Cultura

​Il teatro che cancella il disagio mentale​

L’esperienza degli utenti del Centro Diurno “M. D’Enghien”


«Il teatro entra in modo naturale in chi ha
una sofferenza mentale. Il teatro è una continua ricerca
di se stessi. Chi ha sofferenza si indaga continuamente e
indagarsi è il primo passaggio che compie chi soffre. Il
teatro serve anche a questo. Il teatro produce una esperienza di benessere e condivisione. Non a caso i greci
parlavano di guarigione collettiva».

Maria Elena Leone, regista e direttrice del Teatro del
Mare, è stata l’ispiratrice e l’anima teatrale degli straordinari lavori che gli utenti del Centro Diurno Maria
D’Enghien, gestito dalla cooperativa Seriana 2000, hanno
portato in scena martedì 7 maggio al Fusco nell’ambito
del “Dionisie Festival – tra scienza e teatro”. Una intera
giornata – condotta dalla drammaturga Mara Venuto
– dedicata a dibattiti, presentazioni di libri e, appunto,
rappresentazioni teatrali, che hanno avuto come trama
centrale quello della salute mentale e dei percorsi riabilitativi. Un evento voluto dal Dipartimento di Salute
Mentale della Asl.
«Questo festival – spiega a TarantoBuonasera proprio
la direttrice del Dipartimento di Salute Mentale, Maria
Nacci – nasce dagli scambi e dalle collaborazioni che
abbiamo avuto in questi anni con i centri di salute mentale
di Bologna e di Modena. L’anno scorso siamo stati ospiti
al Teatro Arena del Sole di Bologna e lì è nata l’idea di
organizzare un festival a Taranto». I protagonisti: loro, gli
utenti del centro diurno.

«Mi sono accorta – dice ancora
la direttrice del Dsm – che quello dei nostri utenti è teatro di qualità. Mi ha colpito questo approccio dal punto di
vista tearaputico, anche se questa non è teatroterapia e
nemmeno psicodramma. Non siamo in presenza di una
semplice rappresentazione del disagio su un palco. Loro
sono veri professionisti. Il teatro è solo uno dei filoni che,
come operatori della salute mentale, stiamo seguendo». E
quanto questa esperienza sia calata nella realtà, attraverso
un serio lavoro professionale sul palco, lo dimostra una
delle rappresentazioni portate in scena: “La resistenza
degli ulivi”, sulla questione ambientale di Taranto.
«Ci sono stati spettatori – confida la dottoressa Nacci
– che mi hanno chiesto chi fossero gli utenti e chi gli
attori professionisti. In realtà erano tutti nostri utenti. La
differenza non c’era».
«Il teatro – dice Alessandro Pedrelli, della cooperativa
Seriana 2000 – è trasposizione della vita reale.
Questa
profondità offre la possibilità di esternalizzare il mondo
interiore e così queste persone acquisiscono sicurezza
in se stessi. Vedere cosa sono capaci di dare sul palco è
davvero straordinario».

Un percorso che sta portando velocemente ad una evoluzione di approccio con chi ha sofferenza mentale, come
spiega la dottoressa Nacci: «Con il festival abbiamo
dimostrato quante opportunità possa offrire la rottura
degli schemi. Abbiamo abolito il termine psichiatria, ora
parliamo di salute mentale. Arriveremo a parlare solo di
salute, perché questo è un problema che attiene a tutti. I
nostri ragazzi? Sono diventati dei professionisti, il prossimo passo sarà quello di spendere la loro professionalità
come strumento di lavoro».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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