Cultura

Leonardo, chef… geniale

La conversazione con il Club Unesco a Palazzo Pantaleo

Leonardo Da Vinci
Leonardo Da Vinci

Il club per l’Unesco di Taranto ha celebrato, con la collaborazione della Biblioteca Marco Motolese, il genio di Leonardo a 500 anni dalla sua morte. L’evento si è tenuto nei giorni scorsi a Palazzo Pantaleo in Città Vecchia con una conversazione su “Leonardo da Vinci Un Genio in cucina”.

La professoressa Carmen Galluzzo Motolese Presidente del Club per l’Unesco di Taranto ha affermato che Leonardo simbolo dell’Italia nel Rinascimento è stato un genio in assoluto, l’emblema della ragione, ma anche di quella creatività incontrollabile insita nel genere umano. Leonardo fu un personaggio eclettico nelle arti e nelle scienze, ma oltre che pittore, letterato, scienziato e inventore, Leonardo allontanatosi da Firenze, fu per trent’anni Gran Maestro di feste e banchetti per Ludovico il Moro signore di Milano; fu insomma un organizzatore di eventi. Risale però all’infanzia l’origine della passione di Leonardo da Vinci per la cucina, ha continuato la Galluzzo, passione che coltivò per tutta la vita. Apprese infatti dal patrigno pasticcere, l’arte di conoscere e preparare i dolciumi. Sappiamo che nel 1478 apre con il suo amico Botticelli la Locanda chiamata Le Tre Rane di Sandro e Leonardo. Il locale non ottiene però il successo sperato perché i commensali fiorentini non apprezzano le quattro fettine di carota ed un’acciuga, né tantomeno il menu scritto da destra a sinistra.

Molte delle ricette di Leonardo ci portano alla Dieta mediterranea (patrimonio dell’Unesco) e molte delle macchine da cucina sono tutt’oggi usate, una pagina d’arte forse poco conosciuta che vede Leonardo locandiere, cuoco e inventore di cinque innovazioni in cucina: il cavatappi, il girarrosto l’affetta uova e il trita aglio. Altri autorevoli relatori della serata: Silvana Giuliano, giornalista che ha parlato di Leonardo pittore e locandiere “Dalla Locanda all’Ultima cena”, mentre l’architetto Augusto Ressa, già funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, ha relazionato su “Il Cibo nell’Arte al tempo di Leonardo”. Il genio non risulta nutrisse particolare interesse per il cibo, ha detto Ressa, le cronache ci raccontano che prediligesse un’alimentazione sobria, prevalentemente vegetariana. Il pollaio che curava nella sua bottega non era per scopi alimentari, ma per disporre della materia prima per la realizzazione dei colori a tempera: il tuorlo d’uovo.

Leonardo introduce raramente il cibo nei suoi dipinti. Il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie continua Ressa,presenta forse l’unica pietanza dell’epoca da lui riportata: l’anguilla marinata all’arancia. Un cibo questo, destinato alle mense meno ricche, visto che le classi agiate si nutrivano prevalentemente di cacciagione. Dei sontuosi banchetti delle Corti rinascimentali è possibile farsi un’idea osservando le “Nozze di Cana” del Veronese, oggi al Louvre, dove, insieme alle carni, compare la frutta. alimento e decorazione delle sontuo se tavole. Gli ingredienti della cucina rinascimentale sono riconoscibili nei fantastici ritratti dell’Arcimboldo e nelle tante scene che ritraggono i venditori nei mercati dipinte da Vincenzo Campi. Gli alimenti, al tempo di Leonardo, erano cucinati in agrodolce. La preziosità del sale è attestata, per tutto il Rinascimento, dalla famosa saliera d’oro di Benvenuto Cellini per Francesco I di Francia. La serata è stata allietata da un intermezzo musicale. Il Convegno era inserito nelle manifestazioni culturali della Biennale della Prossimità. Il progetto vede in futuro, un percorso che ci porterà in autunno nelle scuole superiori di Taranto per presentare Leonardo in una veste meno conosciuta ma molto interessante.

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