Cultura

​Il MArTa si illumina per consolidare il legame identitario con la città​

I programmi presentati nei giorni scorsi dalla direttrice Eva Degl’Innocenti


Il Museo di Taranto si
“tuffa” nella città: è questo l’obiettivo
dei programmi che la direttrice Eva
Degl’Innocenti ha presentato nei giorni
scorsi e che hanno una dimostrazione
evidente nelle light show che da qualche sera illuminano dall’esterno la facciata del Martà, conferendole un certo
appeal e imponendolo in qualche modo
a tutti coloro che si trovano a passare.

Sarà già capitato un po’ a tutti, in questi
giorni, nel transitare davanti al museo
nelle ore serali, di ammirare i giochi
di luce che intersecano immagini riferentisi al vasto patrimonio di storia e di
reperti. L’iniziativa, che durerà fino ad
agosto, e i progetti che in questi mesi
saranno sviluppati dal Museo sono
stati illustrati, nei giorni scorsi, in una
conferenza stampa alla quale, oltre alla
direttrice, hanno partecipato il vicesindaco Valentina Tilgher e l’assessore
alla Cultura Fabiano Marti.
“Abbiamo concepito il progetto al fine
di valorizzare il Museo – ha detto la
direttrice – nel suo legame identitario
con la città e con il territorio, in una visione del Martà come testa di ponte di
un museo diffuso.

Abbiamo messo in luce, illuminandole, le storie di uomini,
divinità ed eroi raccontate dai reperti
del Museo archeologico che ci narrano
una Taranto grande capitale culturale
del Mediterraneo. Inoltre, abbiamo
voluto creare un concept di spazio
di continuità tra il Museo e piazza
Garibaldi, un’agorà del XXI secolo”.
Sono cinque gli eventi di light show
e uno di video-mapping in programma, il cui progetto culturale è stato
realizzato da Eva Degl’Innocenti,
mentre il progetto creativo e tecnico
è curato dallo staff della Provinciali
srl, per i quali il Comune ha offerto
gratuitamente al Martà l’occupazione
di suolo pubblico delle strutture. In
questi giorni si può ammirare i light
show dedicato alla mostra “MitoMania.
Storie ritrovate di uomini ed eroi”
(che segue il primo “Archeologia del
futuro”), inaugurata mercoledì scorso.

Un terzo evento sarà dedicato a San
Cataldo, il quarto a “Taranto e il mare”,
il quinto agli “Ozi e delizie della Taranto antica”. L’evento video-mapping
avrà per tema “Riti e Miti” e avrà luogo
in occasione della Settimana Santa, dal
19 al 21 aprile.
I due rappresentanti del Comune hanno
espresso apprezzamento per l’iniziativa e hanno anche auspicato che in
futuro si possa incentivare un museo
diffuso, che si allarghi a tutte le testimonianza presenti nel territorio e che
si avvi una forma di pubblicizzazione
degli eventi, anche ricorrendo a light
show nei punti strategici della città.
“MitoMania”, la scritta colorata è visibile, negli orari serali, sulla facciata
del Museo nazionale e rappresenta
un concreto tentativo di legare il Museo alla città, attraverso un progetto
creativo e al passo coi tempi. Ma
quelle parole non sono scritte a caso
perché richiamano e pubblicizzano
un evento che è stato inaugurato ieri
sera, nell’ambito della progettazione
espositiva del MarTa.

Si tratta della
mostra “MitoMania. Storie ritrovate
di uomini ed eroi”, realizzata nelle sale
dedicate alle esposizioni temporanee,
e che potrà essere visitata fino all’11
novembre. Al centro dell’evento espositivo vi è una serie di preziosi vasi di
produzione apula, attribuiti ad alcuni
dei più importanti maestri della ceramografia italiota e restituiti all’Italia,
all’inizio degli anni Duemila, da diversi musei internazionali a seguito delle
indagini del Comando Carabinieri per
la Tutela del Patrimonio Culturale, che
ne hanno appurato la provenienza da
scavi clandestini in territorio pugliese.
Spiegando a una sala gremita di autorità e di operatori culturali e studiosi il significato della mostra, la direttrice del
Museo, Eva Degl’Innocenti, ha detto
che essa vuole essere un’occasione da
un lato per promuovere la conoscenza
dello straordinario patrimonio archeologico regionale e nazionale, dall’altro
per approfondire alcuni temi legati
alla produzione, all’uso, alle valenze
simboliche e all’ambiente culturale
di riferimento della ceramica apula a
figure rosse.

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