17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 19:23:30

Cultura

​Ciao Gilgamesh, hai lasciato il segno​

La chiusura della libreria di via Oberdan: effetto dei tempi


L’idea era quella di
intraprendere un viaggio verso la conoscenza.

Proprio come il re sumero
Gilgamesh, l’eroe del più antico poema
epico dell’umanità.
La libreria di Miriam Putignano già
nella scelta del nome era una traccia
d’avanguardia. E oggi che la saracinesca
si abbassa dopo diciassette anni
gloriosi, quella traccia lascia un segno
profondo, profondissimo in quanti –
non tanti per la verità – in questa città
hanno creduto e credono che la cultura
sia uno strumento di evoluzione
sociale.
Un’altra libreria che chiude è una
sconfitta per tutti. Ma Miriam Putignano
tiene lontana ogni tentazione
di cedere ad un pur facile vittimismo:
«Abbiamo rappresentato un momento
di un percorso, ma non si può fermare
il vento con un dito».

E il vento dice
che più di metà degli italiani non legge
neppure un libro all’anno e che la
Puglia è all’ultimo posto per libri pro
capite. Aggiungiamoci Amazon e il
gioco è fatto. E poi ci sono le logiche
dei grandi editori che hanno finito per
stringere il cappio intorno al collo delle
piccole librerie indipendenti.
«Gli editori – spiega Miriam – preferiscono
servirsi delle grandi catene e
della grande distribuzione. Per loro è
più economico così. Noi piccoli siamo
costretti ad acquistare libri in regime
di monopolio e in quantità ridotte e
questo influisce anche sulla possibilità
di praticare sconti».

Già, i prezzi. La corsa ad acquistare a prezzi ridotti e l’uso della tecnologia
riservano aspetti sorprendenti:
«Un’indagine dei Presidi del Libro ha
rivelato un dato significativo: spesso i
libri vengono ordinati on line con lo
smartphone proprio durante le presentazioni
in libreria».
Cioé: hai davanti a te l’autore del libro
e accanto la pila di libri da acquistare
e invece tiri fuori l’iphone dalla tasca
e ordini on line perché costa meno.

«Controtendenza è l’editore di Elena
Ferrante, che ha deciso di non vendere
più su Amazon».
E poi c’è il “fattore Taranto”, con le
sue peculiarità al ribasso, il livello
culturale che è quello che è e i soldi che
non ci sono. «Il libro – dice Miriam – è ormai considerato un bene di lusso. Se
ne fa a meno».
Fa un po’ di malinconia vedere ora
quegli scaffali vuoti che un vuoto lo
lasciano davvero, nonostante Miriam
Putignano tenga le distanze da malinconia
e autocommiserazione: «Dire
che lasciamo un vuoto sarebbe presuntuoso,
però mi vanto di aver portato a
Taranto un nuovo modo di intendere la
libreria». E sì, perché la Gilgamesh in
questi anni non è stata solo un luogo
dove acquistare libri: questo angolo
di via Oberdan ha ospitato autori,
dibattiti, attività teatrali, laboratori di
fumetto e di scrittura creativa, persino
corsi di yoga. Questa libreria ha
rappresentato un luogo di animazione
culturale e di incontro tra persone e
pensieri nell’era in cui questo contatto
è sempre più virtuale. Ci mancherà, la
Gilgamesh.

Con una avvertenza che ci
offre la stessa Miriam per non cadere
nel sentimentalismo: «Il cambiamento
va governato, altrimenti se ne viene
fagocitati». All’avanguardia, anche
questa volta.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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