Cultura

Politica e propaganda al tempo dei social network

Mercoledì 30 novembre (ore 17,30) la presentazione al circolo "L'Impronta" in via D'Aquino, 13. Oltre all'autore interverrà Piero Massafra


Questo è un libro che politici e politicanti dovrebbero leggere. Soprattutto quanti, fra questi, sono presi da compulsività comunicativa. Comunicano o, meglio, smanettano sul web presi da ansia da comunicazione.

Discettano sui social su tutto pur di esserci, sperando così di acquisire consenso e tralasciando il non trascurabile particolare che i like su facebook non sono una patente di competenza e neppure una garanzia di capacità politica e di governo.
Il libro di Sergio Pargoletti offre un insegnamento fondamentale: quella della comunicazione è arma che va maneggiata con cura e da professionisti della materia, perché scivolare nel frullatore dei social network è rischiosissimo e gli effetti possono talvolta essere davvero deflagranti. Ne sa qualcosa quel sindaco costretto a dimettersi dopo aver twittato un agghiacciante: «Se non sai educare non procreare», riferito ai genitori di un ragazzo morto in discoteca, nel Salento.
L’allusione alle notti da sballo è evidente, ma l’autopsia accertò che lo sfortunato giovane era morto a causa di una malformazione congenita al cuore. Né droga né alcol, dunque. Solo cialtroneria mediatica, figlia dello spregiudicato uso dei social.
“Facebook e il Principe” è una analisi lucida, impietosa e ricca di riferimenti, della politica ai tempi dei socialnetwork.  Spiega Pargoletti a TarantoBuonasera: «C’è una distinzione fondamentale che va fatta: quella tra dimensione del consenso e dimensione del governo.  
La prima non combacia con la seconda. Né si può credere che la comunicazione possa sostituire tutto: ciò che si fa è più importante di ciò che si dice».
Uno degli esempi citati nel libro è quello del governatore della Puglia, Michele Emiliano. Comunicativamente ipertrofico, talvolta.
Ricordate la sua campagna per le donne alle regionali del 2015? Ricordate la decisione di candidare solo donne come capoliste del Pd e ricordate il suo promesso personale impegno per farle eleggere? Bene, nessuna delle sei donne capolista del Pd è stata eletta e nella giunta di Emiliano su nove assessori sono solo due le donne che si contano. Quanto basta per aiutare a distinguere la politica dalla propaganda.
È innegabile, tuttavia, che la propaganda prevalga, alimentando quel fenomeno tutto dei giorni nostri del populismo mediatico o «neopopulismo», incarnato da quelle che Ezio Mauro e Zygmunt Bauman hanno definito «figure sciamaniche», leader cioè che «coltivano le paure per risolverle in una grande banalizzazione».
Ecco allora il trionfo dei “vaffa”, strategia utile a rastrellare consensi nelle quotidiane incertezze della nostra «democrazia esausta», nella quale la preoccupazione maggiore di leader o aspiranti tali sembra quella di voler governare le opinioni, non i territori.
La prova del fuoco, poi, resta quella del governo autentico delle comunità, da quelle locali a quelle statali.
«E allora –  chiosa Pargoletti al nostro giornale – se non hai competenze e qualità politiche, non sarà facebook a salvarti».

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