Cultura

​Gli Eroi disillusi del nostro tempo

L’atto unico di Mara Venuto andato in scena al TaTà


Dovevo dimenticare chi ero/Volevo dimenticare chi ero/ Volevo dimenticare il vuoto.

È in queste ultime parole pronunciate dai protagonisti che forse può essere colto il senso più intimo de Gli Eroi, il dramma di Mara Venuto portato in scena al TaTà dalla compagnia “Le voci del Mare”, per la regia di Gianni Filannino. Domina un cupo senso di fallimento interiore nelle storie individuali intrecciate nel gelido bunker che ospita lo svolgersi della narrazione. Un open space dove si vive nell’ansia preparatoria di un devastante attentato, uno spazio minimale crogiolo del disincanto, nel quale l’atmosfera distopica è il contrappeso della folle utopia vissuta da chi è alla ricerca di un nuovo ordine che altro non è se non il proprio riscatto esistenziale.

Una mamma succube del proprio figlio, a sua volta succube di una “giovane borghese senza più ideali”, cinica ideologa del gruppo, e infine una studentessa predestinata che inceppa il mortale meccanismo nel quale i personaggi sono rimasti avvitati: sono loro i quattro volti che animano l’attesa messianica per il compimento del Piano. C’è una metafisica del terrorismo in questo lavoro, ma il fondamentalismo qui perde ogni suo aspetto politico: è solo un illusorio strumento di redenzione, l’arma per il riscatto di chi ha vissuto un’esistenza priva di senso in un mondo “vuoto e corrotto” nel quale ha creduto di potersi sentire speciale. Il saio che i protagonisti indossano, i nomi Nessuno e Nessuna, sono la spoliazione di una identità effimera dalla quale ci si vuole affannosamente liberare.

Ma questa decostruzione nel percorso disegnato da quella oscura entità che sono gli Eroi si rivela un abisso nel quale è risucchiata ogni speranza di felicità e realizzazione. E allora quel “Torniamo a casa” finale invocato dalla mamma al figlio è forse il desiderio ultimo di un ritorno autentico agli affetti, alle relazioni, all’ormai evaporato calore domestico e familiare. Nessuna via di scampo, dunque? La possibile via d’uscita può essere vista simbolicamente racchiusa nel nome della giovane studentessa che si frappone al perverso ordito del terrore: Alba, l’inizio di un nuovo giorno. Testo complesso e raffinato, a tratti criptico anche nella rappresentazione scenica, Gli eroi – ispirato alla strage del Bataclan colpisce per la modernità del linguaggio e l’attualità del tema trattato.

Un lavoro non semplice, che ha fatto apprezzare l’intensità della recitazione di Anna Colautti (Nessuna), Giulia Gallo (Alba), Piero Buzzacchino (Nessuno), Francesca Passantino (Mamma). Senz’altro un’opera coraggiosa, dunqe, come coraggioso e disincantato era stato il precedente The Monster, sempre di Mara Venuto, monologo che ha ottenuto importanti riconoscimenti anche oltre confine: al Mario Fratti Award di New York e al Festival Teatrale Urgenze del Tordinona di Roma.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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