Cultura

Shurhùq: i racconti del deserto urbano

Domenica 10 la presentazione del libro di Enzo Ferrari


Domenica 10 dicembre
alle ore 19 al Centro
della Fotografia (via Plinio, 85 a
Taranto) sarà presentato il libro
“Shurhùq – il soffio del deserto
urbano” (Edit@), raccolta di
racconti di Enzo Ferrari.

Oltre all’autore interverranno
l’editore Domenico Sellitti, la
curatrice della collana “Chicchi
del Melograno”, Mara Venuto, il
presidente del circolo fotografico
“Il Castello”, Raimondo Musolino.
Reading letterario dell’attrice
Angela De Bellis.

Undici racconti di matrice esistenzialista,
nel loro osservare la fatica
nascosta dell’uomo, l’avanzare impudico
del tempo, la tenerezza dei
ricordi a confortare il presente, la
solitudine che accompagna anche
dove non dovrebbe, fra i rancori e i silenzi della famiglia, e nelle vie di
una città che brulica di altrettante
solitudini, che si sfiorano senza mai
vedersi e farsi presenza.

All’autore, intanto, nulla sfugge,
osserva e immagina. Non inventa,
come precisa nell’introduzione, e
ciò è evidente dalla potente autenticità
che trasudano le pagine, nelle
quali nulla oltrepassa il necessario,
niente travalica il confine del
rispetto verso l’umanità ritratta,
grazie anche a uno stile di scrittura
nitido e lineare, eppure mai freddo
o distante.
Aspettano, i protagonisti degli undici
racconti minimalisti di Enzo
Ferrari, spesso senza esserne coscienti.
Attendono, in un ripetersi
stantio dei giorni; non scelgono,
non agiscono, si lasciano trasportare
da un flusso vitale affievolito,
eppure insopprimibile.
Le pagine evocano il vento di
scirocco – lo “Shurhuq” come lo
chiamano gli arabi – che insegna
la pazienza, con il suo soffiare a
terzine di tre giorni in tre giorni
e oltre, educando a sopportare, e
attendere che quella patina collosa
e pesante finalmente si ritiri e liberi
la mente, le strade, la vita stessa.

La città, Taranto, non è mai nominata
eppure è protagonista dei
racconti, con gli scorci evocati, i
paesaggi industriali, la marina, i
ruderi, i centri commerciali periferici,
simboli di un consumismo
retrivo.
La città, con la sua presenza abbandonica
e trasandata, si fa vuoto doloroso,
specchio di impotenza, un
luogo divenuto alieno, incapace di
confortare, come una madre troppo
malata e stanca per interessarsi dei
suoi figli.
“Shurhuq. Il soffio del deserto urbano”
è una carezza del simile al
simile, il conforto di uno sguardo
solidale e profondo, nella consapevolezza
che l’appartenenza alla
fragile condizione umana è la primaria
fonte di vicinanza, al di là di
qualsiasi distinzione.
I racconti di Enzo Ferrari, giornalista
che non tradisce la sua
vocazione documentale anche nella
scrittura narrativa, si fanno testimonianza
di un segmento storico
doloroso: l’esplosione della bolla
speculativa e l’approfondirsi della
crisi economica e finanziaria degli
anni duemila.
Attraverso le vite dei suoi protagonisti,
l’autore indaga gli effetti di un
impoverimento che, da materiale,
si è fatto affettivo, morale, persino
urbanistico e paesaggistico.

Ogni racconto è una fotografia
analogica che mira a cogliere frammenti
di verità e a fissarli su carta,
ogni dettaglio e vicenda diventano
istantanee conoscitive, un puzzle
esistenziale da ricomporre, ritratti
non in posa di uomini e donne
di questo tempo complesso, che
smettono di essere maschere per
ritrovare, grazie all’autore, dignità
e autosufficienza.

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