Cultura

Nicocle, il più grande dei citaredi dell’antichità

Si è tenuta al MarTa la conferenza sul musicista fiorito nella prima metà del III sec. a.C.


Terracotta Votiva

TARANTO – Taranto città della musica. Non ci crederete, ma un tempo era così. Un po’ di quell’eredità, per la verità, ci è rimasto: il Paisiello, già liceo musicale provinciale pareggiato a conservatorio, in via di difficoltosa statizzazione, le due grandi associazioni musicali con le loro pregevoli stagioni, gli Amici della Musica “Arcangelo Speranza” e l’Ico Orchestra della Magna Grecia, insieme con tante piccole realtà, magari nel mondo del jazz, rappresentano ancor oggi una scena di tutto rispetto.
Ma la greca Taras era una capitale della musica (come lo era dell’agonismo, della filosofia, della politica, della medicina, della gastronomia, della raffinatezza e persino dell’arte della guerra).
Sorgevano in Taranto almeno tre grandi strutture dedicate, in tutto o in parte, all’esecuzione e fruizione di musica: l’Auleterion, destinato ad esecuzioni flautisti che; il Mouseion, dedicato alle arti di tutte le Muse (Mousiké inclusa); il Teatro di Dioniso, dove si svolgevano rappresentazioni musicali, canore e teatrali (e il teatro greco era sempre, peraltro, teatro accompagnato da musica). Per “mollezza” ed eccesso di raffinatezza? Oh, Taras era sicuramente una pòlis molto raffinata, e ricca, e smisurata; cosa che già in antico le attirò (come avvenne per Sibari) invidie, odio e pessima reputazione. Ma la musica era parte essenziale della formazione (non solo istruzione) della gioventù aristocratica, tanto che la troviamo in grande onore non solo ad Atene ma persino a Sparta.
Di Taranto “città della musica” e di uno dei massimi musicisti dell’antichità, Nicocle, “il più grande” dei citaredi, fiorito nella prima metà del III secolo a.C., hanno parlato nel MArTA, ennesimo gioiello della ricchissima parure offerta alla cittadinanza dalla direttrice del Museo, Eva degl’Innocenti, Emanuele Greco ed Elena Gagliano, archeologo insigne il primo (basti un dato: ha diretto dal 2000 al 2016 la Scuola italiana di Atene), storica dell’arte la seconda.
Nicocle (figlio di) di Aristocle, come si legge nel purtroppo mutilo basamento di una statua rinvenuto accanto al Teatro di Dioniso, sull’Acropoli di Atene, adiacente al pressoché totalmente distrutto Odeion (sala di musica) di Pericle. Su tre dei lati del basamento c’è una impressionante serie di 16 corone (simbolo di vittoria) che racchiudono i nomi di agoni musicali, in gran voga nell’Ellade antica (si svolgevano anche in tre dei quattro Giochi coronati: Pitici, Istmici e Nemei, oltreché nelle Panatenee; solo ad Olimpia no). Fra queste vittorie (ma essendo stato tagliato perlomeno nella parte superiore, visto che non vi sono tracce dei sostegni e/o infissi per la statua, potrebbero anche essercene state altre…) spiccano bei sei affermazioni nei Giuochi Pitici, che si svolgevano con cadenza quadriennale a Delfi in onore di Apollo Pizio. Il che vuol dire che per tre decenni nei più importanti agoni musicali della grecità vinse sempre lui (solo altri due musici ottennero un tal numero di vittorie a Delfi; ma ne conseguirono poi tutte le altre attestate per Nicocle). Vinse poi all’Istmo, alle Grandi Panatenee, alle Lenee di Atene, e ancora ad Alessandria d’Egitto ed in Macedonia (come notava Greco, solo in Magna Grecia non risultano vittorie; fors’anche perché la Magna Grecia non aveva agoni musicali così reputati – e ricchi di premi – come gli altri).
Che fosse tarantino l’iscrizione non lo dice. Ma lo dice Pausania, che nel II secolo d.C., quando la splendida avventura dell’Ellade era ormai terminata, archiviata, e rischiava di restare solo nel mito, scomparendo dalla storia e della geografia, compilò quella preziosa “Periegesi d’Ellade”, un atlante storico-geografico e culturale delle terre e delle poleis che erano state greche; una specie di guida turistica, anche, dove annota e descrive monumenti poi scomparsi. Fra questi, la tomba di Nicocle tarantino, “il più grande (ò mégistos) dei citaredi”. I quali citaredi, a differenza dei citaristi (che più modestamente accompagnavano con la kithara il coro), non solo suonavano ma cantavano, ed erano tenuti in grandissima considerazione. Nicocle, insomma era una specie di incrocio fra Lucio Battisti e Carlos Santana. E anche un po’ Mogol, perché in età più avanzata divenne quasi certamente un chorodidaskalos: ovvero un maestro di musica del coro, attività educativa rispettata quanto mai, specie ad Atene; in qualità di maestro pare si debba interpretare la vittoria alla Lenee. E probabilmente questa attività accrebbe tanto la sua reputazione che, alla sua scomparsa, Atene gli dedicò, nel cuore religioso della città, laddove si svolgevano peraltro gli agoni musicali, un monumento, nonché una sepoltura sulla via sacra, che menava da Atene ad Elesusi. A proposito del monumento, Elena Gagliano azzarda ipotesi ricostruttive: non un tripode, né un musico seduto, e questo si ricava facilmente dalle dimensioni del basamento rettangolare; qualcosa di molto simile alle statue e rappresentazioni dell’Apollo citaredo, con in mano una kithara, appoggiate ad un sostegno; ma non in nudità divina (o atletica), bensì col lungo abito tipico dei citaredi.
“Il più grande”, come forse fu – ma anonimo – il nostro Atleta. Dovremmo trarne esempio: magari per dare alla musica un posto d’onore, ma basterebbe anche un posticino, visto che non c’è proprio, tra le discipline di base della nostra scuola. Che Emanuele Greco invita a difendere, ultimo vero baluardo contro la barbarie; e, a proposito, circa le ipotesi di destinazione d’uso del Palazzo degli Uffici, sede storica dell’Archita che invece si vorrebbe estromettere dal monumentale edifico se non come presenza simbolica, per puntare ad attività più economicamente redditizie ed attrattive, il grande archeologo commenta sardonico: “ma sì, mettiamoci un night club, una discoteca, quelli sì che sono attrattivi!”.
Giuseppe Mazzarino

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