14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Cultura

​Tamborrino, l’arte dalla fabbrica all’avanguardia​

Il libro di Francesco Mazzotta sul musicista di Laterza. Il 2 aprile la presentazione


Martedì 2 aprile (ore 18)
al Teatro Fusco sarà presentato il libro
“Dall’acciaieria alla fabbrica dei suoni. L’officina artistica di Giovanni Tamborrino” (Zecchini editore). Si tratta di un lavoro
di Francesco Mazzotta sulla figura del musicista Giovanni Tamborrino, ex operaio
Italsider , «artista fuori dagli schemi», il
cui valore è riconosciuto oltre i confini nazionali. Con l’autore dialogheranno Marina
Luzzi (Avvenire) e lo stesso Tamborrino.
«Ho voluto raccontare – spiega Mazzotta a
Tarantobuonasera – la storia di un ragazzo
di una umile famiglia contadina di Laterza
che ad appena 17 anni entra come operaio
all’Italsider e che oggi è un protagonista
della musica contemporanea. Mi sembrava
una storia affascinante: il legame tra le
origini contadine, l’esperienza operaia con
la tuta blu nella grande fabbrica e ciò che
è accaduto dopo grazie alla sua passione
per le percussioni».

Tamborrino oggi è appunto docente di
percussioni al Conservatorio di Matera e
nella sua straordinaria evoluzione musicale
c’è proprio un’opera che è la sintesi delle
possibilità e delle contraddizioni di questa
terra: “Mare metallico”.
«In questa sua composizione c’è tutto il
contrasto tra l’acciaio e il mare. Dall’Italsider al “Mare metallico”: è il cerchio che
si chiude. E Tamborrino lo fa utilizzando in
senso drammaturgico materiali metallici.
La sua “Officina artistica” è un laboratorio
dove vengono riutilizzati come strumenti
musicali di percussione anche pezzi di
lamiera recuperati agli sfasciacarrozze».

Il talento di Tamborrino non resta confinato negli spazi tarantini. Sulla sua strada
incontra nomi straordinari dell’avanguardia musicale: Berio, Donatoni, Bussotti e
Christoph Caskel, uno dei percussionisti
preferiti di Karl Heinz Stochkhausen.
Ma, appunto, Tamborrino è un artista
fuori dagli schemi e la sua arte finisce per
incontrare un genio del teatro come Carmelo Bene. Con lui nascono gli esperimenti
dell’Opera senza canto, che cattura l’attenzione del Teatro alla Scala e dell’Università
di Bologna: una orginalissima fusione tra
teatro e musica d’avanguardia.
Nonostante questi importanti riconoscimenti, in Tamborrino il tema dell’identità
culturale della propria terra resta una componente imprescindibile dell suo percorso
artistico.


«Questo suo legame identitario – osserva Framcesco Mazzotta – lo ritroviamo
nell’intuizione del Festival della Terra
delle Gravine: un evento che per i suoi
aspetti culturali ha anticipato di molti
anni i temi di Matera 2019».
Un gustoso retroscena rivela quanto
Tamborrino sia rimasto legato alla sua
terra: «A Bologna non riuscì a resistere
più di una settimana. Decise di tornarsene nela sua Laterza».
Dalla terra contadina, dalle gravine alla
fabbrica, dall’acciao all’avanguardia
musicale: storia di un riscatto sociale?
«No, affatto. Quella di Tamborrino non
è una storia id riscatto, è una riflessione
sul suo territorio, su quel Sud che invece
di paingersi addosso ccostruisce la sua
storia attraverso l’arte».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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