza è la parola che affiora alla mente quando si incontra lo sguardo della scrittrice, limpido e carico di energia. “Varie identità creano ricchezza”, ha sottolineato mentre parlava di vecchie e nuove intolleranze e del concetto di razza che non esiste e che pure è tornato ad aleggiare in Europa e nel mondo. Non sono mancati spunti di riflessione sulla mafia e sull’ambiente, come sul fanatismo religioso.

“Sono stata in Africa tanti anni fa, con Pasolini, lavoravamo ad un film che poi è diventato un documentario: Appunti per un’Orestiade africana. Le donne erano bellissime, colorate; sono tornata in Nigeria, di recente, ed ho constatato con rammarico che è cambiata profondamente: le donne vestono tutte di nero e questo è il frutto del fanatismo religioso”. La violenza, anche quella di genere, si combatte con la cultura, perché nessun bambino nasce picchiatore, ha poi sottolineato la scrittrice. “La scuola, gli educatori hanno in questo senso un compito importante”. Sul tema, Maraini ha pubblicato un libro nel 2012 “L’amore rubato”, che ha ispirato un film uscito tre giorni fa nelle sale cinematografiche. E se lo scrittore è un testimone, un palombaro delle parole, nel senso che rivela ciò che è già presente nell’inconscio collettivo, ieri sera Dacia Maraini ha rivelato ai presenti la bellezza dell’umanità, quando s’apre al mondo e alla vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche