Cultura

​«Bacalov importante per il nostro successo»​

Piero Romano, Rita Pavone e De Scalzi ricordano il Maestro


«Bacalov, una vita
straordinaria, artistica e umana:
sono orgoglioso che alcune pagine
importanti della sua storia si siano
combinate con quelle dell’Orchestra
della Magna Grecia». Piero Romano, nel cuore della serata-tributo
“Indimenticabile Luis” al teatro Orfeo di Taranto, traccia un emozionato profilo del maestro, vincitore
fra l’altro di un Premio Oscar per le
musiche del film “Il postino” interpretato da Massimo Troisi.

Splendida la serata dedicata al pianista, compositore e, per anni, direttore principale dell’ICO Magna
Grecia. Una collaborazione che ha
contribuito a posizionare l’orchestra tarantina fra le migliori e le più
attive non solo a livello nazionale.
Romano, dirige e suona il pianoforte. Con lui, sul palco, Rita Pavone e
Giorgio De Scalzi, la storia dei New
Trolls, il coro di voci bianche degli
istituti comprensivi “XXV LuglioBettolo”, “Renato Moro” e “Alessandro Volta”. Presenta Giorgio
Verdelli, autore e regista Rai. Bacalov in momenti diversi della sua
lunga carriera artistica aveva firmato gli arrangiamenti di brani rimasti scolpiti nella storia della musica
italiana. Per la Pavone, fra gli altri:
“Cuore”, “Come te non c’è nessuno”, “Il ballo del mattone”, “Che
m’importa del mondo” e “Questo
nostro amore”; per i New Trolls:
Concerto grosso, uno dei momenti
più rappresentativi del genere “progressive” internazionale.

«Incontrai Bacalov a Grottaglie –
ricorda Romano – aveva tocco e fraseggio raffinati, compreso il tema
della colonna sonora “Il postino”
con cui aveva vinto l’Oscar. Volevo conoscerlo, coltivavo un grande
desiderio: coinvolgerlo nel progetto
dell’ICO, l’Istituzione concertistica orchestrale Magna Grecia. Non
entrai subito nei dettagli. Ci saremmo rivisti a Roma. Ci rivedemmo,
gli dissi che sarei stato onorato se
avesse accettato il ruolo di direttore principale della nostra orchestra.
“Ma io sono un pianista, un compositore, non un direttore d’orchestra…”, rispose. Per un grande artista come lui, invece, un simile ruolo
avrebbe avuto il valore di una nuova
sfida. Lo convinsi a venire a Taranto, l’idea della direzione della nostra
orchestra lo conquistò subito; fu affascinato dalla Città vecchia, pensava di prendere casa qui, ma non ci
fu tempo…».

Rita Pavone si racconta. «Ancora
oggi faccio il mestiere che ho sempre sognato fin da bambina, mio
padre il mio primo fan. Ho lottato,
sembravo un ragazzino – ricordate
“Gian Burrasca”? – nonostante in
quegli anni fosse richiesta una certa avvenenza; mi ritengo fortunata:
ho incontrato persone che mi hanno amata, Antonello Falqui, Guido Sacerdote, Luis Bacalov, Lina
Wertmuller, Don Lurio; grazie a
loro ho imparato a recitare, ballare,
presentare…».
Pavone, non solo Bacalov. «Quando
lasciai la Rca, la mia prima casa discografica, dovetti rinunciare anche
alla collaborazione con Luis Bacalov ed Ennio Morricone, due premi
Oscar. Loro avevano centrato perfettamente le cose più giuste per la
mia vocalità».

Rita, gli Stati Uniti, “The Ed Sullivan Show” trasmesso dalla rete
televisiva Cbs, Elvis. «La Rca americana mi produsse tre dischi in inglese. Ed Sullivan, spesso a Roma
in vacanza, mi aveva già vista a Studio Uno, tanto che mi invitò cinque
volte nel suo show, come era accaduto solo a Ella Fitzgerald e Louis
Armstrong. Una sera, a mezzanotte,
arrivò lui, “The King”: Elvis Presley.
Registrava in uno studio accanto al
mio. Dovevo conoscerlo, recitai la
parte della ragazzina disperata, mi
accontentarono. Io ed Elvis ci trovammo viso a viso: bello, magro,
con basettoni, un paio di Ray-Ban
gialli, mi tremavano le gambe. “Ma
io la conosco questa ragazza! Non
è la cantante italiana?”, disse. Prese una sua enorme “picture” e mi
scrisse una dedica: “Best wishes to
Rita Pavone”!».

Vittorio De Scalzi, la storia dei New
Trolls. «Devo molto a Luis Bacalov
– ricorda l’artista, che suona piano
e flauto – arrangiatore di “Concerto
grosso”, album da un milione di copie; con i New Trolls ne realizzammo anche un secondo, ci difendevamo più che bene dagli attacchi della
musica pop che incalzava a suon di
45 giri».
Prima il rock, poi il pop. «Prima della svolta collaborammo in studio e
in tour con Ornella Vanoni, ai tempi
di “Io dentro, Io fuori”: era il 1977,
suonammo anche a Taranto». Teatro
Alfieri, la Vanoni ebbe un enorme
successo». Anche i New Trolls avevano un loro appeal. Fra il primo e
il secondo spettacolo, durante una
passeggiata in via D’Aquino, furono
assaliti da uno stuolo di fans, tanto da bloccare il traffico.

«Al pop
arrivammo immediatamente dopo
– sorride De Scalzi – obbligati dalla bella vita che ci aveva riservato
la popolarità di “Concerto grosso”:
viaggiavamo su “Ferrari” e “Maserati”, difficile rinunciare a certi
capricci; avevamo belle voci, ci facemmo due conti: incidemmo “Aldebaran” e “New Trolls”, canzoni
come “Quella carezza della sera” e
“Che idea” spopolarono».
Se ne accorsero anche i tarantini.
«Finimmo sul New York Times: era
il 1979, eravamo da mesi in classifica. Gli organizzatori del nostro
concerto a Taranto, affittarono il
teatro-tenda di Nando Orfei che per
l’occasione sospese gli spettacoli
del suo circo: purtroppo montarono il palco in ritardo, così invece
di due spettacoli ne facemmo uno
solo, a tarda sera. La gente rimasta
fuori, con in mano il biglietto, era
infuriata, la polizia faceva quello
che poteva, quando Orfei ordinò ai
domatori di fare uscire gli elefanti:
quei bestioni schierati all’ingresso
scoraggiarono la gente e tutto rientrò. Le agenzie di stampa ripresero
la notizia pubblicata su un giornale
locale e finimmo dritti su quotidiani e riviste musicali internazionali.
Ma Taranto la ricorderemo anche
per i concerti al teatro Alfieri e al
Tursport, momenti indimenticabili.
Come indimenticabile, per noi, è
stato Luis Bacalov al quale riconosceremo sempre parte del nostro
successo».

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