Cultura

​Magna Grecia e mare: le prime conferenze​

I lavori aperti dalla relazione della studiosa americana Claude Moatti


Il Mediterraneo è stato
nell’antichità come un grande lago. Lo suggerisce
il tema del 58° CSMG, “La Magna
Grecia nel Mediterraneo in età arcaica e
classica. Forme, mobilità, interazioni”. Nella
seduta inaugurale di ieri al Polo Universitario
Jonico, alle 10 i rituali saluti delle
autorità Mibac, Enti Territoriali, Isamg. Ci
sembra utile l’approccio scientifico del prof.
Mario Lombardo dell’Università del Salento
e direttore scientifico del convegno: «Il tema
Magna Grecia e mare è quasi scontato – ha
spiegato – l’ottica nuova è la Magna Grecia
nel Mediterraneo come ecosistema.

Lo scopo
è rilevare la peculiarità del Mediterraneo,
il modo di abitarlo. È un mare piccolo che
permette scambi e rapporti. Nel mondo
mediterraneo molte realtà sono condivise:
prima di tutto la polis che non nasce niente
affatto in Occidente, bensì in Oriente ed è
un aspetto della civiltà mediterranea perché
le coste del Mediterraneo si somigliano,
con economia simile ed apertura al mare
che permette la circolazione delle idee. Il
nocciolo del convegno è: come si colloca la
Magna Grecia in questa rete di scambi? La
discussione sarà centrata sulle nozioni di
mobilità, connettività e network chiamate
in campo nei dibattiti ed opere recenti e
meno recenti per comprendere e ricostruire
processi e dinamiche di trasferimento
fisico e transfert culturale, ma anche di
trasformazione sviluppatasi nell’ecumene
circum-mediterranea dalla preistoria. E per
quel che ci interessa, nell’orizzonte ecosistemico
del Mediterraneo antico».

I lavori
si sono aperti con la conferenza di Claude
Moatti (University of South California) su
“La mobilità mediterranea nella storiografia
recente: modelli e prospettive d’indagine”
per dare il via alla corretta metodologia d’indagine.
La studiosa è parte di un programma
europeo di controllo della mobilità umana
nel Mediterraneo dall’età antica ai tempi
moderni. Attesa e seguitissima la rassegna
della Soprintendenza Archeologia di Taranto,
Maria Piccarreta, sul tema Taranto e il
Tarantino. Per la sezione “Modelli interpretativi
e mobilità mediterranea”, due relazioni
di taglio metodologico: quella di Maurizio
Giangiulio su “Connettività, mobilità, network: modelli a confronto” e l’altra di Lieve
Donnelan su “La network analysis: problemi
di metodo e prospettive”. Una curiosità:
Lieve Donnelan nel 2010 venne a Taranto
come student travel grant, cioè con borsa di
studio dell’Istituto di Storia e Archeologia
della Magna Grecia. Da borsista a relatore.
Questo dimostra l’eccellenza scientifica del
convegno, culla di ricerca per studenti e studiosi.

Nella sezione pomeridiana, tre relazioni
di natura storico-geografica: Francesco
Prontera su “Il Mediterraneo e la Magna
Grecia nelle rappresentazioni geografiche
degli antichi”, Didier Marcotte su “I peripli e
la terra vista dal mare”, Michel Gras – già
direttore dell’Ecole Francaise di Roma –
su “Il litorale e gli scambi”. «Si tratta – ha
sintetizzato Mario Lombardo – di apprendere
le prospettive e le modalità con cui
gli spazi mediterranei sono stati colti e
rappresentati nella e dalla cultura greca».
Finalmente una metodologia nuova per lo
studio della Magna Grecia inserita nella
mediterraneità, senza dimenticare che lo
stesso nome Mediterraneo, un mare chiuso,
significa in mezzo alle terre. Concetto
geografico che politicamente piace poco
nella gestione attuale dei flussi migratori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche