07 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cultura

​Facies Passionis, statue anche dalla Sicilia​

Al Carmine inaugurata la seconda edizione della mostra


«Mai le nostre statue
avevano lasciato la Sicilia e tantomeno
varcato lo Stretto. Solo una volta sono
state trasportate da Trapani a Palermo
per il restauro. Lo abbiamo fatto per
la prima volta adesso, portandole qui
a Taranto, per “Facies Passionis”, e
ne siamo felici».

In queste parole dei
vertici dell’Unione Maestranze di
Trapani e del Ceto muratori e scalpellini di Trapani e del Ceto calzolai,
calzaturieri e pellettieri sempre di
Trapani, c’é il senso come la mostra
promossa dall’Arciconfraternita del
Carmine nel giro di un anno sia riuscita
a conquistare l’interesse e l’attenzione
di sodalizi che non sono della Puglia.
In questo caso della Sicilia, regione
dove le tradizioni della pietà popolare,
specie quelle legate alla Passione e alla
Settimana Santa, sono molto sentite e
radicate. Basti pensare che a Trapani
la processione del Venerdì Santo dura
ben 22 ore. Un’ampia e importante
delegazione di Trapani era a Taranto, al
Carmine, mercoledì 20 per l’inaugurazione della seconda edizione di “Facies
Passionis” e un’altra delegazione è in
arrivo in città.
È stato l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ad inaugurare
la mostra.

Lo ha fatto con un gesto
semplice: spalancando con le mani
il portone del Carmine, «come un
troccolante» ha commentato il priore dell’Arciconfraternita, Antonello
Papalia. E subito davanti agli occhi
dei visitatori si è offerto uno scenario
suggestivo: i volti della Passione, l’espressività profonda del volto di Gesù,
l’imponenza dei gruppi statuari, la
finitura dei particolari e dei ceselli in
argento nel caso dei simulacri giunti
da Trapani, il pregio della fattura
artistica, trattandosi di statue antiche
il cui trasporto a Taranto ha richiesto
cure particolari e l’ausilio delle Soprintendenze.
Prima che il portone si aprisse, nella sala “Lacaita” del Palazzo del
Governo-Palazzo della Provincia
l’Arciconfraternita del Carmine ha
ricevuto gli ospiti e i rappresentanti
istituzionali e delle Confraternite dei
Comuni presenti alla mostra. C’erano
tra gli altri il sindaco di Mottola e i
vice sindaci di Martina Franca, Gallipoli e Trinitapoli.

Sono intervenuti
Luigi De Luca per la Regione Puglia, assessorato all’Industria turistica e
culturale, Fabiano Marti, assessore
alla Cultura del Comune di Taranto,
il priore dell’Arciconfraternita del
Carmine, Antonello Papalia, il padre
spirituale dell’Arciconfraternita del
Carmine, monsignor Marco Gerardo, e
l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro. Per il quale «la bellezza
di queste statue ci fa ammirare anche
quanto grande sia stato il dono di Dio
verso l’uomo. Il dono della propria vita
per la salvezza dell’uomo».
«Taranto non può prescindere dalla
Settimana Santa” ha detto invece
l’assessore comunale Marti, annunciando che l’ente locale è al lavoro
per valorizzare questo importante
patrimonio di religiosità e tradizione
popolare che vede Taranto come uno
degli snodi principali.

E De Luca, della
Regione Puglia, ha evidenziato come
la Regione segua con attenzione tutto
ciò che è valorizzazione del territorio,
della sua cultura, dell’arte, della storia,
augurando ulteriori successi a “Facies
Passionis”. La mostra, ad accesso libero e gratuito con orario continuato
dalle 9 alle 22, resterà aperta sino alla
serata di domenica 24 febbraio. Dieci
le statue esposte e dieci anche i sodalizi
presenti, in massima parte dalla Puglia,
dalla Capitanata al Salento. Significativa è anche la presenza del Barese.
Venerdì 22, intanto, all’ex convento
di San Francesco, in via Duomo, sede
dell’Università, si è tenuto il convegno
“Le Confraternite e le nuove sfide:
fede, arte, diritto e Terzo Settore.

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