Cultura

Convegno di studi sulla Magna Grecia​, sipario sulla 58esima edizione​

Al Castello Aragonese l’ultimo incontro


Si è concluso domenica al
Castello Aragonese il 58° Convegno
di Studi sulla Magna Grecia con una
tavola rotonda su “L’archeologia in
Magna Grecia dopo la riforma”, intendendo
quella Franceschini.

Che fine
farà la ricerca archeologica?
Il prof. Francesco D’Andria dell’Università
del Salento oggi difende, a
spada tratta, le istituzioni della tutela:
«Una riforma presentata come semplificazione
per i cittadini, al punto
da voler eliminare nella mente di
qualcuno la parola stessa di “Soprintendente”
come fosse una parolaccia.
Il quadro è allarmante e problematico
e comporta, come conseguenza, un
arretramento nell’Italia meridionale
dell’archeologia della Magna Grecia
potenzialmente vitale».
La Soprintendente dell’Area Metropolitana
di Napoli, Teresa Cinquantaquattro:
«è come un tappo
sulla tutela. La Prefettura sceglie il
responsabile unico onnicomprensivo
e il parere delle Soprintendenze non
è più vincolante; qualunque Comune
può concludere la Conferenza di
Servizi; il Ministro può ricorrervi ed
il Consiglio dei Ministri deliberare a
favore dei Comuni.
è una falsa semplificazione che
stravolge il sistema della tutela in
Italia.

E siccome le Soprintendenze
sono aumentate a livello regionale,
questo frammenta la base territoriale,
per esempio per costruire una
linea ferroviaria». Sull’istituzione
dei musei autonomi, si è soffermato
il Soprintendente Luigi La Rocca,
Città Metropolitana di Bari: «Con
i Poli museali regionali ed i musei
autonomi istituiti si è frammentata la
filiera della tutela, conoscenza, valorizzazione.
La richiesta di un parere
era più semplice prima per il cittadino;
la ricerca archeologica in Magna
Grecia negli ultimi anni è stata limitata
riguardo a specifici temi (la tutela programmata per intendersi n.d.r.), ma
grazie alle concessioni di scavo alle
Università, la programmazione si poteva
indirizzare in qualche modo, ma
anche le Università hanno difficoltà
nella ricerca. Enormi sono i problemi
della separazione dei depositi e degli
archivi. Per studiare il materiale di
Taranto si devono mettere d’accordo
tre istituzioni: Soprintendenze di Taranto,
di Bari e museo. Siamo noi che
dobbiamo risolvere ricordandoci che
si tratta di materiale dello Stato. Mica
lo diamo agli americani. Serve più
snellezza nella gestione dei materiali».

E’, quindi, intervenuta la Soprintendente
di Taranto Brindisi Lecce,
Maria Piccarreta: «Si gestisce la
tutela con carenza di personale e
totale assenza di fondi. Se non vuoi
smantellare un sistema, servono regole
certe; il quadro normativo ci rende
deboli e l’organizzazione dell’ufficio
è fondamentale, ma il problema è che
non abbiamo avuto un ministero che
abbia supportato».
Angela Pontrandolfo (Università di
Salerno) nel dibattito che è seguito:
«Credo che Franceschini abbia voluto
attuare un dettato di Renzi che
voleva le Soprintendenze distrutte. La
riforma è una pezza per giustificare
tale progetto, ma non si fanno smantellando
le cose a priori; serve per la
tutela un’idea più incisiva, bisogna coagularci,
avere programmazione reale
ed un modo moderno di gestione».

Senza mezzi termini l’intervento
dell’archeologo tarantino, Emanuele
Greco: «Peggio di così non si può. Un
capovolgimento olistico della riforma
olistica è impensabile. Si auspicava la
riforma, ma è una deformazione; la
Soprintendenza unica si può ridiscutere;
i materiali adesso sono smembrati;
si fa tutto per la axiopoiesis che vuol
dire valorizzazione, ma diventa tutto
kerdos, cioè denaro, a discapito della
tutela. Buttati a mare anni di tutela e la
valorizzazione non riusciamo a farla.
Gli stessi archeologi sono calati in
rappresentatività. Si devono chiudere
i poli museali»
Giovanna Bonivento, membro della
Direzione Nazionale Archeologi, ha
richiamato l’attenzione sull’esigenza
di riconoscere la professione archeologica
nei vari eventi e sul fatto che il
recente decreto di Bonisoli ha eliminato
dal Ministero il settore turismo.

Alle domande del prof. Maurizio
Giangiulio (Università di Trento) “Si
può costruire un coordinamento di
Soprintendenze? Nelle istituzioni c’è
uno spiraglio o facciamo battaglia
esterna?” ha risposto D’Andria: «C’è
l’Istituto della Magna Grecia a Taranto».
Ha concluso il suo presidente,
Aldo Siciliano dando appuntamento
al 26 settembre 2019 col tema “Donne
in Magna Grecia”.

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