Inaugurato ieri il 58° Convegno internazionale di Studi

​Magna Grecia e mare: le prime conferenze​

I lavori aperti dalla relazione della studiosa americana Claude Moatti

Cultura
Taranto sabato 29 settembre 2018
di Giovanna Bonivento Pupino
Aldo Siciliano e Mario Lombardo
Aldo Siciliano e Mario Lombardo © Tbs

Il Mediterraneo è stato nell’antichità come un grande lago. Lo suggerisce il tema del 58° CSMG, “La Magna Grecia nel Mediterraneo in età arcaica e classica. Forme, mobilità, interazioni”. Nella seduta inaugurale di ieri al Polo Universitario Jonico, alle 10 i rituali saluti delle autorità Mibac, Enti Territoriali, Isamg. Ci sembra utile l’approccio scientifico del prof. Mario Lombardo dell’Università del Salento e direttore scientifico del convegno: «Il tema Magna Grecia e mare è quasi scontato - ha spiegato - l’ottica nuova è la Magna Grecia nel Mediterraneo come ecosistema.

Lo scopo è rilevare la peculiarità del Mediterraneo, il modo di abitarlo. È un mare piccolo che permette scambi e rapporti. Nel mondo mediterraneo molte realtà sono condivise: prima di tutto la polis che non nasce niente affatto in Occidente, bensì in Oriente ed è un aspetto della civiltà mediterranea perché le coste del Mediterraneo si somigliano, con economia simile ed apertura al mare che permette la circolazione delle idee. Il nocciolo del convegno è: come si colloca la Magna Grecia in questa rete di scambi? La discussione sarà centrata sulle nozioni di mobilità, connettività e network chiamate in campo nei dibattiti ed opere recenti e meno recenti per comprendere e ricostruire processi e dinamiche di trasferimento fisico e transfert culturale, ma anche di trasformazione sviluppatasi nell’ecumene circum-mediterranea dalla preistoria. E per quel che ci interessa, nell’orizzonte ecosistemico del Mediterraneo antico».

I lavori si sono aperti con la conferenza di Claude Moatti (University of South California) su “La mobilità mediterranea nella storiografia recente: modelli e prospettive d’indagine” per dare il via alla corretta metodologia d’indagine. La studiosa è parte di un programma europeo di controllo della mobilità umana nel Mediterraneo dall’età antica ai tempi moderni. Attesa e seguitissima la rassegna della Soprintendenza Archeologia di Taranto, Maria Piccarreta, sul tema Taranto e il Tarantino. Per la sezione “Modelli interpretativi e mobilità mediterranea”, due relazioni di taglio metodologico: quella di Maurizio Giangiulio su “Connettività, mobilità, network: modelli a confronto” e l’altra di Lieve Donnelan su “La network analysis: problemi di metodo e prospettive”. Una curiosità: Lieve Donnelan nel 2010 venne a Taranto come student travel grant, cioè con borsa di studio dell’Istituto di Storia e Archeologia della Magna Grecia. Da borsista a relatore. Questo dimostra l’eccellenza scientifica del convegno, culla di ricerca per studenti e studiosi.

Nella sezione pomeridiana, tre relazioni di natura storico-geografica: Francesco Prontera su “Il Mediterraneo e la Magna Grecia nelle rappresentazioni geografiche degli antichi”, Didier Marcotte su “I peripli e la terra vista dal mare”, Michel Gras - già direttore dell’Ecole Francaise di Roma - su “Il litorale e gli scambi”. «Si tratta - ha sintetizzato Mario Lombardo - di apprendere le prospettive e le modalità con cui gli spazi mediterranei sono stati colti e rappresentati nella e dalla cultura greca». Finalmente una metodologia nuova per lo studio della Magna Grecia inserita nella mediterraneità, senza dimenticare che lo stesso nome Mediterraneo, un mare chiuso, significa in mezzo alle terre. Concetto geografico che politicamente piace poco nella gestione attuale dei flussi migratori.

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