11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Maggio 2021 alle 21:25:15

Cultura

​Mimmo Cavallo racconta Mia Martini​

«Io e Mimì, quante emozioni», afferma il cantautore lizzanese in questa intervista in cui ricorda l’immensa artista con la quale ha a lungo collaborato


«L’ultimo tour di Mimì
era in qualche modo nato a Taranto:
voleva conoscere il mio vissuto, le radici
e ripartire da qui».
Mimmo Cavallo, lizzanese, cantautore
dalle mille risorse e dalle mille canzoni, scritte per sé e prestate a numerosi
colleghi, racconta Mia Martini, per tutti
Mimì.

«Appresi la notizia dalla tv, sulle prime
pensavo stessero parlando dei nostri
concerti, quando contemporaneamente
mi arrivò una telefonata: “Mimì non
c’è più!”». Cavallo, non solo “Siamo
meridionali” e “Uh, mammà”. Ha scritto
per Morandi, Mannoia, Berté, Vanoni,
Giorgia, Al Bano, Zucchero; unico ad
aver firmato un brano con Enzo Biagi
(“Ma che storia è questa”). Mia Martini aveva prestato la sua voce in duetti
come “Ninetta” (“Siamo meridionali”,
1980) e “Tutto quello che farai” (“Stancami stancami musica”, 1982), Mimmo
aveva ricambiato scrivendole, fra le
altre, “Luna sciamanna”, che lei aveva
provinato e che adesso sarà chiusa in
qualche cassetto di qualche studio di
registrazione.

La tv, con altissimi indici d’ascolto su
Raiuno nei giorni scorsi ha celebrato la
grandezza dell’artista di origini calabresi prematuramente scomparsa a quarantasette anni a Cardano del Campo,
provincia di Varese. Era il 12 maggio
del 1995, un venerdì. “Io sono Mia” il
titolo della fiction diretta da Riccardo
Donna e interpretata da Serena Rossi.
«Ironia della sorte, un produttore tarantino mi aveva presentato Serena, voce
bellissima, per provare a scriverle delle
canzoni; poi la sua vocazione artistica
prese la strada del cinema, così non se
ne fece più niente…».

Anche il gruppo musicale che accompagnò Mimì in quell’ultimo tour era
composto da buona parte di musicisti
tarantini, altri arrivavano dal resto della
Puglia: Egidio Maggio (chitarra), Walter
Di Stefano (basso), Marcello Ingrosso
(tastiere), Joseph Culic (batteria), Gino
Sannoner (sax) e Mario Rosini (pianoforte). Mimmo, chitarra e voce, duettava
con Mimì. Quattro i concerti già tenuti
in giro per l’Italia. Il quinto doveva
tenersi domenica 14 maggio a Rutino,
vicino Salerno.
«Deve essersi sentita daccapo sola,
quell’ultimo trasloco fatto per stare più
vicina al papà, insegnante di latino e
greco, la stava segnando: traslocare, impacchettare la propria vita e cominciare
di nuovo altrove, non è mai semplice; io
stesso, quando trasferisco armi e bagagli
ho una forte sensazione di malinconia,
deve essere stato questo il sentimento
che ha assalito Mimì in quei giorni».
Mimmo Cavallo, un rammarico.

«Se io
e Nando Sepe, suo produttore, avessimo
avvertito questi suoi segnali, forse, e
dico forse, avremmo evitato che lei si
sentisse nuovamente sola: le avremmo
fatto compagnia, fatta sorridere, parlare
di progetti e mille altre cose ancora; è
un dubbio che mi accompagnerà per
il resto della vita: gli artisti sono soli
in espansione, hanno bisogno di relazionarsi con altri artisti con tipologie
in qualche modo complementari a se
stessi; lei non aveva assorbito del tutto
la separazione da Ivano Fossati, me ne
accorsi quando le feci leggere un suo
testo: andò in escandescenze; credo che
solo chi ama profondamente può avere
dentro di sé ancora tanta rabbia».
Un rapporto straordinario.

«Proprio in
virtù di una costante ricerca delle sue radici, volle venire a Taranto, noi del
Sud – diceva – abbiamo una marcia in
più, la passione; voleva conoscere mia
madre, capire chi fossi, da dove venissi; io ci scherzavo sopra, non appena
ci “provavo” – l’abbracciavo – lei, lì,
puntuale, scherzava con sguardi e parole, in romanesco: “Oh, stai bono, nun
t’allarga’!”».

Torniamo al film, che racconta una parte
della vita di Mia Martini.
«Nella vita
ho imparato a dire che è tutto bello, e anche questa fiction ha un suo merito:
aver riportato al centro della nostra vita
un’artista straordinaria, unica nel suo
genere; il film ha una scrittura “commerciale”, come è giusto che sia, in quanto
indirizzato al grosso pubblico; parla
degli inizi di Mimì, del suo successo,
perfino di quella stupida, maledetta
nomea che qualcuno le aveva affibbiato: lo spettacolo, quello leggero, spesso
si nutre di certe idiozie; una cantante,
molto in voga, un giorno aveva pensato
di far circolare una cattiveria: “…quella
lì porta iella!”. Non parla del rapporto
viscerale che aveva avuto con me ed
Enzo Gragnaniello, per esempio, con
cui era in perfetta sintonia: in una fiction
non puoi metterci tutti i personaggi e gli
interpreti della tua vita, la narrazione
tiene conto di certi elementi, pertanto
rispetto la volontà degli autori».

Quella sciocca idiozia fatta circolare su
Mimì, torna. «Sappiamo tutti, nell’ambiente, chi ha fatto circolare simili cattiverie; la cosa però che mi ha stupito sono
stati alcuni intellettuali, insospettabili:
cavalcavano questa maldicenza quasi
fosse una moda, senza pensare minimamente che questa voce giorno dopo
giorno stesse distruggendo una vita. Poi
assisto a riappacificazioni a favore di
telecamera, cantanti che si abbracciano e
sorridono per i fotografi. Meglio lasciar
perdere, penso che alla fine anche Mimì
avrebbe voluto lasciar cadere la cosa…».
Mimmo, intanto, con i suoi musicisti
sta preparando un concerto che terrà
a Roma, venerdì 29 marzo al teatro
Golden di via Taranto (a proposito di
corsi e ricorsi…). Un’anteprima dello
spettacolo, insieme con Egidio Maggio,
Marcello Ingrosso, Michele Ciavarella
ed Annamaria Lecce, una settimana
prima all’“Open theatre” di Talsano.

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