Cultura

​La Concattedrale di Taranto in mostra a Parigi​

La retrospettiva dedicata a Gio Ponti


Sono le guglie contemporanee della
Concattedrale di Taranto ad accogliere i visitatori
della mostra che dal 19 ottobre, e fino al 10 febbraio, il
Musée des Arts Décoratifs di Parigi dedica a Gio Ponti.
Olivier Gabet, direttore del museo e curatore della
retrospettiva sull’arte del grande architetto milanese,
ha scelto proprio una riproduzione in scala della facciata
della Gran Madre di Dio per aprire l’ingresso
alla mostra.
Una straordinaria testimonianza del valore che quell’opera
ha nella storia dell’arte e dell’architettura del
Novecento.

Gabet, in una intervista a Domus, la storica rivista
fondata proprio da Gio Ponti, spiega come è nata l’idea
di allestire una mostra con oltre quattrocento creazioni
– dagli elementi di arredo alle architetture fino ai lavori
in ceramica – dell’autore della Concattedrale: «Il museo
ha una lunga relazione con Gio Ponti. Nel 1995, Parigi
ha infatti ospitato la prima sua mostra internazionale,
supportata proprio dalla nostra istituzione. Per molto
tempo, le persone credevano fossimo stati noi a realizzare
quella esposizione.

Tre anni fa con il team di
curatori – Salvatore Licitra, Dominique Forest, Sophie
Bouilhet-Dumas – abbiamo pensato fosse arrivato il
momento di metterla in piedi. Di conseguenza, abbiamo
realizzato che avremmo dovuto farla nel miglior
modo possibile».
E in quel «miglior modo possibile» c’è proprio quella
vela bianca che svetta verso l’alto e che si affaccia
sul metaforico mare riflesso nelle sue vasche. Un’opera
simbolo non solo per le sue avveniristiche linee
architettoniche, ma simbolo della storia urbanistica,
economica e spirituale della città. L’idea di edificare
una nuova cattedrale risale infatti alla fine degli anni
‘60. Erano gli anni in cui Taranto si sentiva proiettata
verso un inarrestabile progresso che le disegnava una
dimensione addirittura europea. L’insediamento del IV
Centro Siderurgico ne faceva una capitale industriale;
la città si ingigantiva e quell’opera doveva rappresentare
il riferimento spirituale per la moderna Taranto che
si andava modellando.

L’allora arcivescovo Guglielmo
Motolese affidò quindi a Gio Ponti il compito di realizzare
questo ambizioso progetto. E lui, l’architetto,
ormai in avanti con gli anni, si dedicò a questa missione
con commovente slancio, come si può evincere dalla
corrispondenza intercorsa tra lui e Motolese.
L’architetto immaginava il tempio come un edificio
silvestre, “aggredito” dal verde richiamato nel colore
delle sue pareti. E tutt’intorno costruzioni nello stesso
stile destinate ad ospitare missioni sociali.
É andata diversamente, come sappiamo. Più che dal
verde, la Concattedrale Gran Madre di Dio, inaugurata
il 6 dicembre 1970, è stata aggredita dall’asfalto e dal
cemento. È stata circondata anche da una spessa coltre
di ignoranza che per lunghi anni ne ha determinato
degrado e trascuratezza. Ci fu persino chi fece occultare
le vasche con una mano di catrame per farne un
piazzale destinato a parcheggio.

E solo l’anno scorso,
finalmente, sono stati avviati i lavori che hanno restituito
luce alla facciata.
La Concattedrale di Gio Ponti resta un’opera purtroppo
incompresa. A Taranto c’è ancora chi, guardandola,
continua a storcere il naso e c’è chi non ne comprende
affatto valore e significato. Per fortuna, almeno all’estero,
gode di maggiori fortune. Parigi ci dà una lezione.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche