La tavola rotonda

Convegno di studi sulla Magna Grecia​, sipario sulla 58esima edizione​

Al Castello Aragonese l’ultimo incontro

Cultura
Taranto martedì 02 ottobre 2018
di La Redazione
Si è concluso il 58° Convegno di Studi sulla Magna Grecia
Si è concluso il 58° Convegno di Studi sulla Magna Grecia © Tbs

Si è concluso domenica al Castello Aragonese il 58° Convegno di Studi sulla Magna Grecia con una tavola rotonda su “L’archeologia in Magna Grecia dopo la riforma”, intendendo quella Franceschini.

Che fine farà la ricerca archeologica? Il prof. Francesco D’Andria dell’Università del Salento oggi difende, a spada tratta, le istituzioni della tutela: «Una riforma presentata come semplificazione per i cittadini, al punto da voler eliminare nella mente di qualcuno la parola stessa di “Soprintendente” come fosse una parolaccia. Il quadro è allarmante e problematico e comporta, come conseguenza, un arretramento nell’Italia meridionale dell’archeologia della Magna Grecia potenzialmente vitale». La Soprintendente dell’Area Metropolitana di Napoli, Teresa Cinquantaquattro: «è come un tappo sulla tutela. La Prefettura sceglie il responsabile unico onnicomprensivo e il parere delle Soprintendenze non è più vincolante; qualunque Comune può concludere la Conferenza di Servizi; il Ministro può ricorrervi ed il Consiglio dei Ministri deliberare a favore dei Comuni. è una falsa semplificazione che stravolge il sistema della tutela in Italia.

E siccome le Soprintendenze sono aumentate a livello regionale, questo frammenta la base territoriale, per esempio per costruire una linea ferroviaria». Sull’istituzione dei musei autonomi, si è soffermato il Soprintendente Luigi La Rocca, Città Metropolitana di Bari: «Con i Poli museali regionali ed i musei autonomi istituiti si è frammentata la filiera della tutela, conoscenza, valorizzazione. La richiesta di un parere era più semplice prima per il cittadino; la ricerca archeologica in Magna Grecia negli ultimi anni è stata limitata riguardo a specifici temi (la tutela programmata per intendersi n.d.r.), ma grazie alle concessioni di scavo alle Università, la programmazione si poteva indirizzare in qualche modo, ma anche le Università hanno difficoltà nella ricerca. Enormi sono i problemi della separazione dei depositi e degli archivi. Per studiare il materiale di Taranto si devono mettere d’accordo tre istituzioni: Soprintendenze di Taranto, di Bari e museo. Siamo noi che dobbiamo risolvere ricordandoci che si tratta di materiale dello Stato. Mica lo diamo agli americani. Serve più snellezza nella gestione dei materiali».

E', quindi, intervenuta la Soprintendente di Taranto Brindisi Lecce, Maria Piccarreta: «Si gestisce la tutela con carenza di personale e totale assenza di fondi. Se non vuoi smantellare un sistema, servono regole certe; il quadro normativo ci rende deboli e l’organizzazione dell’ufficio è fondamentale, ma il problema è che non abbiamo avuto un ministero che abbia supportato». Angela Pontrandolfo (Università di Salerno) nel dibattito che è seguito: «Credo che Franceschini abbia voluto attuare un dettato di Renzi che voleva le Soprintendenze distrutte. La riforma è una pezza per giustificare tale progetto, ma non si fanno smantellando le cose a priori; serve per la tutela un’idea più incisiva, bisogna coagularci, avere programmazione reale ed un modo moderno di gestione».

Senza mezzi termini l’intervento dell’archeologo tarantino, Emanuele Greco: «Peggio di così non si può. Un capovolgimento olistico della riforma olistica è impensabile. Si auspicava la riforma, ma è una deformazione; la Soprintendenza unica si può ridiscutere; i materiali adesso sono smembrati; si fa tutto per la axiopoiesis che vuol dire valorizzazione, ma diventa tutto kerdos, cioè denaro, a discapito della tutela. Buttati a mare anni di tutela e la valorizzazione non riusciamo a farla. Gli stessi archeologi sono calati in rappresentatività. Si devono chiudere i poli museali» Giovanna Bonivento, membro della Direzione Nazionale Archeologi, ha richiamato l’attenzione sull’esigenza di riconoscere la professione archeologica nei vari eventi e sul fatto che il recente decreto di Bonisoli ha eliminato dal Ministero il settore turismo.

Alle domande del prof. Maurizio Giangiulio (Università di Trento) “Si può costruire un coordinamento di Soprintendenze? Nelle istituzioni c’è uno spiraglio o facciamo battaglia esterna?” ha risposto D’Andria: «C’è l’Istituto della Magna Grecia a Taranto». Ha concluso il suo presidente, Aldo Siciliano dando appuntamento al 26 settembre 2019 col tema “Donne in Magna Grecia”.

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