Cultura

​Lino Conte: «Rispetto per le opere dialettali»​

Il teatro in vernacolo nel racconto del commediografo tarantino


«Il senso della tarantinità e
la consapevolezza delle proprie radici sono
scomparsi. Sono stanco, non ne voglio più
parlare».

L’annuncio del sindaco sull’esclusione
del teatro dialettale dalle programmazioni
del teatro comunale “Fusco” (prossimo
alla riapertura) ha amareggiato il 96enne
Claudio De Cuia, massimo studioso di
dialetto tarantino e autore di innumerevoli
opere di storia locale. Tale sentimento è condiviso
da Lino Conte, da quasi cinquant’anni
attore, regista e commediografo nonchè
organizzatore di rassegne teatrali dialettali.
Nel ’76 fondò “I Fliaci”, (oggi Compagnia
Lino Conte) per la rappresentazione dei suoi
lavori.

Fra questi, Astipe ‘a zampogne pe’
quanne abbesogne (’78), Quanne ‘a jatte
non ’ge stè…’u sciorge balle (’79), Pascale
passauaije (’81), O te mange sta minestre o
te scitte d’a fenestre (’87), Stamme megghie
quanne stamme pegge (’94), Megghie l’ove
osce ca ‘a jaddine dumane (’96), ‘U muerte
abbevesciùte (2009).
“È in aumento il gradimento del pubblico
verso il teatro dialettale – dice – come si
evince dalla notevole partecipazione alle
varie rassegne fra le quali “Poltronissima”,
da me organizzata al “Tarentum” assieme ad
Aldo Salamino, e quella del Teatro Turoldo,
diretta da Pasquale Strippoli”.

L’autore rammenta i padri nobili di questo
tipo di teatro: Michele Scialpi (con il celeberrimo
‘U Matrimonie de Rosa Palanca,
del 1839, faceva rivivere le storie di famiglie
più povere, esaltandone gli aspetti psicologici
e umani); Cataldo Acquaviva, (che
meglio rappresentava la vita quotidiana e
l’anima popolare della Taranto dei primi del
Novecento, soprattutto con ‘U vere mutive);
Diego Marturano (con il capolavoro Mastro
Agostino Fragaglia); Alfredo Majorano (‘U
fueche sotte ‘a cenere, degli anni Sessanta,
raccontava l’innamoramento di madre e
figlia per lo stesso uomo); Alfredo Lucifero
Petrosillo (Le fumeche, le vicende di una
donna inguaiata per le troppe cambiali).

Fra gli autori più recenti Lino Conte cita Pino
Salinaro e Angelo Fanelli. “Quest’ultimo –
racconta – era un maestro nella scrittura
e nella pronuncia del dialetto. Mi ricordo
Curnute, vattute e cacciate de case, caratterizzato
da una particolare comicità farsesca
senza alcuna caduta nella volgarità,
in scena per la prima volta con la “Cataldo Acquaviva” di Pino Salinaro”.
A Bino Gargano, negli anni settanta, si deve
l’adeguamento del linguaggio ai tempi attuali
e la trattazione di problematiche sociali
importanti (gli anziani abbandonati, i giovani,
il consumismo, il rapporto padre-figlio).

I suoi lavori superarono i confini regionali,
grazie anche alla novità della commedia
musicale. ‘U cuggione d’a reggine e Arrevò
Pirro e spicciò ‘a pacchie” furono trasmesse
anche dalla Rai. “Sulla scia di Gargano,
fu un fiorire di nuovi autori – spiega Lino
Conte – che si cimentarono nella ulteriore
attualizzazione del linguaggio, mai rinnegando
le radici della cultura popolare. A
cominciare da Mimmo Spazioso con L’aùre
(il folletto dispettoso), Francesco Greco con
’U fangotte e ‘a jastème (in cui si prendevano
di mira i falsi credenti) fino ad arrivare, senza falsa modestia, al sottoscritto”.

Fra gli autori dei nostri anni il commediografo
evidenzia Emanuele Mastrocinque,
Raffaele Boccuni, Antonio Solito, Mario
Lenti, Pino Antonante, Rosa Vitti, Luigi
D’Andria e Mimmo Fornaro. Fra gli interpreti
che meglio hanno reso, e rendono,
lo spirito del teatro dialettale: Edmondo
D’Auria, Ciccio Ferrara, Jole Melchionne,
le sorelle Angela, Pina e Teresa Casavola,
Enzo Semeraro, Pino Rapetti, Nicola
Rapese, Gianna De Bartolomeo, Renato
Forte, Lina Antonante, Enzo Barisciano,
per la vecchia guardia. Fra le nuove leve:
Marisa Lopalco, Francesco Donvito, Pino
Antonante, Antonello Conte, Valeria Conte,
Umberto Marseglia, Anna De Bartolomeo,
Carmine Mariella, Anna Prunella, Mina
Isernia, Pasquale Strippoli, Gianfranco
Lino Conte: da quasi
cinquant’anni
attore, regista,
commediografo
oltre che
organizzatore
di rassegne teatrali
Carriglio, Antonella Caputo e tanti altri
ancora.

“Sono più di una ventina le compagnie
teatrali che oggi si cimentano con i
lavori dialettali – dice Lino Conte – Oltre alla
mia, cito la capostipite “Casavola” assieme
alla “Diego Marturano”, “Marco Girelli”,
“La Rotaia”, “Spazio Teatro”. Tra le nuove
“Massimo Troisi”, “San Giuseppe”, “Teatro
Novo”, “Cesare Giulio Viola”, “I Delfini”,
“Respiriamo Teatro”, “Lina Antonante” e
“Teatroperpiacere”.
Infine, per quanto riguarda le dichiarazioni
del primo cittadino sulla prossima programmazione
al “Fusco”: “Contiamo – sostiene
Lino Conte – di incontrarlo quanto prima,
per raccontargli di questo imprescindibile
aspetto della cultura locale, di grande storia
e dignità, che è il teatro dialettale tarantino”.

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